“Analisi” Le promesse non mantenute – di Ilvo Diamanti

30/09/2002


SABATO, 28 SETTEMBRE 2002
Prima Pagina e Pagina 11 – Interni
LE PROMESSE NON MANTENUTE
ASPETTATIVE FRUSTRATE LA SFORTUNA DEL CAVALIERE
Tutto è rimasto quasi come prima, e non basta un buon giudizio sulla politica estera
La sfida per l´Ulivo è quella di passare da una opposizione riflessa ad una attiva
 
 
ILVO DIAMANTI

NON ci sarebbe bisogno di sondaggi per cogliere il clima di sfiducia che incombe sul governo, tanto è percepibile, quasi visibile, il malessere sociale. D´altronde, le cattive notizie si susseguono, su diversi piani ed è difficile, per qualsiasi governo, evitare di diventare il bersaglio dell´insoddisfazione dei cittadini. Anche quando le cause di tanti guai vanno, almeno in parte, oltre la volontà e la capacità degli attori politici e istituzionali. Così non sorprende che, nel sondaggio condotto da Poster-Demetra per "Repubblica", sia una minoranza della popolazione, il 45% del campione, a dare la sufficienza all´operato del governo.
E il dato, considerati i tempi, ci sembra perfino alto. Si tratta, tuttavia, del 4% in meno rispetto a quanto aveva rilevato un´indagine di Eurisko (condotta, tuttavia, su un campione diverso e con tecniche differenti) quattro mesi fa. Mentre, nello stesso periodo, i giudizi positivi sull´opposizione crescono in misura significativa. E´ che, su questo governo, la delusione determinata dal deficit di risultati lascia segni particolarmente profondi. Né la considerazione circa le avversità esterne concorre a ridimensionarli.
A causa delle aspettative che aveva generato: tra gli imprenditori piccoli, medi e grandi; nel Nord e nel Sud; tra i risparmiatori, i consumatori e i negozianti; i piccoli investitori e i risparmiatori. Tra la gente comune, che aveva votato per Prodi, nel 1996, perché aveva una faccia e un fisico rassicuranti; un eloquio tranquillo; e il curriculum di un supertecnico. La stessa "gente comune" che nel 2001 aveva cambiato idea, scommettendo su Berlusconi: l´uomo che si è fatto da sé, che ha avuto successo, fra mille traversie; l´imprenditore spregiudicato e abile. La sua storia parlava per lui. Rendeva credibili le sue promesse. Meno tasse per tutti, sviluppo, federalismo, grandi opere. E pazienza se si trascinava un imbarazzante conflitto di interessi. A patto che portasse risultati. E fortuna. Che dividesse con gli altri un po´ della "sua" fortuna. E´ questo che rende più aspro il sapore della malasorte e dell´impasse del governo, divenute evidenti negli ultimi mesi. Un´inflazione da attese.
Così, quel 70% di popolazione che recrimina contro il governo che non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale non si limita a sottolineare l´evidenza. A esprimere rassegnazione. Denuncia risentimento; e indica nella sfortuna una colpa, non un´attenuante, per il governo. Perché, in fondo, non solo gli elettori della CdL, anche gli elettori del centrosinistra, per quanto scossi dall´indignazione suscitata dal conflitto di interessi; per quanto impegnati a contrastare il governo sul terreno della giustizia e dell´informazione, credevano (e temevano) che ce l´avrebbe fatta. E, in fondo in fondo, un poco ci speravano.
A chi spiace vedersi ridotte le tasse? Incontrare servizi pubblici più efficienti? Vivere in un Paese in cui per il passante di Mestre qualche volta si passa? Il fatto è che ciò non è avvenuto. Tutto è rimasto più o meno come prima. Anzi: se possibile è peggiorato. E non è sufficiente, per un governo, ottenere un buon giudizio (sottolineato dal sondaggio) sulla politica estera, perfino sulle strategie che riguardano l´informazione televisiva (come sottolinea il sondaggio), se sul fisco, sulla sanità, sull´immigrazione, sull´economia il suo operato suscita insoddisfazione. Perché vedere il Presidente che tratta con Bush, Putin e Blair come amici di gioventù, intervenendo sui grandi temi, alla gente piace sicuramente; ma non alza gli indici di gradimento, se nel contempo i problemi della vita quotidiana si complicano.
Depressione, accentuata da un´inflazione di aspettative frustrate: è il male di cui soffre il governo. E incoraggia il "popolo di centrosinistra". Oggi compatto, nello stigmatizzare il governo Berlusconi: oltre il 90%, dei i suoi elettori, che lo condanna senza appello. Una unità mai conosciuta, quando al governo stava il centrosinistra. Mentre nel centrodestra, fra gli elettori della CdL, si insinua un po´ di inquietudine. Visto che il 30% di loro non esita a dichiarare deludenti i risultati del governo per cui ha votato. Il che, peraltro, per la prima volta dopo le elezioni, produce effetti visibili, per quanto limitati, sul piano degli orientamenti elettorali (visto che la CdL registra una lieve flessione nelle intenzioni di voto, pagata, perlopiù, da Fi).
Le difficoltà maggiori per il governo, coerentemente, secondo il 21% del campione, vengono "dal cattivo operato di alcuni ministri"; per il 15%, dalle "polemiche e le divisioni nella maggioranza". Mentre per il 17% è l´opposizione politica a fare opposizione. Per una quota analoga, è il sindacato. I movimenti sociali e i girotondi, invece, secondo l´opinione pubblica, incidono in misura limitata. Dunque, per il 36% degli intervistati sono il governo e al sua maggioranza a farsi male da soli.
Ma fra gli elettori di centrosinistra questo dato cresce molto. Coloro che attribuiscono al governo stesso le responsabilità dei suoi problemi salgono al 29%; al 18% il peso di coloro che le attribuiscono alle tensioni interne alla maggioranza. Mentre la base di centrosinistra valuta con distacco l´efficacia dell´opposizione svolta in sede parlamentare; e attribuisce un rilievo ridotto alla mobilitazione sociale e ai girotondi. Non che sia sottovalutata, guardata con sufficienza. E´ vista come un incentivo "sociale", meccanismo di galvanizzazione, un riferimento per l´identità. Una risorsa per l´opposizione politica. Non come una minaccia per il governo.
Da ciò la questione vera, per l´opposizione di centrosinistra. Più ancora della ricerca di "un" leader (anche perché l´indagine suggerisce, intanto, di trovare un modo per associare "i" leader). Come passare da un´opposizione "riflessa" a un´opposizione "attiva"? Come far sì che il dissenso verso il governo divenga consenso all´opposizione, alimentata dall´attrazione prodotta da altre, alternative, credibili soluzioni ai problemi del lavoro, del fisco, del federalismo, dello sviluppo del Mezzogiorno? (lo suggeriva ieri, su queste pagine, Michele Salvati). Perché se le sfortune sono dettate dai mali di stagione, allora il tempo, che ora punisce il governo, domani può cambiare. Rimettersi al meglio. Facendo tornare il sorriso a Berlusconi e ai suoi elettori. Perché non si possono coltivare a lungo le proprie fortune sulle sfortune altrui. Anche la sfortuna altrui, come la fortuna propria, bisogna meritarsela.