“Analisi” Sindacati e governo, la strada è stretta (B.Ugolini)

31/07/2006
    domenica 30 luglio 2006

      Pagina 13 – Economia & Lavoro

        L’analisi

          Sindacati e governo
          la strada � stretta

            Bruno Ugolini

              Una strada stretta, strettissima. E’ quella che i sindacati stanno percorrendo, per tentare di stabilire con il governo di Romano Prodi, un rapporto nuovo. Assai diverso da quello fallimentare sperimentato con la coalizione di centrodestra. Ma la famosa “nuova concertazione”, anche dopo l’incontro di venerd�, � ancora tutta da riempire di contenuti. E lungo quella strada che per primo Guglielmo Epifani ha definito “stretta”, i sindacati, e in primo luogo la Cgil, appaiono preoccupati, sofferenti.

                Una testimonianza di tale disagio � emersa, ad esempio, nella recente riunione del Comitato Direttivo della Confederazione, nonch� in un’intervista all’Unit� del segretario della Fiom, Gianni Rinaldini. La confederazione tra l’altro votava un giudizio negativo sulla proposta d’indulto, condividendo la tesi (smentita da altri) circa il fatto che con il nuovo provvedimento non sarebbero pi� risarciti i lavoratori vittime del lavoro.Ma � soprattutto sulle scelte della manovra economica che si � rivolta e si rivolge la preoccupazione e l’insoddisfazione del maggior sindacato italiano. C’�, innanzitutto, l’intenzione di non lasciare nelle mani della Cisl di Raffaele Bonanni la bandiera dell’autonomia. L’organizzazione di Epifani ha cercato di allontanare da s�, fin dal proprio ultimo Congresso, un’etichetta malevola. Era l’immagine di un sindacato come prono, di fronte ad un “governo amico”, a cui prestare solo consigli amichevoli, suggerimenti costruttivi. Il gruppo dirigente, nell’ultima riunione del Comitato Direttivo, ha proprio voluto rendere pi� evidente la propria indipendenza, senza cadere nell’agnosticismo. Ed ha cos� deciso non un innalzamento dei toni, non l’adozione d’aggettivi altisonanti. Ha deciso di “alzare il tiro”, optando per un pacchetto di “controproposte”. Tutte da definire non in solitaria elaborazione, bens� con Cisl e Uil. Una testimonianza importante di volont� unitaria, da calare poi nella discussione con gli interessati, cio� i lavoratori iscritti e non iscritti.L’intenzione � cos� quella di non soffermarsi nel gioco di rimessa, come forse si � stati spinti a fare nel passato. Non si aspetteranno le misure del governo per poi avanzare le proprie critiche, le proprie idee emendative, le proprie indisponibilit� o disponibilit�. Questa volta sar� forse possibile, per ogni capitolo, avanzare indicazioni alternative. Tutti sono coscienti, anche in casa Cgil, della delicatezza del momento, dal punto di vista sociale ed economico. Tutti sanno ben soppesare l’eredit� avuta in consegna dal precedente governo. Il filo conduttore degli interventi necessari potrebbe per� essere dato dalla parola “risparmi”, in luogo della parola “sacrifici”. E questo sia per quanto riguarda le pensioni, sia per quanto riguarda il pubblico impiego, sia per quanto riguarda la sanit�. Un esempio di tale operazione lo spiega uno dei segretari confederali della Cgil, Paolo Nerozzi, a proposito di sanit�. Qui qualcuno, nel governo, potrebbe ipotizzare un aumento dei ticket e un taglio delle convenzioni. Un’alternativa potrebbe essere trovata agendo, invece, sulla spesa farmaceutica. Insomma non esiste solo “l’agenda Giavazzi”, per dirla con il nome di un noto economista prodigo di consigli non sempre ispirati dall’equit� sociale.L’appuntamento � a settembre, allorch� si tratter� di varare non facili slogan, ma una vera piattaforma. L’importante � sempre stato per il sindacato non battersi per ottenere tutto e subito, ma inserire obiettivi parziali in un orizzonte pi� ampio. Un discorso che vale anche per un tema come quello del lavoro flessibile, troppo spesso precario, che divide le stesse Confederazioni. Qui sarebbe importante ottenere non l’abolizione immediata di leggi del precedente governo, ma un segnale preciso. Come quello che potrebbe essere rappresentato dal passaggio di lavoratori del pubblico impiego a tempo determinato ad una condizione di normalit� lavorativa. Un passo solo, ma nella giusta direzione.