“Analisi” L’abisso del Nord (I.Diamanti)

30/05/2007
    mercoled� 30 maggio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 13) – Interni

      l’analisi
      L’abisso del Nord

        Tasse e sicurezza, Roma torna nemica

          Le paure del ceto produttivo dietro il "ribaltone" nei Comuni del Nord

            Ilvo Diamanti

              �Abbiamo un problema nel Nord�. � il commento dei leader del centrosinistra di fronte ai risultati del voto amministrativo dei giorni scorsi. Definito un "campanello d�allarme". A noi pare, piuttosto, una sirena. Che suona sempre pi� forte. Da molto tempo. Alle elezioni di un anno fa, in fondo, il centrodestra si era imposto nettamente nelle regioni del Nord. In Lombardia e nel Nordest, soprattutto. Ma anche in Piemonte. Ancora, nel referendum sulle riforme costituzionali di un anno fa (il cui tema di riferimento era la devolution) il s� aveva prevalso in due sole regioni: Lombardia e Veneto.

              Tuttavia, questo voto allarga, indubbiamente, la distanza fra il Nord (al di sopra del Po) e il governo di centrosinistra. Assai pi� del passato.

              1) Per la misura del risultato, anzitutto. Il centrodestra, nei comuni e nelle province dove gi� governava, ha sfondato, raggiungendo proporzioni di "massa": 60% e talora 70%.

              2) Parallelamente, il centrosinistra � arretrato complessivamente. Ha perduto alcuni capoluoghi. Anzitutto, Verona. La "Bologna bianca". Dove nel 2002 si era imposto, sfruttando le divisioni degli avversari. Ma ha ceduto altre "citt� medie" del Nord. Monza, Alessandria, Gorizia, Asti. E ha dimostrato, comunque, maggiore difficolt� del previsto in alcune zone, tradizionalmente di sinistra, dove, pure, ha vinto. Come a Genova, La Spezia e Piacenza.

              3) Il carattere di "rottura" di questo voto �, ancora, sottolineato dal risultato della Lega; che accompagna, da sempre, ogni fase di rottura e di protesta nei confronti dello Stato centrale e del governo. La Lega, infatti, alle provinciali (escludendo la Liguria) raggiunge il 20%, con un incremento di quasi 6 punti percentuali rispetto a prima. Alle comunali, nei capoluoghi, supera l�8%, raddoppiando, quasi, il risultato precedente.

              4) Infine, l�aumento dell�astensionismo (alle provinciali, in particolare) ha colpito soprattutto il centrosinistra.

              Cos�, il paesaggio politico del Nord oggi risulta, effettivamente, diverso. Pi� omogeneo di prima. Quando il centrosinistra presidiava, comunque, alcune zone e numerose citt� medie. � un Nord lontano e disincantato, per taluni versi ostile rispetto al "governo romano".

              Certo, le elezioni amministrative e soprattutto quelle comunali riflettono specifiche ragioni locali e personali (legate ai candidati). Per�, � difficile non riconoscere, dietro a questo voto, ragioni politiche nazionali e generali. Dal punto di vista socioeconomico, anzitutto. A destra hanno votato i ceti produttivi del privato. Imprenditori, lavoratori autonomi, ma anche dipendenti. Gli operai della piccola impresa. A sinistra, invece, hanno votato gli occupati del pubblico impiego, i giovani e gli studenti. Insomma: il cuore del Nord batte a destra. Mentre la sinistra raccoglie l�istinto di conservazione del pubblico impiego. Oltre all�effervescenza dei giovani. Finch� studiano. Perch�, quando entrano nel mercato del lavoro, votano a destra anche loro.

              Ha pesato, sul voto del Nord, la crescente reattivit� sociale di fronte al tema dell�insicurezza. La crescente inquietudine suscitata dall�immigrazione. Indipendentemente dalla realt�, la percezione di questi fenomeni si � drammatizzata. Tradotta in una unica equazione: pi� immigrazione = pi� criminalit� comune. Ha pesato l�insofferenza nei confronti della pressione fiscale. Alimentata dalla confusa costruzione della legge finanziaria. Il dibattito delle ultime settimane, sulla destinazione del "tesoretto" inatteso, ha aggiunto ulteriore confusione. Rendendo pi� evidente l�assenza di una "missione" condivisa, in grado di giustificare i sacrifici comuni. Ancora: il litigio continuo dei sedicenti alleati di governo. La frammentazione della maggioranza (che si � trasferita anche nelle liste alle amministrative). La debolezza al Senato. Ogni voto una lotta all�arma bianca. Cos�, le paure e l�insicurezza sono state addebitate al centrosinistra. Mentre il miglioramento dei conti pubblici e il risveglio economico (che ha coinvolto soprattutto le aree del Nord) sono apparsi incidentali. Eventi capitati "nonostante" l�azione del governo.

