“Analisi” Produzione industriale in calo (Ricolfi/Debernardi)

13/03/2007
    martedì 13 marzo 2007

    Pagina 43 – Commenti

      -1,4%
      Produzione industriale in calo

        Luca Ricolfi – Luisa Debernardi *

          Ieri l’Istat ha comunicato gli ultimi dati sull’andamento della produzione industriale, relativi al mese di gennaio del 2007: l’indice destagionalizzato, che coglie l’andamento della congiuntura, è diminuito dell’1,4%.

            I politici probabilmente accoglieranno il dato con qualche stupore, visto che da alcune settimane ci inondano di notizie rassicuranti sul gettito fiscale, sul risanamento, sulla ripresa. Non così gli esperti e alcuni centri studi, che da almeno un mese avvertono che la ripresa del 2006 è fragile e che – proprio a partire da gennaio – gli indicatori qualitativi di salute dell’economia segnalano qualche annuvolamento (vedi, ad esempio, gli ultimi bollettini congiunturali dell’Isae e del Centro Studi Confindustria).

              Che cosa è successo, dunque?

                Niente di straordinario. Semplicemente è successo che il risultato eccezionale del 4° trimestre del 2006, in cui la produzione industriale era cresciuta di quasi il 3% in soli tre mesi trascinando con sé anche la dinamica del Pil, era appunto l’eccezione e non la regola. Lo aveva scritto Mario Deaglio su questo giornale meno di due settimane fa: non facciamoci troppe illusioni, perché la nostra ripresa produttiva è modesta e «gonfiata» da fattori occasionali, ad esempio il fatto che gli ordini dalla Germania vengano anticipati a fine 2006 al solo scopo di aggirare l’aumento dell’Iva previsto per il 1° gennaio 2007. Ora i dati di gennaio sulla produzione industriale riportano purtroppo tutti quanti con i piedi per terra.

                  Ma l’Europa cresce di più. Allarghiamo l’orizzonte, e vediamo come sono andate le cose negli ultimi 12 mesi, ossia da gennaio del 2006 a gennaio del 2007. In questo caso l’indice della produzione industriale, corretto per i giorni lavorativi, registra un ritmo di crescita annuo dell’1,3%, ben al di sotto del tasso di crescita del Pil (+1,9% nel 2006). Ma come andiamo rispetto all’Europa?

                    Maluccio, come sempre da dieci anni. Fra i Paesi che hanno già fornito a Eurostat il dato di gennaio, ci sopravanzano nettamente Germania, Portogallo, Spagna, Belgio. Vanno peggio di noi Francia e Finlandia (vedi figura).

                      In controtendenza. All’interno di questo quadro non proprio esaltante, però, si distinguono quattro settori che, nell’anno appena trascorso, sono andati decisamente bene: tessili e abbigliamento, pelli e calzature, prodotti chimici e fibre sintetiche, mezzi di trasporto. Si tratta degli unici settori da cui arrivano, contemporaneamente, tre buone notizie: il tasso di crescita 2005-2006 è in accelerazione rispetto a quello del quinquennio 2001-2005; la crescita 2005-2006 è superiore a quella dell’Eurozona; nell’ultimo anno il differenziale fra la crescita dell’Italia e quello dell’Eurozona è evoluto più favorevolmente che nel quinquennio precedente.

                        * Rivista «Polena»: www.polena.net