Anatomia del McMondo

16/10/2002


16 ottobre 2002

Più di trentamila punti vendita in tutto il mondo, nati da un’idea semplice e micidiale
Anatomia del McMondo

Sabina Morandi
I danni, i pericoli e i misfatti del più grande ristorante globale

Da New York a Mosca, da Pechino alla Mecca. Più di trentamila ristoranti identici in ogni parte del globo che riempiono la pancia di circa 40 milioni di clienti al giorno. Questo, in sostanza, il McMondo ideato, nel lontano 1955, da Ray Kroc, il padre fondatore della religione dell’hamburger.

Le origini
La storia di Ray Kroc ha tutti i crismi del sogno americano: nel 1954 scippa il nome, il simbolo – i due archi gialli – e l’idea di una tavola calda pulita ed economica ai fratelli McDonald’s di San Bernardino, in California. Nel marzo del ’55, a Chicago, fonda il primo McDonald’s e stila le regole di una vera e propria catena di montaggio dell’alimentazione, le stesse da cinquant’anni. Se nel 1959 i ristoranti erano già più di cento il vero boom è arrivato con il franchising: 76 milioni di dollari di vendite nel ‘62. Nel ’67 McDonald’s sbarca all’estero e si quota a Wall Street. Oggi è diffuso in 120 paesi, ha un milione e mezzo di dipendenti e un fatturato di 65 mila miliardi di lire. Ogni anno passano da McDonald’s circa 400 mila ragazzi dai 15 ai 19 anni che imparano a cucinare, a sorridere e a scappare appena possibile: il turn over è infatti altissimo.

Il McLavoro
L’organizzazione del lavoro è rigidamente gerarchica, organizzata in una struttura piramidale di taglio militare. Il meccanismo è perfetto: il capo, ovvero quello che ha investito i soldi per le attrezzature, è tenuto con l’acqua alla gola dai pagamenti perché McDonald’s, proprietaria delle mura e del marchio, riceve l’affitto, la percentuale sulle vendite e sulla pubblicità. Il capo schiaccia i manager che schiacciano quelli che stanno sotto, quasi sempre ragazzi al primo lavoro. I lavoratori devono chiedere il permesso per bere o per andare in bagno, e il management può cambiare i turni a discrezione. Di diritti sindacali non si parla nemmeno.

Il McCibo
Negli Usa lo chiamano "cibo spazzatura" e, secondo alcuni rapporti dell’Oms, è la causa della malnutrizione infantile che colpisce i poveri dei paesi ricchi, quando cioè si mangia abbastanza cibo ma di pessima qualità. Nei bambini una dieta ricca di grassi e di zuccheri ma povera di fibre, vitamine e minerali, può avere serie conseguenze sulla salute, che vanno dall’anemia, alle disfunzioni immunitarie fino al ritardo mentale. Negli adulti troppa carne, troppo sale e troppi grassi animali favoriscono le malattie cardiache e alcuni tipi di tumore, e non fanno ben sperare le ultime trovate transgeniche, soia e mais, largamente utilizzate nei McDonald’s statunitensi.

Il McAmbiente
Per sottrarsi alle critiche degli ambientalisti McDonald’s si procura le mucche in loco, ma gli allevamenti di cui si serve sono stati più volte sotto il mirino degli animalisti per via del trattamento riservato agli animali. Le fabbriche zootecniche del McWorld sono campi di concentramento per animali ingozzati di antibiotici e di ormoni. Inoltre l’eccessivo consumo di carne del modello McDondald’s ha trasformato interi paesi del Terzo mondo in fornitori del nostro hamburger quotidiano, le terre espropriate per far posto alle mandrie o alle coltivazioni da allevamento, con il loro corollario di inquinamento.

McBambini
Scivoli, palloncini, pagliacci e graziosi pupazzetti colorati per accompagnare i menù. Il target dell’azienda sono proprio i bambini, poco più piccoli di quelli cinesi che a Shenzhen, vicino Hong Kong, vengono impiegati nella fabbricazione dei suddetti giocattoli. Per questo e per altri motivi, il 31 luglio scorso si è formata una coalizione di attivisti e operatori sanitari di tutto il mondo, per chiedere all’Unicef di cancellare il "McDonald’s World Children’s Day", iniziativa durante la quale i ristoranti dovrebbero raccogliere fondi per l’agenzia delle Nazioni Unite, ricavandone in cambio una benedizione ufficiale. I cinque milioni di dollari donati l’anno scorso, però non possono far dimenticare ai medici e ai nutrizionisti che hanno lanciato la campagna il ruolo del "cibo spazzatura" nella malnutrizione e nell’obesità infantile, così come nell’insorgere del diabete di tipo 2, oltre alla distruzione della cultura alimentare tradizionale.