“Analisi” Una nube avvelena l’Italia (M.Ainis)

18/12/2006
    domenica 17 dicembre 2006

      Pagina 5 – Primo Piano

        Una nube
        avvelena
        l’Italia

          Michele Ainis

            Una nube tossica sta avvelenando la nostra vita pubblica. No, non � il dissenso in Parlamento sulla Finanziaria, n� i fischi in piazza di cui Prodi ha ormai raccolto una nutrita collezione. � piuttosto la polemica sulla stessa legittimit� del governo, sul suo buon diritto a governare. Da qui l’accusa di brogli elettorali. Da qui il rifiuto della decisione legislativa, quando la decisione si determina per il voto dei senatori a vita. Questa contestazione investe dunque le nostre procedure democratiche, mette in crisi l’idea che l’Italia sia ancora uno Stato di diritto. E i suoi effetti sono ben pi� devastanti del fisiologico conflitto fra maggioranza e opposizione.

            Sicch� c’� da augurarsi che le Camere concludano al pi� presto il riconteggio delle schede. Ma fin da subito converr� sciogliere l’equivoco che circonda il ruolo dei nostri 7 senatori a vita. Anche perch� oggi potevano essere il doppio, se i successivi presidenti avessero confermato la prassi inaugurata da Pertini e da Cossiga di nominarne 5 a testa, al di l� del loro numero totale in Parlamento. Ma davvero questi 7 personaggi farebbero meglio a starsene inchiodati sulla tribuna di Palazzo Madama, come la regina madre durante il regno dei Savoia? Davvero la loro presenza in aula descrive un’anomalia nelle democrazie contemporanee? No di certo, se s’osserva che la pi� antica democrazia del mondo – quella inglese – contempla una Camera dei Lords i cui membri sono ereditari o nominati a vita dal governo. Altrettanto accade nella vicina Irlanda, dove al Senato figurano 11 membri di designazione governativa. O in Canada, dove i senatori sono scelti dal governatore generale su proposta del primo ministro. E dove per giunta bisogna possedere un patrimonio di almeno 4000 dollari per ricevere la nomina. Senza dire dell’Algeria, la cui Costituzione ospita una norma assai simile alla nostra.

            D’altronde se i nostri padri fondatori hanno previsto l’istituto avranno pur avuto le proprie ragioni, oltre all’ossequio verso una tradizione che risaliva al Senato regio. E tali ragioni si condensano nell’esigenza d’accogliere in seno alle assemblee parlamentari protagonisti della scienza, come la Montalcini. Ovvero ex capi di Stato, come Ciampi. Una scelta quindi diversa da quella compiuta per esempio in Francia, dove gli ex presidenti siedono nel Conseil constitutionnel, organo giurisdizionale. E allora qui da noi che senso avrebbe tenerli in Parlamento senza farli mai votare? Non furono forse decisivi 3 senatori a vita per la fiducia al primo governo Berlusconi, il 18 maggio 1994? Poi, certo, ogni regola si pu� modificare. E infatti la soppressione dei senatori a vita fu proposta dalla Bicamerale di D’Alema, mentre la riforma del centro-destra li riduceva a 3. Ma la sciagura italiana � sempre questa: criticare le regole del gioco senza cambiarle, e senza rispettarle.