“Analisi” Spinta al partito unico (M.Franco)

04/12/2006
    domenica 3 dicembre 2006

      Pagina 5 – Primo Piano

      LA NOTA

      Spinta al partito unico
      non facile da gestire

        di Massimo Franco

          Sostenere, come hanno fatto Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che a Roma c’ era �la maggioranza dell’ Italia�, probabilmente nasce dalla sorpresa. Neppure loro speravano in una partecipazione cos� massiccia in piazza San Giovanni: si trattasse di due milioni o di 700 mila persone. Ma la sensazione � quella di una protesta che va oltre il centrodestra. Comunica un malessere pi� diffuso contro il governo: in questo senso s�, maggioritario. � un disagio che il fronte berlusconiano ha intercettato, pur senza riuscire a offrirgli uno sbocco politico. Sembrava che la piazza fosse troppo piccola per la folla, e troppo grande per i leader dell’ opposizione.

          Alcune novit� per il centrodestra, per�, si intravedono. La prima � che il confronto a distanza fra la piazza romana e il teatro di Palermo dove si riuniva l’ Udc, ridimensiona il partito di Casini. Era scontato, ma non ha pesato solo il dato numerico: colpisce la spinta verso il �partito unico� che la manifestazione capitolina ha espresso. Berlusconi, Fini e il capo leghista Umberto Bossi l’ hanno capito, ricavandone un vantaggio immediato. �Il partito unico � gi� qui�, ha gridato l’ ex premier. Ma il progetto � circoscritto all’ asse Fi-An-Lega e al tandem Berlusconi-Fini; con Casini nei panni del �figliol prodigo�, ora ai margini.

          Insomma, � uno schema figlio del passato della Cdl, non ancora un’ indicazione per il futuro. Pi� vistoso, semmai, � il tentativo di riproporre la leadership del Cavaliere su un piedistallo di valori: patria, famiglia, lavoro. L’ inno d’ Italia cantato dalla piazza; l’ omaggio ai caduti di Nassiriya nel giorno in cui finisce la missione in Iraq; il richiamo berlusconiano al �Santo Padre�; il suo attacco �a chi svaluta una famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna�: tutte ricette chiare fino alla brutalit�. Ma il vero braccio di ferro comincia adesso.

          Le piazze trasmettono segnali ambigui. Sono prove di forza, e quella di ieri � stata impressionante. Ma col rischio che l’ esibizione di muscoli diventi fine a se stessa: culturismo politico. Per questo, il dubbio � se Berlusconi ed i suoi dioscuri, ma anche Casini, siano in grado di costruire consensi oltre il recinto del centrodestra; e di investire in strategia il malumore contro una maggioranza accusata di essere succube dei �comunisti�. Dalle reazioni dell’ Unione, si intuisce un misto di fastidio e preoccupazione. A chi gli chiedeva se cambier� qualcosa per il governo, Romano Prodi ha risposto, lapidario: �Ma stiamo scherzando?�.

          A breve scadenza, pu� darsi che il presidente del Consiglio abbia ragione; e che presto tutti beneficino della Finanziaria. La resa dei conti nel centrodestra rinvia di qualche mese un’ offensiva che non sia quella muscolare e frustrata della spallata. Ma la protesta di ieri segnala un distacco del Paese, che non pu� essere considerato solo frutto di una manifestazione ben orchestrata. Il fronte berlusconiano l’ ha capito, anche se non � affatto scontato che sappia governarlo. Almeno una parte dell’ Unione, invece, stenta anche solo a comprenderlo. Senza accorgersi che l’ opposizione si � presa la piazza; e che col tempo il recinto della maggioranza pu� diventare un fortino assediato.