“Analisi” L´offensiva planetaria della nuova Al Qaeda – di M.Molinari

24/10/2002







(Del 24/10/2002 Sezione: Esteri Pag. 2)
SECONDO I SERVIZI SEGRETI OCCIDENTALI E RUSSI SI AVVERANO I PEGGIORI TIMORI
L´offensiva planetaria della nuova Al Qaeda
Incominciata il 7 ottobre, anniversario della guerra d´Afghanistan
          analisi
          Maurizio Molinari
          inviato a WASHINGTON

          ALLA domanda del giudice di Berlino sul perché all’inizio dell’anno 2000 fosse andato volontario in Afghanistan, il ventonnette marocchino Mounir el-Motasseq ha risposto ieri in aula che l’intenzione era quella di «addestrarsi per andare a combattere a fianco dei ceceni». Motasseq è uno dei componenti della cellula di Amburgo di Al Qaeda di cui l’egiziano Mohammed Atta si servì per pianificare l’attacco all’America dell’11 settembre, e nel 2000 quel viaggio fu deciso per metterne i componenti al corrente del piano ideato da Bin Laden. Non è la prima volta che le strade di Al Qaeda e dei ribelli ceceni si incrociano. I contatti fra il «Fronte internazionale della Jihad contro crociati ed ebrei» di Osama bin Laden e la guerriglia fondamentalista cecena del comandante Basaiev sono in primo luogo testimoniati da obiettivi simili: la nascita di entità islamiche rette dalla legge coranica da riunire in un unico Califfato. Nella prima telefonata ricevuta l’11 settembre mentre era in volo sull’Air Force One, il presidente Usa, George Bush, ricevette dal collega russo Vladimir Putin la promessa di «totale collaborazione contro il terrorismo» perché il Cremlino considera la guerra in Cecenia uno dei fronti aperti della guerra fra il fondamentalismo islamico e la civiltà occidentale. Putin lo disse chiaramente in quel colloquio, lasciando capire che il prezzo del sostegno russo era la luce verde alla campagna cecena. La convinzione sui legami Al Qaeda-ceceni si basava su informazioni di intelligence raccolte dai servizi Usa e russi durante gli anni dell’amministrazione Clinton e portò la Casa Bianca a non forzare la mano contro Mosca quando questa decise, nel 1999, l’intervento militare massiccio contro i ribelli ceceni che portò alla totale distruzione della città di Grozny e a un’emergenza umanitaria documentata – e denunciata – a più riprese da rapporti redatti dalle agenzie delle Nazioni Unite e oggetto di forti proteste politiche di paesi europei, con la Francia in prima fila. Il terzo attore del patto antiterrorismo nel Caucaso contro i ribelli ceceni è la Georgia di Eduard Shevardnaze, che nelle ultime settimane ha iniziato un’operazione in grande stile nella zona della gola di Pankisi, dove un cameramen europeo ha ripreso recentemente spostamenti di miliziani arabi della legione «055», la stessa che era agli ordini di bin Laden in Afghanistan. L’ipotesi che ieri sera correva sul filo delle linee protette che uniscono dopo l’11 settembre le task force antiterrorismo di Washington, Londra, Parigi e Mosca era che la spettacolare azione terroristica cecena altro non sia che l’ennesima conferma dell’offensiva militare di Al Qaeda iniziata il 7 ottobre – anniversario dell’inizio della guerra afghana – in Kuwait e continuata in rapida successione con attacchi in Yemen, Indonesia e Filippine. L’ipotesi che trova maggiori consensi tra alti funzionari che chiedono di essere garantiti dall’anonimato è che la nuova strategia di Al Qaeda di attivare ogni cellula e gruppo dormiente per iniziare un’offensiva in grande stile su scala planetaria abbia portato, dopo la Jamaa Islamiya indonesiana e il gruppo di Abu Sayyaf filippino, all´attacco anche l´organizzazione cecena fondata dal comandante Basaiev e ora guidata dai suoi colonnelli in grado di operare senza troppe difficoltà a Mosca. Non più tardi di una settimana fa il capo della Cia, George Tenet, aveva testimoniato di fronte al Congresso avvertendo che Al Qaeda ha pianificato probabilmente «molti attacchi su scala globale» nel tentativo di aprire una nuova fase della guerra, per portarla sul territorio di tutti quei paesi che hanno partecipato alla coalizione anti-taleban. Putin fu uno dei registi di quell’accordo antiterrorismo: fu lui infatti a convincere le Repubbliche asiatiche dell´ex-Urss a concedere le proprie basi militari agli americani, e fu sempre lui ad autorizzare i servizi russi a fornire al Pentagono il know-how sull’Afghanistan contenuto negli archivi del Kgb e frutto di dieci anni di occupazione sovietica di quel paese. Durante il summit di maggio al Cremlino, Bush e Putin riconfermarono l’importanza strategica di quella collaborazione, e la Casa Bianca rese pubblicamente omaggio all’«alleato russo» per «il contributo dato nella lotta al terrorismo internazionale». Se i dati che continuano ad affluire in queste ore confermeranno questa «ipotesi di lavoro», vuole dire che chiunque sia oggi alla guida della «nuova Al Qaeda» ha intrapreso un «percorso di guerra» costellato di attentati spettacolari che, attacco dopo attacco, è ormai arrivato ai confini dell’Europa e – come ha detto Tenet al Congresso – minaccia direttamente il territorio degli Stati Uniti. Se Tenet ha ragione, da oggi Bush ha un motivo in più per chiedersi che la guerra più urgente da combattere sia davvero quella irachena.