“Analisi” Sindacato: le regole non bastano (G.Berta)

28/11/2006
    marted� 28 novembre 2006

    Pagina 46 – Opinioni

    Sindacato le regole non bastano

    Epifani ha invitato la Fiom a rispettarle. Ma � in gioco l’azione sindacale, che deve riprendere a trattare sul terreno dell’economia reale, non della politica

      Giuseppe Berta

        Ieri al comitato centrale della Fiom-Cgil � emerso apertamente il nodo del dissenso fra i dirigenti dei metalmeccanici e il segretario generale della confederazione, Guglielmo Epifani, che ha invitato i primi al rispetto delle regole interne. La tensione, a volte esplicita, a volte sottotraccia, che ha percorso la struttura della Cgil in questi ultimi anni si era ormai fatta troppo evidente perch� la si potesse passare sotto silenzio. Nella storia della Cgil, i metalmeccanici hanno costituito la punta di diamante, la componente che concepiva se stessa come l’avanguardia del movimento operaio. Dai quadri della Fiom sono usciti in passato i dirigenti sindacali fra i pi� prestigiosi, a cominciare da Luciano Lama e Bruno Trentin.

        L’isolamento come distinzione ideologica
        Ma si tratta di una storia che � finita da tempo. La Fiom sembra coltivare il proprio isolamento all’interno della Cgil come un segno di distinzione politica fin dai giorni in cui a guidare la categoria era uno degli uomini pi� noti della �sinistra sindacale�, Claudio Sabattini, cui � succeduto un leader non meno radicale come Gianni Rinaldini. Lo si � visto con la manifestazione contro la precariet� del 4 novembre, l’odierna pietra dello scandalo, quando sono stati lanciati duri slogan contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano, anche lui di estrazione Fiom, ma rappresentante dell’ala riformista, allontanatosi dalla Cgil all’epoca in cui la leadership stava nelle mani di Sergio Cofferati.

        La tentazione � di leggere il contrasto attuale in chiave politica, con la Cgil schierata sostanzialmente a favore di un governo percepito come �amico� delle centrali sindacali e una Fiom legata soprattutto all’antagonismo sociale. In molti commenti, la contesa viene presentata ancora pi� schematicamente come una diatriba fra l’orientamento verso Rifondazione della Fiom e le inclinazioni pi� moderate del gruppo dirigente confederale.

        � una lettura che impoverisce la realt�, perch� riduce tutto a uno scontro fra il �sindacato-istituzione�, quello che vive principalmente grazie alla dialettica con il governo, e il �sindacato-movimento�, che cerca il contatto con l’universo dei Cobas e magari dei Centri sociali.

        Rilanciare la funzione contrattuale
        Da questa contrapposizione il movimento sindacale, nel suo complesso, pu� uscire a patto di ritrovare e rilanciare la sua funzione contrattuale, abbandonando le fughe nell’ideologia ma anche evitando di trovare rifugio nelle procedure istituzionali della concertazione. Non � dunque questione di regole soltanto, ma di ruolo dell’azione sindacale. Non si ricorda abbastanza il fatto che, dal punto di vista della contrattazione collettiva, il 2006 verr� ricordato anche perch� dopo dieci anni � stato siglato il nuovo accordo aziendale Fiat. Ci� conferma l’esistenza nell’industria di un terreno di negoziato che attende di essere ritrovato. � su questo banco di prova che va verificata la capacit� d’iniziativa del sindacato. Esso pu� rinnovarsi soltanto recuperando le proprie radici e la propria ragion d’essere, che stanno nel mondo dell’economia reale prima che in quello della politica.