“Analisi” L’aiuto ai senza lavoro azzera il mucchio

16/04/2007
    sabato 14 aprile 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    Analisi
    Cosa si può fare con la somma a disposizione

      L’aiuto ai senza lavoro
      azzera il mucchio

        ALESSANDRO BARBERA
        ROMA

        Un piano-casa per i più poveri, aumento delle pensioni minime e un bonus-incapienti simile a quello che il centro-sinistra distribuì poco prima delle elezioni del 2001, più risorse per i giovani e gli ammortizzatori sociali. Fonti di Palazzo Chigi spiegano che si tratta di una «prima bozza di lavoro», ma è da questa lista che il premier comincerà a discutere con la maggioranza su come redistribuire il maggior gettito fiscale. Il pacchetto arriverà entro luglio, molto probabilmente in coincidenza con la presentazione del Dpef, il Documento di programmazione economico-finanziaria, la cornice di quella che sarà la Finanziaria per il 2008. Insomma, se il premier terrà fede agli impegni, quest’anno invece dell’ormai consueta manovra «correttiva» ce ne sarà una «redistributiva». Se così fosse, sarebbe la prima da sei anni a questa parte.

        La domanda che ieri nella maggioranza si facevano in molti è: quanto si potrà spendere. Se Prodi dovesse dare retta a tutte le idee che circolano nel centro-sinistra, al posto dello scrigno con il cosiddetto «tesoretto» ci sarebbe già una voragine. Era da prima di Pasqua che il premier aveva pronto l’«appunto», «le linee guida» di ciò che intende fare nei mesi a venire. Il messaggio è che le risorse «ci sono», ma per conoscerne l’entità bisognerà aspettare giugno. Prodi dice di non volerne fare un argomento da campagna elettorale – e dunque di voler rinviare la discussione a «dopo le amministrative» – ma il rinvio ha soprattutto ragioni tecniche: solo dopo i dati sull’autotassazione si avrà un quadro chiaro. Se Prodi terrà fede all’impegno di usare parte delle maggiori entrate fiscali di quest’anno per abbassare il deficit non resterà comunque granché. Forse non i due miliardi e mezzo indicati più volte dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa ma – si ipotizzava ieri nel governo – non più di cinque. In quel caso, a meno di non intaccare il risanamento, vorrà dire che l’aumento delle entrate sarà stato da boom. Il viceministro alle Finanze Vincenzo Visco mette le mani avanti: «Nei prossimi mesi i progressi di quest’anno potrebbero apparire meno robusti».

        Del resto chi lavora al Tesoro ha già chiaro che una parte del tesoretto è bell’e che speso. Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego costerà circa 3,7 miliardi di euro. Di quella cifra la Finanziaria di quest’anno aveva messo a disposizione poco più di un miliardo, il resto si scaricherà sui conti del 2008. E’ notizia di ieri la decisione del governo di volersi far carico di gran parte del ticket da dieci euro imposto alle Regioni per le prestazioni specialistiche. Spesa: almeno 350 milioni di euro. E benché le entrate fiscali vadano bene, il dati sul fabbisogno di febbraio – confermati ieri dal Tesoro – segnano un aumento della spesa nei primi due mesi dell’anno di altri 450 milioni. In sostanza: lo Stato incassa di più, ma spende anche di più.

        Poi ci sono i costosissimi impegni che stanno al tavolo della concertazione con i sindacati. La revisione dello scalone pensionistico – cioè la norma che farà salire l’età per le pensioni da 57 a 60 anni il primo gennaio 2008 – costerebbe nel solo 2008 circa mezzo miliardo di euro. Per l’aumento dei sussidi di disoccupazione ci vorrebbero – sono calcoli del ministero del Lavoro – altri due miliardi e mezzo. L’ampliamento dello sconto sul cuneo fiscale alle imprese – il «terzo» di risorse promesso alle aziende – vale un altro paio di miliardi. A questo punto della lista non c’è più nemmeno una lira (ne aveva parlato Prodi in Parlamento) per l’abbattimento dell’Ici sulla prima casa – stimata in almeno tre miliardi – e l’introduzione dell’aliquota unica al 20% sugli affitti, idea cara al leader della Margherita Francesco Rutelli. Né tantomeno ci sarebbero più risorse per rifinanziare ancora – lo chiede il ministro delle Infrastrutture Di Pietro – i cantieri Anas e Ferrovie per due miliardi. Nella maggioranza le teste d’uovo sono all’opera per trovare soluzioni che in qualche modo possano essere «vendute» come misure che faranno da leva alla crescita. E’ il caso del piano di edilizia popolare al quale stanno lavorando Di Pietro e il collega di Rifondazione Paolo Ferrero.