“Analisi” Le carte segrete di Prodi (G.Cazzola)

13/04/2006
    gioved� 13 aprile 2006

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    ANALISI 1. COSA ACCADR�
    Di Giuliano Cazzola

      Transfughi e sindacati
      Le carte segrete di Prodi

        Nelle celebri scuole di partito di un tempo si insegnava sempre a ragionare partendo dall’�analisi�. Nell’iniziativa politica, infatti, gli errori – spiegavano i militanti pi� anziani e preparati – derivano solitamente da analisi incomplete o sbagliate della situazione, dei processi in atto, delle forze e delle dinamiche in campo. Non c’� dubbio, allora, che gli strateghi dell’Unione farebbero bene a rivedere parecchi elementi di valutazione relativi all’indubbio successo (bench� non vittorioso) di Silvio Berlusconi, di Forza Italia (pu� un partito del 24%, primo del sistema politico, essere di celluloide?) e dell’intera coalizione di centrodestra, la quale ha ottenuto una netta prevalenza nel nord, ha riconquistato importanti regioni perse nel 2005 e conseguito un sostanziale pareggio in quel sud che avrebbe dovuto – si diceva – voltarle le spalle. Risultati di tale portata non possono dipendere solamente dalle performance mediatiche (per altro non brillanti e imbrigliate dai lacci e lacciuoli della par condicio) del Cavaliere. Al fondo, vi stanno fenomeni economici e sociali che la sinistra si ostina a non comprendere perch� fuoriescono dai suoi schemi culturali e politici (paradossalmente � stato pi� attento Fausto Bertinotti a cogliere e a sottolineare questi aspetti). Da anni ormai quella che fino al 10 aprile � stata l’opposizione si � accanita – prigioniera di una visione pauperistica esagerata rispetto ai pur seri e gravi problemi del paese – a rappresentare un’Italia esistente solo nella sua propaganda, con la retorica delle �famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese�, del �ceto medio impoverito� e dei �giovani condannati al precariato�, mentre – lo ammettono con un sorriso smagliante gli operatori turistici – gli italiani si apprestano a spendere 1,7 miliardi di euro in occasione del lungo ponte da pasqua al primo maggio. Ma anche nella Casa delle libert� circolano considerazioni ed esami del voto che possono portare a cocenti delusioni. Si sostiene, infatti, che la nuova maggioranza di centrosinistra ha margini troppo ristretti per poter governare e che l’eccessivo peso dell’ala radicale finir� per condizionare la coalizione fino a metterla in crisi. Con un’aggravante in pi�, derivante dall’aver ottenuto una vittoria elettorale non basata su di un adeguato sostegno popolare, ma su marchingegni legislativi che si sono rivoltati, come una serpe imbizzarrita, contro i loro autori (a prova del detto che anche i furbi �hanno le gambe corte� al pari dei bugiardi). Si tratta, indubbiamente, di valutazioni realistiche; ma lo stato maggiore prodiano � assolutamente consapevole di questi rischi. E ha argomenti per confutarli. La Casa delle libert�, infatti, ha continuato, legittimamente, a governare anche quando perdeva le competizioni elettorali amministrative e regionali e quando la sua coalizione sembrava dissolversi. E’ vero: � difficile tirare avanti con una maggioranza, al Senato, tanto esigua da non sopportare un’epidemia di influenza o uno sciopero del trasporto aereo. Ben presto ci accorgeremo, per�, che, nell’area del centrodestra, vi sono settori pronti ad andare in soccorso dei vincitori. Basta attendere – vorremmo essere cattivi profeti – i prossimi appuntamenti della elezione del presidente della Repubblica e del referendum costituzionale. Romano Prodi, poi, ha un’altra carta da giocare (il fatto che il centrodestra non se ne accorga � un grave limite perch� dimostra di non capire quali sono gli �idola tribus� del suo avversario). Il Professore ha la possibilit� di �farsi coprire a sinistra� dai sindacati e, prima di tutto, dalla Cgil. Non a caso, a Ballar�, � ricomparso – in veste di azionista di riferimento – Guglielmo Epifani a “dettare la linea”. Se riuscir� a negoziare con Cgil, Cisl e Uil (pronte a scambiare �senso di responsabilit� con �potere�), Prodi sar� in grado anche di tacitare gli appetiti della sinistra pi� radicale sul terreno della spesa pubblica, della politica economica, del lavoro e del welfare. Nel 1996 tra il Prc e la Cgil era aperta una fase di competizione (con tratti persino personalizzati tra Bertinotti e Cofferati). Ma Prodi riusc� ugualmente a far passare un giro di vite sulle pensioni e l’avvio della flessibilit� del lavoro grazie al placet delle confederazioni sindacali. Ad un certo punto – lo ricordiamo – il rapporto si ruppe e Prodi fu costretto a scegliere ora l’interlocutore sindacale ora quello politico (come nel caso del disegno di legge sulle 35 ore). Ma allora il Prc faceva parte solo della maggioranza. Adesso sar� una componente essenziale del governo, con responsabilit� dirette dei suoi esponenti. Certo, l’appoggio sindacale non sar� gratuito: dovranno esserci degli aggiustamenti delle principali riforme attuate dalla Cdl (legge Biagi, pensioni, scuola). E gli osservatori internazionali staranno a guardare. In fondo hanno incassato anche la marcia indietro di Chirac sui Cpe. La sola che non porter� a casa nulla (salvo un taglio del “cuneo”, a mezzadria coi lavoratori) sar� la Confindustria.