“Analisi” L’altalena della crescita

19/02/2007
    sabato 17 febbraio 2007

    Pagina 22 – Economia

      Analisi
      Dalla depressione all’euforia: l’altalena della crescita

        Gli esperti di Roma
        “Commissione troppo ottimista”

          I consumi industriali
          di energia elettrica
          sono in calo da gennaio

          «La fase di grazia del gettito
          non deve ritardare
          le misure sulla spesa»

          STEFANO LEPRI

          ROMA
          Dalla depressione all’euforia. Sono passate poche settimane, da quando si discuteva degli «effetti depressivi» della manovra 2007; ora la Commissione europea accende la speranza di un secondo anno di crescita economica dell’Italia al 2%, il 2007 dopo il 2006. Speranze che, per il governo guidato da Romano Prodi includono il sollievo di una legge finanziaria 2008 «a somma zero»: una manovra di bilancio che potrebbe redistribuire senza togliere, perché il deficit pubblico sarebbe già in linea con gli obiettivi o quasi.

          Per primo il Fondo monetario internazionale aveva consigliato di non esagerare l’effetto frenante della «stangata» assestata al paese con la legge finanziaria 2007. Ora gli uffici di Bruxelles prevedono addirittura che la crescita dell’economia italiana, dopo aver sorpreso nel 2006, continuerà nel 2007 a passo invariato. Possibile? Nei centri studi italiani la previsione europea pare un po’ sbilanciata sul’ottimismo, a chi più, a chi meno; però tutti stanno rialzando le loro. Gli scenari diventano più rosei.

          Tra i meno inclini all’euforia è Gregorio De Felice, capo ufficio studi di Banca Intesa: «il 2% di crescita del prodotto lordo italiano nel 2007 mi pare una cifra un po’ alta. L’anno inizierà con un leggero rallentamento. Dopo i dati Istat sul 2006 abbiamo alzato la nostra previsione dall’1,2% all’1,4-1,5%». Al centro studi Ref sono meno stupiti: il loro numero è l’1,7%, però rivedibile al rialzo. Il capo ufficio studi di Capitalia, Sergio Lugaresi, «più cauto» rispetto alla Commissione europea, si allinea sull’1,7% e invita a valutare le inchieste sul clima di fiducia in febbraio che l’Isae pubblicherà la settimana prossima.

          Già prima del pronostico di Bruxelles, un «forse l’Italia fa il 2% anche quest’anno» era circolato tra gli analisti; ma il giudizio prevalente è «se va bene, l’1,8%». Una perdita di velocità è testimoniata dal più tempestivo indicatore che gli economisti seguono, i consumi industriali di energia elettrica, in calo in gennaio e all’inizio di febbraio. E ciò che avverrà dopo non dipende solo da noi: secondo Lugaresi, «del 2% di crescita del 2006 grosso modo metà è merito della forte ripresa della Germania, metà dipende da fattori interni».

          Alla radice delle divergenti stime stanno analisi diverse sullo stato in cui si trova l’industria italiana. Secondo gli ottimisti, di cui si è fatto portavoce Innocenzo Cipolletta, ora presidente delle Fs, sulla base di analisi fatte soprattutto all’Isae, è a buon punto una ristrutturazione che ha permesso di recuperare competitività (lo dimostrerebbe l’aumento dell’export nel 2006, pur nel quadro di una bilancia commerciale appesantita dal caro-petrolio).

          Molto più cauta la Banca d’Italia, che della ristrutturazione finora trova solo «evidenze aneddotiche» (formula fatta propria dal rapporto Fmi). «Il quadro è composito – sostiene De Felice di Banca Intesa – anche all’interno dei singoli settori industriali, e la perdita di quote di mercato nel mondo purtroppo continua. Possiamo escludere solo le ipotesi estreme: non c’è declino perché le imprese andrebbero male tutte; non c’è ancora, però, una generale uscita dal tunnel».

          Il governo ha annunciato che rivedrà le sue previsioni di aumento del prodotto lordo. Per ora, il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco rimane prudente: «potremo andare anche sopra l’1,5%». Il segretario dei Ds Piero Fassino pone «una crescita del 2% come obiettivo praticabile» all’azione del governo. Più alta sarà la crescita nel 2007, meno pesante dovrà essere la manovra per rimettere in ordine i conti pubblici del 2008; nei calcoli del Ref basterebbe fare con la prossima legge finanziaria una mini-manovra di 3 miliardi di euro, se avesse ragione la Commssione europea si andrebbe quasi a zero.

          Tuttavia il Ref avverte del rischio che «la fase di grazia del gettito faccia ritardare il varo di misure più incisive sul controllo della spesa»; mentre occorre trovare le risorse per il costoso aumento dell’indennità di disoccupazione, che il governo intende realizzare nel 2008.