“Analisi” L’Ulivo paga la tassa Kabul (A.Minzolini)

29/01/2007
    sabato 27 gennaio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    LIBERALIZZAZIONI
    IL COMPROMESSO

    Romano il prudente Non ha forzato
    la mano spiegando: «Ai comunisti non
    possiamo chiedere di estinguersi»

      L’Ulivo paga la tassa Kabul

      Retroscena
      I giochi nell’Unione

      AUGUSTO MINZOLINI

      ROMA
      In un Transatlantico più o meno deserto, all’indomani del grande confronto in consiglio dei ministri, Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione Comunista, fotografa l’equilibrio che al momento tiene unita l’Unione. «Ieri – ha spiegato – abbiamo avuto pazienza sulla politica estera. Stiamo stringendo i denti sull’Afghanistan. Ma abbiamo avuto una contropartita sulla politica interna, sulle liberalizzazioni. Io le sottoscrivo tutte quelle di ieri perché sono dalla parte dei consumatori. Tutte meno quella che voleva dividere l’Eni e la Snam Rete Gas che, infatti, non si è fatta e non si farà mai. Gas, acqua ed energia fanno parte di quelle pubblic utility che noi non accetteremo mai di toccare. Anche perché, per fare qualche esempio, Telecom e Autostrade hanno dimostrato che non tutte le privatizzazioni portano benefici». Un ragionamento che qualche metro più in là il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, chiosava con queste parole: «Sono i provvedimenti a cui io avevo già detto sì nel vertice di Caserta».

      Equazione semplice
      In fondo l’equazione che ha tenuto insieme riformisti e massimalisti in questa occasione è semplice, anche se può sembrare provocatoria: tenere i soldati in Afghanistan ha comportato una contropartita in termini di politica economica. Altrimenti per la sinistra radicale, nel computo dei costi e dei benefici, non sarebbero più tornati i conti rispetto alla scelta di restare al governo. E questa volta la contropartita per rifinanziare la missione in Afghanistan è stata sulle liberalizzazioni: si sono fatte solo quelle che la sinistra massimalista ha potuto accettare. Nello scorso giugno, invece, come si ricorderà, il rifinanziamento della missione costò una finanziaria impostata più sull’aumento delle entrate (tasse) che non sul taglio delle spese.

      Ecco perché le proposte messe in atto dal governo più che liberalizzazioni vere e proprie, sono provvedimenti che puntano a superare antichi balzelli e a snellire procedure anacronistiche. Tutte operazioni meritorie, intendiamoci, ma che non pongono problemi all’impostazione culturale dei neo-comunisti o della sinistra massimalista, nè mettono in crisi una certa predilezione per il pubblico che, non fosse altro per la sua biografia, anima anche il Presidente del Consiglio.

      Prova ne è lo scontro che si è svolto ieri proprio sulla questione del possibile sganciamento dall’Eni della Snam Rete gas. Ieri Rutelli è tornato a dire che il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa presenterà entro quindici giorni un provvedimento sull’argomento. «Le liberalizzazioni nei settori più grossi dove c’è bisogno di maggior concorrenza – ha spiegato -, sono la svolta più importante». Il ministro Pierluigi Bersani ha pronunciato un «ok» intriso di cautela, mentre il leader dei neo-comunisti Giordano ha posto una sorta di veto: «Mantenere unite Eni e Snam Rete gas è importantissimo. Lo ha già detto il parlamento italiano nella Legge Finanziaria. Eppoi si indebolirebbe un gruppo come l’Eni di fronte alla concorrenza internazionale».

      Posizioni agli antipodi
      Insomma, le posizioni sono agli antipodi. E fotografano quello che è avvenuto l’altra sera al consiglio dei ministri. Paolo Ferrero, ministro del Lavoro di Rifondazione, ha stoppato la proposta di Rutelli su Eni-Snam e, nei fatti, Bersani gli ha fatto da sponda. Interpretando, nei fatti, la linea politica che i Ds si sono dati da Caserta in poi e che si ispira ad una teoria enunciata da D’Alema: «l’equilibrio di questo governo si basa su un rapporto di collaborazione con Rifondazione, non contro».

      Così l’ipotesi del provvedimento che Padoa-Schioppa dovrà presentare entro 15 giorni ha tanto l’aria di essere un espediente per tergiversare. L’espediente che vuole utilizzare Romano Prodi per non far scoppiare questa nuova grana nella maggioranza. Il premier ha già detto, infatti, che per fare un’operazione così delicata e complessa da tutti i punti di vista come lo sganciamento della Snam dall’Eni, c’è bisogno di tempo. In più per la sua natura (andreottiana) – e per linea politica – al Professore non piacciono impostazioni troppo rigide che puntano a penalizzare la sinistra massimalista: «Non possiamo – ha spiegato – chiedergli di estinguersi». Un atteggiamento che si riflette anche sul giudizio che i suoi consiglieri più intimi danno sull’atteggiamento assunto da Rutelli: «In realtà Francesco fa tanto baccano perché vuole visibilità per la Margherita e per farsi spazio nella corsa per la leadership del partito democratico».

      Per cui la questione Eni-Snam si trascinerà. Più o meno come le pensioni. Del resto la stessa cosa è avvenuta sulla proposta di liberalizzazione dei servizi pubblici locali presentata dal ministro, Linda Lanzillotta. Il ministro della Margherita mesi fa partì come un treno chiedendo di imporre ai comuni l’obbligo di liberalizzare. I neo-comunisti di ogni specie le risposero picche. Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato, l’ha accusata di tentare «un processo di privatizzazioni nascoste». Alla fine nel nuovo testo che deve essere ancora presentato al Senato, frutto di un’estenuante mediazione, l’obbligo di liberalizzare si è trasformato in un’opportunità che si offre agli enti locali. Anche in questa operazione di contenimento i neo-comunisti hanno trovato una sponda nella Quercia. I motivi? Più d’uno. «Le municipalizzate negli enti locali – osserva il presidente della Commissione bilancio della Camera, Lino Duilio, esponente della Margherita – sono veri e propri pezzi di potere diessino. Per cui il loro atteggiamento non mi scandalizza. Anche questa è politica».

      La rete della Quercia
      «Se noi – conferma Migliore – vogliamo imporre agli enti locali la liberalizzazione delle aziende municipalizzate per convinzione, diciamo per un’impostazione culturale, molti Ds la pensano come noi perché nelle grandi città la maggior parte delle municipalizzate sono nelle loro mani».

      E qui si arriva ad un’altra critica che serpeggia sul «lenzuolone» di Bersani. «Certo questi provvedimenti – osserva Daniele Capezzone, ex- segretario radicale finito nei volonterosi con l’ex-diessino Nicola Rossi e l’ex-Dc Bruno Tabacci – sono un passo avanti anche importante, ma colpiscono solo i segmenti elettorali degli avversari. Le costituency elettorali del centro-sinistra vengono salvaguardate anche con una certa pignoleria. Ma la sinistra, specie quella riformista, deve stare attenta: fino a quando il processo di modernizzazione non riguarderà anche le coop e i sindacati non nascerà un nuovo Blair».