              Lo stesso, d�altronde, era avvenuto negli anni Novanta. Soprattutto alle elezioni del 1996, quando la Lega raccolse oltre il 20% nel Nord, intercettando il malessere contro le istituzioni e i partiti. Tutti. Destra e sinistra. La differenza, da allora, � che oggi il "nemico" � uno solo. Il centrosinistra al governo. Mentre lo "spirito del Nord", oltre che dalla Lega (oggi di nuovo trainante), � rappresentato e interpretato anche da An e soprattutto da Forza Italia. L�orazione di Berlusconi all�assemblea degli industriali, il 18 marzo del 2006, echeggia ancora nelle valli e nelle aziende. In una terra dove quasi tutti sono oppure si sentono "imprenditori", la sinistra � sentita come un "altro mondo". Anche Montezemolo, la settimana scorsa, ha echeggiato Vicenza. Con una impostazione chiaramente diversa. Ha chiamato a raccolta una "nuova" borghesia. Responsabile. In grado di promuovere il cambiamento del Paese. Ma ha raccolto l�ovazione della platea quando ha fustigato la "casta" e i privilegi dei politici. Quando ha intercettato il vento antipolitico che soffia nella societ�. E nel Nord. Dove si � acuito il risentimento della "societ�" e del "mercato" contro i partiti "romani". Contro il "governo delle tasse". Contro l�oligarchia di Stato.

              Naturalmente, questo voto �, comunque, un giudizio sui sindaci e sulle amministrazioni. Il che, per l�Unione, � anche peggio. Suggerisce un collasso della credibilit� del centrosinistra come classe di governo locale. Le cifre, d�altronde, a questo proposito, sono inequivocabili. Il centrosinistra, fino a ieri, era al governo in 8 dei 10 capoluoghi del Nord (esclusa l�Emilia Romagna) in cui si votava. Oggi la proporzione si � rovesciata: 7 a 3 per il centrodestra. Lo scenario si ripropone, enfatizzato, se prendiamo in considerazione i 56 comuni superiori a 15mila abitanti. Ne governava 33 il centrosinistra; il centrodestra 17 (altrove il sindaco era espressione di una lista civica). Oggi, dopo il primo turno, la situazione vede in vantaggio il centrodestra: 27 a 7. I ballottaggi, presumibilmente, accentueranno questa tendenza.

              �, quindi, finita la stagione in cui molti cittadini del Nord, alle politiche, votavano Forza Italia oppure Lega, per "minacciare" Roma. Ma poi, alle amministrative, sceglievano sindaci di centrosinistra. Perch� li ritenevano pi� esperti e capaci. Ma anche perch� li consideravano affidabili e attenti alle domande locali. Il "movimento dei sindaci" nasce, non a caso, nel Nord (e pi� precisamente nel Nordest), a met� degli anni Novanta, come risposta alla sfida leghista. Per innovare i partiti tradizionali. Oggi, gli echi di quel movimento si sono perduti. I cittadini del Nord non credono pi� al centrosinistra. E percepiscono i sindaci come complici oppure gregari del "Palazzo romano". Guardano con scetticismo anche il prodotto politico di quell�esperienza. Il Partito Democratico. Che, nell�occasione, ha conseguito un risultato francamente mediocre.

              Per questo, parlare di "questione settentrionale", forse, � inadeguato. Questo voto, infatti, pi� che un problema denuncia il distacco, l�abisso, che separa il centrosinistra e il governo dal Nord. Senza eccezioni, ormai. Dagli imprenditori e dagli operai. Dai lavoratori autonomi e dipendenti. Dai paesi e dalle citt�. Dai cattolici e dai laici, dagli anticomunisti e dai comunisti. Dal Nordest e dal Nordovest. Da Milano e da Gorizia. Da Verona, Monza e Alessandria.

              Cacciari, Illy, Penati, la Bresso. Appaiono, anch�essi, senza voce e senza eco. Rischiano di non venire pi� ascoltati n� creduti.

              Conviene loro promuovere il Partito Democratico. Del Nord. In fretta. Senza attendere il secondo turno.

              Il tempo per fare autocritica, riflettere. Riparare. � finito.