“Analisi” Se il suk di Marrakesh batte Adam Smith (S.Montefiori)

21/11/2006
    marted� 21 novembre 2006

    Pagina 15 – Primo Piano

    SCAMBI E REGOLE

      Se il suk di Marrakesh
      batte Adam Smith

        Dopo l’elogio del ministro dell’Economia: �Modello di concorrenza, ma anche di corporazioni�

          Stefano Montefiori

            La moschea, il Palazzo e il �suk�: dei tre pilastri della societ� islamica classica, il mercato era il solo a non sorgere nel centro della citt�. Troppi rumori, grida, disturbi al quieto vivere. Forse a questo pensava il ministro D’Alema quando ha sostenuto che la Finanziaria andava riformata perch� �sembra un gigantesco "suk" arabo, in cui per mesi le categorie e i soggetti sociali si affollano attorno allo Stato per vedere "che cosa me ne viene"�. Popolo vociante associato ad arretratezza, contrattazione svilita a mercanteggiamento di tappeti.

            A questa immagine l’autore della Finanziaria, Tommaso Padoa-Schioppa, si � ribellato domenica, intervistato da Fabio Fazio a �Che tempo che fa�: �Io vorrei rivalutare il "suk", un piccolo mercato in cui si vende di tutto, in cui tutti possono entrare, in cui si decidono i prezzi. � una delle espressioni di civilt� pi� belle che ci siano�. �Forse un po’ gridata?�, suggerisce Fazio. �Non sempre — insiste il ministro dell’Economia —, il pi� delle volte tutto si svolge in modo ordinato. Quindi questo paragone non lo ritengo offensivo�.

            Dopo la concertazione del modello renano e la competizione del modello anglosassone, ecco la terza — multietnica — via del suk. O bazar, in Turchia e Iran. Nella visione di Padoa- Schioppa, un luogo di legittima compensazione degli interessi.

            �In fondo il modello economico prescritto dal profeta Maometto si inscrive nella tradizione del "laissez-faire" pi� tardi abbracciata dall’Occidente —, ha scritto Stephen Glain, esperto di economia islamica e inviato di "Newsweek" —. Nel "suk", i prezzi non erano prestabiliti dal venditore ma risultavano dall’interazione con l’acquirente, con l’aiuto della mano divina. Cos� i musulmani hanno anticipato di pi� di un millennio Adam Smith e la teoria della "mano invisibile". Inoltre, i mercanti non erano autorizzati a concludere affari al di fuori del "suk": un lungimirante tentativo di scongiurare l’"insider trading"�.

            Mille e una notte, Ali Bab� e "suk": l’equivalente orientale della triade italiana pizza-Vesuvio- mandolino, una serie di immagini capaci di evocare — o tradire — immediatamente un luogo. I "gran bazar" di Teheran e Istanbul, i "suk" di Marrakesh, Tunisi o Sanaa sono posti esotici, che ora ottengono anche un inatteso "imprimatur" di politica-economica. Il "suk" evoca sguaiatezza e libert�, ma anche spregiudicatezza e volont� di ricercare un punto di incontro tra domanda e offerta. Un mercato forse afoso, ma economicamente perfetto? Non proprio, e non per colpa del caos.

            L’intreccio di stradine e bancarelle del "suk" non nasce spontaneamente, ma segue alcune regole fondamentali. In un sistema a cerchi pi� o meno concentrici, il cuore del mercato � messo a disposizione delle professioni e delle merci meno deteriorabili: per esempio oro, profumi e tappeti. Nel secondo cerchio, i mercanti che commerciano in alimenti di facile conservazione, spezie, tessuti e scarpe; nel cerchio pi� esterno, i materiali e i mestieri pi� inquinanti: tinture, macellerie, pescherie, pollame, verdure. Finisce che il venditore di bicchieri espone la sua merce accanto ad altri venditori di bicchieri pi� o meno simili, e quindi la concorrenza si gioca tutto sul prezzo. Ma non in modo cos� puro come la nuova oleografia potrebbe lasciar pensare.

            Lo studioso francese Olivier Roy, uno dei massimi esperti mondiali di Islam, ricorda che �il "suk" � da sempre organizzato in corporazione. Ogni acquirente pu� scegliere liberamente il venditore ma la determinazione del prezzo � influenzata anche dagli accordi stretti all’interno della corporazione. C’� la via delle scarpe, la via dell’oro e cos� proseguendo, ma all’interno di ogni via domanda e offerta si incontrano sulla base di indicazioni decise dalla corporazione. Come nei mercati medievali in Europa, ogni arte esercita un controllo dei prezzi�.

            Roy definisce il "suk" �il luogo della concorrenza regolata�. Non � l’anarchia delle rivendicazioni individuali echeggiata e criticata da D’Alema, ma neppure la mano invisibile del mercato scomodata da Glain.

            Stretti nelle tremende difficolt� di rilanciare un’economia stagnante, in Europa facciamo rientrare nel dibattito politico modelli altrove lungamente osteggiati come freno alla modernit�. In Iran, per esempio, in tutto il Ventesimo secolo i Palhevi hanno combattuto contro l’alleanza mercantile-religiosa del �bazar�.

            Giudicavano che la struttura corporativa del �bazar� fosse uno dei maggiori ostacoli alla nascita di una societ� occidentalizzata, e l’emergere di una saldatura tra fondamentalisti religiosi sciiti e mercanti fu tra le ragioni che negli anni Venti suggerirono a Reza Shah di lasciar perdere il sogno repubblicano alla Ataturk per fondare invece una dinastia monarchica. Un’ostilit�, quella verso i bazar, subito abbandonata dagli ayatollah dopo la rivoluzione islamica del 1978.

            Nono solo colori, bambini invadenti e franco mercanteggiare, quindi. �I musulmani amano ricordare che Maometto era un commerciante, ma il valore religioso del "suk" e del "bazar" non va sopravvalutato — dice Roy —, nel Corano ci sono solo disposizioni che regolano le transazioni vietando l’usura, ma quanto ai commerci non � poi molto diverso dai testi cristiani. Certo, � piuttosto sorprendente che un ministro difenda il "suk" a proposito della sua legge finanziaria. Mi sembra un modello un po’ anacronistico�.