“Analisi” Leader, quasi leader, leaderino (F.Geremicca)

05/12/2006

    marted� 5 dicembre 2006

    Prima pagina

    Federico
    Geremicca

    LEADER
    QUASI LEADER
    LEADERINO

    Le adunate di piazza – � storia anche assai recente – di solito aprono, a chi vi fa ricorso, assai pi� problemi di quanti ne risolvano. � una lezione che il centrosinistra conosce ormai a memoria, non contandosi pi� il numero di cortei, sfilate e comizi funestati da slogan truculenti, incendi di bandiere e polemiche astiose capaci di trasformare la �prova di forza� in un boomerang politico.

    Da un paio di giorni a questa parte – ed � qui la novit� – anche il centrodestra pu� riflettere con pi� cognizione su questo paradossale e italianissimo cortocircuito. Silvio Berlusconi aveva infatti pensato all’adunata del 2 dicembre come all’occasione per mostrare al Paese un’opposizione unita e in rimonta: ha ottenuto, invece, l’enfatizzazione di una rottura ora assai pi� difficile da sanare (Casini ieri: �La Cdl non ha pi� senso, i vertici se li facciano Berlusconi, Fini e Bossi�). Come non bastasse, l’unico vero progetto politico enunciato dal Cavaliere dal palco di piazza San Giovanni – il Partito unico del centrodestra – � stato affondato 24 ore dopo da Umberto Bossi, confermatosi indisponibile a far parte della compagnia. Per cui, se � forse esagerato dire che dal quadrumvirato di antica memoria (Casini, Bossi, Fini, Berlusconi) si � ormai passati a un pi� modesto tandem, � certo ugualmente complicato sostenere che la Casa delle Libert� del dopo 2 dicembre sia pi� coesa, forte e politicamente compatta di prima.

      Come adesso orienter� le proprie vele – e con quale successo – la piccola Udc di Pierferdinando Casini, � ancora difficile dire. Tra il ritorno al porto di partenza e l’approdo ad una qualche forma di sostegno al governo in carica, vi sono infatti tali e tante possibili tappe intermedie che ogni previsione sarebbe un azzardo.

      Certo � difficile immaginare che l’ex presidente della Camera abbia consumato il suo rischiosissimo strappo solo per far liste comuni alle prossime europee con il vecchio amico Mastella. E’ pi� probabile, al contrario, che intenda provare a rianimare quel progetto neocentrista che un paio di primavere prima delle ultime elezioni aveva suggestionato forze politiche moderate (di centrodestra e centrosinistra) e parti importanti del mondo dell’economia preoccupate dal peso eccessivo che la cosiddetta sinistra radicale sembrava dover assumere – come poi ha assunto – nella coalizione messa in piedi da Romano Prodi. Vi � spazio politico per un simile disegno? E soprattutto: potr� giovarsi, questo progetto, di una legge elettorale meno maggioritaria e bipolare dell’attuale, che possa – insomma – almeno dargli gambe su cui camminare?

      In assenza di risposte certe, si pu� intanto annotare l’evidente sospiro di sollievo tirato da Romano Prodi all’indomani della manifestazione di piazza San Giovanni. Ne ha qualche ragione: la pi� concreta sta nel fatto che le rotture consumatesi nel centrodestra dopo l’adunata di sabato scorso, sembrano preludere ad un allentamento dell’assedio politico-parlamentare cui il suo governo era sottoposto.

      Al Senato, dove la maggioranza di cui il premier dispone � ancor meno che risicata, Prodi potrebbe forse avere qualche problema in meno; e politicamente potr� certo giocare a confondere e metter l’una contro l’altra la �doppia opposizione�. Eppure, il milione e oltre di manifestanti convenuti a Roma, un paio di problemi seri li pone anche a lui. Il primo sta nell’aver potuto misurare l’area vasta di dissenso (reale, concreto) maturato intorno alla sua legge finanziaria: quello suonato sabato scorso, infatti, � un campanello d’allarme che sarebbe suicida tentare di liquidare ricorrendo a esorcismi del genere �il Paese � impazzito�. Il secondo,invece, riguarda pi� direttamente il suo ruolo e la sua funzione di capo del governo e leader della coalizione.

      Se c’� una cosa, infatti, che la manifestazione del 2 dicembre ha indiscutibilmente confermato, � la capacit� di �traino�, il valore aggiunto – diciamo cos� – che Berlusconi rappresenta nei confronti di una coalizione che senza di lui sarebbe poco pi� che nulla. Ora, � senz’altro vero che il centrosinistra ha culture e tradizioni meno semplificabili del centrodestra, ma in un sistema bipolare maggioritario (e di fatto a elezione diretta) il peso e la forza del leader sono fattori fondamentali. Concluse le estenuanti mediazioni pre-elettorali e doppiato lo scoglio della Finanziaria, appare indispensabile che Romano Prodi cominci a esercitare il suo ruolo con maggior piglio e autorit�, assumendo davvero su se stesso il peso di rappresentanza dell’intera coalizione. Basta ministri in libera uscita, fine delle sequele annunci-smentite: se � lui il volto, la sintesi e il �traino� dell’Unione di governo, � giunto il tempo di dimostrarlo. La Seconda Repubblica, infatti, non � terra di premier �deboli�. Romano Prodi lo ha gi� sperimentato una volta, ricascarci sarebbe suicida.