“Analisi” Siamo in un tunnel e non si vede la luce (M.Deaglio)

02/03/2006
    gioved� 2 marzo 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    PROSPETTIVE – SERVONO MODIFICHE DRASTICHE, INVECE I PROGRAMMI ELETTORALI PUNTANO SOLO AD ACCONTENTARE TUTTI

      Siamo in un tunnel e non si vede la luce

        analisi
        Mario Deaglio

          Alla fine si � trattato di uno zero tondo tondo. Niente +0,1, +0,2 o +0,3 per cento, come sembrava dalle stime preliminari. Il dato sulla variazione del prodotto interno lordo del 2005 – che spesso viene considerato il �termometro� dell’economia e che � stato calcolato dall’Istat, insieme con quello degli anni precedenti, in base a nuovi e pi� accurati criteri – � una cifra che sa di bocciatura sonora. Il 2005 segna infatti un passo indietro rispetto ai risultati, gi� molto stentati, del 2004; annulla l’illusione di una ripresa sotterranea e nascosta; obbliga a pronunciare, per l’anno trascorso la temutissima parola �stagnazione�.

          Dai dati di contabilit� nazionale emerge purtroppo il ritratto di un’economia in coma, non solo ferma nelle quantit�, ma anche in probabile peggioramento nella qualit�. Una caduta abbastanza marcata non solo della produzione industriale (-2 per cento) ma anche di quella agricola (-2,2 per cento) � infatti compensata a fatica da piccoli aumenti dell’edilizia e dei servizi. Quando saranno noti i dettagli si scoprir� probabilmente che tra i servizi crescono soprattutto quelli pi� tradizionali (amministrazione pubblica, distribuzione). I redditi da lavoro dipendente dell’amministrazione pubblica sono aumentati del 4 per cento, il che corrisponde a circa il 2 per cento in termini reali e l’aumento del gettito fiscale non � bastato a compensare quello delle uscite pubbliche correnti per cui la situazione dei conti pubblici � nettamente peggiorata.

          L’impressione di un deterioramento si ricava anche dalla constatazione che sono diminuiti gli investimenti, tranne che nelle costruzioni, mentre i consumi – soprattutto quelli pubblici – sono aumentati in maniera lievissima. Le esportazioni si sono mosse meno delle importazioni ed � solo grazie all’ombrello dell’euro, spesso criticato, che gli italiani possono continuare a ignorare un deficit commerciale galoppante anche per l’aumento del prezzo del petrolio. Il numero degli occupati � marginalmente cresciuto, soprattutto nei servizi, come mostrano le indagini trimestrali sulle forze di lavoro ma il tempo di lavoro � diminuito; se si traducono i dati in �unit� di lavoro�, ossia in occupati a tempo pieno, si constata un calo di circa centomila unit�. I dati si riferiscono a tutto l’anno mentre i dati relativi all’ultimo trimestre saranno diffusi tra pochi giorni; la speranza che il �profilo� del periodo ottobre-dicembre possa essere migliorato in maniera apprezzabile subisce per� un colpo piuttosto duro.

          La delusione � resa pi� acuta dal fatto che in molti altri Paesi europei, a cominciare dalla Francia, si osserva un certo risveglio della produzione industriale mentre in Germania � avvertibile un miglioramento del clima economico; il contrasto � particolarmente stridente con i �cugini� spagnoli, il cui ritmo di crescita si mantiene vivacissimo. Anche se un qualche �rimbalzo� congiunturale � pur sempre probabile nei primi mesi del 2006, questo sicuramente non baster� a far diminuire il distacco dai nostri pi� dinamici vicini. La situazione di fondo non migliorer� da sola. I dati di ieri chiudono definitivamente la prospettiva che in fondo al tunnel possa, per una qualche magia, apparire una luce.

          Che succeder� ora? La prospettiva migliore sarebbe che gli italiani – e le forze politiche che li rappresentano e competono per il loro voto – si spaventassero davvero e dessero all’economia un ordine di priorit� rispetto a quello finora riservato nelle politiche e nei programmi. Nella rimeditazione dei programmi economici occorrerebbe tener conto di tre principi guida. Il primo � che l’Italia non uscir� dall’imbuto in cui si � cacciata con una �politica delle piccole cose� e deve dire basta ai provvedimenti-aspirina; non bastano ritocchi fiscali e piccoli bonus, occorre pensare in grande. Il secondo � che va ampliato l’orizzonte temporale dei programmi economici: non si pu� vivere alla giornata, occorre immaginare come potrebbe essere questo Paese di qui a dieci o vent’anni e ragionare in quest’ottica temporale pi� lunga. Il terzo � che non si pu� fare una frittata, come dice un noto proverbio inglese, senza rompere le uova mentre le forze politiche hanno la tentazione di presentare programmi che, forse in virt� di una bacchetta magica, accontentano tutti.

            mario.deaglio@unito.it