“Analisi” Tremonti: «Noi in piazza con il popolo»

04/12/2006
    luned� 4 dicembre 2006

      Pagina 5 – Interni

      L�INTERVISTA

      Il vicepresidente di Forza Italia accusa la maggioranza di "creare incertezze anzich� governarle"

      �Noi in piazza con il popolo
      la sinistra rifugiata nei salotti�

      Tremonti: il "mercatismo" porter� Prodi al suicidio

        la city e la cina
        Per loro lo Stato � il soggetto
        chiave, la spesa pubblica �
        l�essenza della politica.
        E questo si combina con
        l�idolatria della City e
        l�ossessione di aprire
        alla Cina

        fatto politico
        Sabato il centrodestra ha
        dato luogo a un fatto
        politico. La massa si �
        presentata sulla scena
        a criticare una Finanziaria
        fallimentare

        promesse che falliranno
        Il deficit rester� sopra il 3% e la
        crescita sotto la media Ue.
        Equit�? Basta andare in giro per
        verificare cosa pensa la gente

          MARCO RUFFOLO

          ROMA – I due San Giovanni. La grande piazza romana occupata dal centrodestra mentre a qualche centinaia di chilometri, a Sesto San Giovanni, i vertici della sinistra incontrano i maggiori banchieri e capitani d�industria. Da quello che pu� sembrare quasi un rovesciamento di ruoli nella politica italiana, il vicepresidente di Forza Italia ed ex ministro dell�Economia, Giulio Tremonti, parte per spiegare da un lato quella che chiama �crisi della sinistra governista�, dall�altro �la forte reazione popolare contro la Finanziaria�. �Una manovra fallimentare: quello che il governo pensa di ottenere in consenso aumentando la spesa pubblica, perder� in dissenso, con tanto di interessi, a causa delle tasse. Sabato il centrodestra ha dimostrato di essere non solo popolo ma popolo politico. I grandi numeri si fanno solo con la somma di milioni di piccoli numeri. In assenza di una organizzazione permanente di massa, la massa si � presentata sulla scena. Noi abbiamo riempito la piazza. La sinistra "governista" i salotti. La conclusione di Scalfari � giusta. La sinistra mi sembra ormai fuori dallo spirito del tempo, fuori dai grandi circuiti culturali della politica�.

          Lei pensa veramente che la protesta di piazza contro Prodi avr� l�effetto di rovesciarlo?

            �Non credo che la coalizione di sinistra riuscir� a superare le sue contraddizioni. La vera "fase due" si aprir� in primavera, con le elezioni amministrative. E non mi pare casuale il rinvio proprio in primavera dei congressi politici dei grandi partiti del centrosinistra. La nostra sfida sar� trasformare e consolidare in voti i sondaggi che ci vedono prevalenti. Questo � un governo che non governa le incertezze ma le crea: dalle pensioni all�ordine pubblico all�immigrazione. E la maggioranza sembra condannata dalla sua debolezza tanto al fatalismo quanto all�attendismo. L�attendismo � una vecchia strategia comunista, attendere che la pera maturi e caschi. Con un dettaglio: � la sinistra governista la pera destinata a cadere. Sull�albero, a maturare negli anni, rester� solo la sinistra "antagonista", focalizzata sui grandi temi della globalizzazione�.

            A proposito di globalizzazione, fa un certo effetto sentir dire da lei, qualche giorno fa alla Fondazione di Alemanno, che il mercatismo mostra evidenti segni di cedimento, che a sinistra il futuro � della sua ala antagonista, che non � pi� accettabile il mercato come luogo assoluto della politica. Tremonti no global � un�immagine alla quale sinceramente non eravamo preparati.

              �Global, no global? � il segmento su di una linea di riflessione che traccio – con vari saggi – dal 1989. Una linea che passa attraverso il 1995, dopo l�accordo sul libero commercio al Wto, con il "Il fantasma della povert�", e arriva al 2005 con "Rischi fatali", scritto per indicare i limiti del "mercatismo", l�ultima follia ideologica del Novecento, la sintesi terminale di liberalismo e comunismo. Ora emergono i suoi primi segni di crisi�.

              Quali segni?

                �Tre in particolare. Primo: il tempio del "mercatismo" � il Wto, la sua bibbia � il trattato sul libero commercio mondiale. Con frequenza crescente, lo schema multilaterale viene ormai superato da trattati bilaterali. � difficile che il pensiero unico continui, se il trattato non � pi� unico. Secondo: le elezioni di medio termine americane hanno visto emergere posizioni politiche che contestano la basi dogmatiche del "mercatismo". Si parla di difesa dei posti di lavoro, di necessaria parit� di condizioni commerciali tra Asia – avvantaggiata – e America – spiazzata. Terzo: la guerra in Iraq indica che il mercato non � il passpartout per la democrazia. Sono segni che indicano la flessione della vertiginosa curva ascendente della ideologia mercatista. Penso che il mercato non possa essere il luogo assoluto della politica. La politica non si riduce nel mercato, non pu� tornare nei vecchi recinti ideologici, deve avanzare in "terra incognita" in un mondo radicalmente cambiato�.

                Insomma, cresce nell�opinione pubblica la consapevolezza che il mercato � una cosa e la politica � un�altra cosa. Non le sembra di rispolverare un leit motiv da sempre appartenuto alla sinistra, e non allo schieramento al quale lei appartiene?

