“Analisi” L’Europa impone di accelerare- di Carlo Dell’Aringa

26/09/2002

            26 settembre 2002

            ANALISI
            L’Europa impone di accelerare

            DI CARLO DELL’ARINGA
            L’approvazione della legge delega rappresenta
            una tappa nel processo di avvicinamento alle riforme
            del mercato del lavoro italiano.
            I tempi tecnici necessari per questo processo
            dovrebbero consentire di vedere qualche decreto
            delegato entro pochi mesi.
            La riforma va comunque accelerata.
            Ce lo chiede l’Europa, preoccupata
            per i possibili effetti negativi
            della crisi internazionale.
            E non lo chiede solo all’Italia, ma
            anche ad altri Paesi che sono
            maggiormente a rischio in questa
            fase di ristagno dell’attività
            economica. Occorre evitare che
            si ripetano gli episodi congiunturali
            dei primi anni ’90, quando il
            ciclo negativo della domanda aggregata
            causò notevoli perdite sul fronte dell’occupazione.
            Ricordiamo che in Italia vennero
            persi più di un milione di posti di lavoro.
            Da allora qualche cosa è
            cambiata in meglio. La Strategia
            europea per l’occupazione
            (Seo), avviata col processo di
            Lussemburgo, ha indotto i vari
            Paesi Ue a prendere significative
            misure sul terreno della occupabilità,
            dell’adattabilità e
            dell’imprenditorialità, cioè degli
            ormai famosi pilastri della
            Seo. Da allora la reattività
            dell’occupazione al processo
            di crescita è migliorata, sia in
            Italia che in altri Paesi europei.
            In Italia la disoccupazione
            ha raggiunto l’8,7 per cento,
            un minimo storico degli ultimi
            decenni. La crisi mondiale rischia
            però di interrompere il
            percorso virtuoso e per impedire
            che questo si verifichi occorre
            intervenire su due fronti.
            Il primo è quello macroeconomico,
            vale a dire quello della
            gestione delle politiche monetarie
            e di bilancio. Il rinvio temporale
            del "close to balance"
            cerca di coniugare il rigore fiscale
            con la necessità di affrontare
            gli aspetti più gravi della
            congiuntura negativa. Oltre a
            questa, altre misure dovranno
            essere prese, a livello comunitario,
            per arginare gli effetti della
            crisi e anticipare i tempi della ripresa.
            Il secondo fronte è quello degli
            interventi di carattere strutturale,
            e fra questi un capitolo
            fondamentale riguarda il mercato
            del lavoro. Più di un Paese
            europeo, a partire dalla Germania,
            è chiamato a prendere provvedimenti
            incisivi. Ciascun Paese
            ha problemi specifici e proprie
            aree di debolezza: importante
            è far sì che la caduta del
            tasso di crescita del Pil non si
            trasformi in una caduta dei livelli
            di occupazione, e per ottenere
            questo occorre aumentare
            ulteriormente l’"intensità occupazionale"
            della sia pur debole crescita.
            Per guardare in casa nostra,
            i modi di intervento sono contenuti
            nella legge delega. L’occupabilità
            e l’adattabilità vanno
            potenziate per aumentare il
            grado di flessibilità e di sicurezza
            ("flexsecurity"). La sicurezza
            va ottenuta potenziando
            gli ammortizzatori sociali (da
            prevedere nella legge Finanziaria)
            e rafforzando i Servizi
            all’impiego. Il servizio pubblico
            deve essere reso più efficace:
            le Regioni stanno facendo
            passi importanti in questa direzione,
            ma rimane da fare ancora
            molto. Occorre affiancare
            un più efficiente servizio pubblico
            ad un servizio privato che svolga
            funzioni complementari.
            Va poi incrementata la flessibilità, e
            fra tutti gli istituti, vecchi e nuovi, in primo
            luogo il parttime.
            Da noi questo istituto è ancora troppo
            poco utilizzato. Va reso più
            flessibile, per le imprese e per
            i lavoratori, in quanto rappresenta
            uno strumento importante per incentivare
            sia ulteriore domanda che ulteriore offerta
            di lavoro.
            Bisogna incentivare l’imprenditorialità
            nel Mezzogiorno.
            Qui la legge delega va coniugata
            con i contenuti del Patto firmato
            a luglio fra Governo e parti sociali.
            I dati di ieri segnalavano sì un fatto
            positivo e cioè che al Sud l’occupazione
            è aumentata, ma non va dimenticato
            che il gap che separa il
            Mezzogiorno dalle Regioni più
            avanzate del Paese (e che lo
            allontanano a maggior ragione
            dall’Europa), è tutto da colmare.
            Tutti i problemi strutturali
            del mercato del lavoro sono
            concentrati nel Mezzogiorno:
            la disoccupazione giovanile e
            quella di lunga durata, la diffusione
            del sommerso, la scarsa
            partecipazione delle donne al
            mercato del lavoro, i bassi tassi
            di occupazione. Non è certo
            "colpa" del Mezzogiorno, ma è
            colpa dei mancati interventi
            che non si sono fatti a favore di
            questa parte del Paese, se l’intero
            mercato del lavoro è così
            arretrato