                  �Il "mercatismo" � stato ed � una ideologia trasversale. Suoi elementi si trovano tanto a sinistra quanto a destra. � stato ed � pi� forte a destra in Usa e pi� forte a sinistra in Europa�.

                  E qual � la sinistra mercatista in Europa?

                    �� quella che ha identificato l�Europa con l�euro e sostituito i popoli con le �lite. Il "mercatismo" di sinistra � nel folclore idolatra per la City di Londra, � nella illusione di sostituire la lotta di classe con l�interesse del consumatore: supermercati e low cost. � nella ossessione cinese del presidente Prodi. Nel mito dei prezzi bassi. Ma supermercati e low cost funzionano se hai il posto di lavoro, se hai le tasche piene. Se invece le opportunit� di mercato producono il posto fisso in Asia e il precariato fisso in Europa, il meccanismo si inceppa. Si crea uno squilibrio sociale che non pu� essere superato spingendo ancora di pi� sul "mercatismo", ma cercando elementi di equilibrio essenziali per la tenuta sociale in Occidente�.

                    Lei parla di spiazzamento della politica da parte del mercato. Ma a travolgere la politica, insieme alla globalizzazione, non � stata proprio la grande ondata ideologica privatista, anti-Stato, anti-Welfare, che � alla base dei programmi della destra?

                      �Come le ho gi� detto, la mia idea � che a destra il "mercatismo" � stato pi� forte in America che in Europa. Da noi l�ideologia prevalente � stata ed � quella del Partito popolare europeo, che non ha mai forzato sul "mercatismo" ma ha sempre cercato soluzioni di equilibrio in una visione che si pu� sintetizzare nella formula "market if possibile, governement if necessary". Nell�Europa continentale non si � mai seguito il dictum thatcheriano: "Io non conosco la societ�, conosco solo gli individui". Attualizzando, quella visione si ritrova nella rivoluzione delle responsabilit�, che raccorda e consolida il rapporto tra Stato e persona, la persona responsabile verso se stessa, verso la famiglia, verso la comunit�, verso lo Stato. Un insieme e non parti staccate, una prevalente sulle altre�.

                      Ci fa un esempio di questa rivoluzione delle responsabilit�?

                        �Un esempio � nella formula rivoluzionaria del cinque per mille, devoluto dal contribuente alle associazioni del volontariato e della ricerca. Quell�esperimento contiene un principio di inversione della meccanica politica: non pi� solo dall�alto verso il basso ma anche dal basso verso l�alto. La suddivisione delle responsabilit� e dei ruoli tra Stato, persona e entit� intermedie�.

                        Insomma, secondo lei, mentre la destra cerca nuove formule di equilibrio tra Stato e individuo, la sinistra si sarebbe lanciata direttamente tra le braccia del mercato. � cos�?

                          �� evidente che tutta la sinistra non si esaurisce nel "mercatismo". Ma � anche evidente che a sinistra alla crisi del "mercatismo" si aggiunge la crisi del "governismo". La crisi dell�idea base dello Stato come soggetto principale della politica. La crisi di un macchina costruita sulla meccanica del trasferimento pubblico. Una macchina che ruota intorno alla spesa pubblica e la finanzia in deficit. La spesa pubblica � l�essenza stessa della sinistra�.

                          Ma come? Lei prima accusa la sinistra italiana di incarnare l�ideologia del mercato e adesso la critica per il suo ingombrante statalismo?

                            �Le due linee si intrecciano caoticamente. � per questo che vedo nella sinistra una crisi dialettica che apre lo spazio alla sua ala antagonista. Mentre quest�ultima va verso il futuro criticando il "mercatismo", la sinistra governista incontra un limite drammatico nella difficolt� di finanziare la spesa pubblica in deficit. Vede, in Italia la tendenza storicamente dominante a sinistra � stata quella di fare spesa pubblica in deficit. Con una eccezione e una variante. L�eccezione � il triennio dell�euro 1996-1998, cui fa per� seguito la ripresa della tossina della spesa pubblica. La variante � la legge Finanziaria 2007, che prosegue con la spesa pubblica ma la finanzia con le tasse e non con il deficit. Causando una fortissima reazione popolare. � cos� che la sinistra governista italiana si sta suicidando. Non ha la forza creativa del laburismo inglese che invece continua a produrre nuove formule politiche�.

                            Lei parla della sinistra di governo italiana come creatrice di spesa pubblica e di deficit. Ma il governo Berlusconi � riuscito a fare molto peggio, aumentando sia l�una che l�altro.

                              �I bilanci pubblici non sono una variabile indipendente dall�economia. La grande stagnazione economica europea ha prodotto in tutto il continente maggiori debiti pubblici, ha eroso gli avanzi primari. In Europa come in Italia. Avendo ereditato un deficit del 3,2% e dopo la stagnazione economica europea, il 3,5% del 2006 non mi pare un dato negativo. Ora la Finanziaria di Prodi dovrebbe produrre il risanamento dei conti, lo sviluppo economico e l�equit� sociale. Non ci credo: dopo la Finanziaria il deficit rester� sopra il 3%, lo sviluppo economico sotto la media europea, e quanto all�equit� sociale, basta andare in giro per verificare cosa pensa la gente. La strada del governo Prodi non sar� il discesa ma in salita�.