“Analisi” La delusione dei «riformisti con le ali bagnate»

15/01/2007
    lunedì 15 gennaio 2007

    Pagina 9- Politica

    IL CASO
    Il duello a sinistra

    La delusione dei «riformisti con le ali bagnate»
    «Abbiamo perso senza neppure aver giocato»

      MORANDO (DS)
      Il Pd nasce se noi
      e Dl remiamo
      nello stesso senso

        Sergio Rizzo

          ROMA — Può sembrare perfino banale, quello che dice l’economista riformista Pier Carlo Padoan: «La mia esperienza di accademico dice che le riforme si fanno all’inizio della legislatura o mai più». Ma è una banalità solo apparente, quella contenuta nell’osservazione del direttore di Italianieuropei, la Fondazione presieduta da Massimo D’Alema. Soprattutto dopo l’esito del conclave di Caserta, sul quale il quotidiano l’Unità ha steso un giudizio amaro, sintetizzato in questo titolo: «Le ali bagnate del riformismo». Parole che trasudano un evidente pessimismo. Al quale Padoan replica confermando «la fiducia che il cambiamento si possa avviare». Ma non senza avvertire: «La cosa peggiore è che si possa interpretare il risultato del vertice di Caserta come un messaggio che le riforme sono rinviate sine die ».

          Preoccupazione generata nello schieramento riformista anche dai presunti contrasti fra Dl e Ds (Francesco Rutelli e Pierluigi Bersani), e colta tanto dal quotidiano della Margherita Europa quanto da quello della Cei, l’Avvenire. Ma che a quanto pare affligge anche un altro esponente di spicco dell’ala liberal dei Ds. «Il processo di apertura dei mercati va affrontato nei prossimi mesi. Altrimenti si sarà smarrito il sentiero», sostiene Enrico Morando. Che sottolinea come «la prima cosa che Romano Prodi deve fare è separare la proprietà di Snam Retegas dall’Eni» facendo immediatamente il relativo decreto. Quel gesto, a parere di Morando, «chiuderebbe la bocca a chi dice che il governo se la prende solo con i tassisti e non ha il coraggio di affrontare con le liberalizzazioni i poteri più forti». Sarebbe davvero il segnale di una svolta riformista in grado di rilanciare un Partito democratico che altrimenti, secondo Nicola Rossi, «nascerebbe sulla sabbia» di una sterile competizione fra innovatori margheritini e diessini? Anche Morando non può fare a meno di notare che «a Caserta, invece di affrontare il merito delle cose da fare, si è avuta solo una diatriba sulla cabina di regìa». E spiega che «il Partito democratico nasce con credibilità se Rutelli, Bersani e Fassino remano nella stessa direzione». Perché, argomenta, «nessuno è interessato a sapere se le riforme le fanno la Margherita o i Ds: spero che sia chiaro a tutti».

          Il leader radicale Daniele Capezzone che è tra i fondatori dei Volenterosi, è convinto che «il centrosinistra paga i cinque anni di opposizione, durante i quali non è riuscito a porre le condizioni per l’affermazione al proprio interno della linea riformista». Nemmeno lui nasconde la delusione per com’è andata a finire a Caserta: «Il fatto è che i riformisti non hanno neppure cominciato a giocare, né a Caserta, né prima». E liquida così la cabina di regìa: «Se si va avanti così, Ds e Margherita non potranno piantare le bandierine nemmeno sulle cabine degli stabilimenti balneari».

          Del resto, alla domanda se da Caserta i riformisti ne siano usciti con le ossa rotte, un laconico Antonio Polito, Volenteroso anch’egli e senatore della Margherita, non può che rispondere: «Direi proprio di sì». Sottolineando che «le pensioni sono rientrate per miracolo nell’Agenda proprio in zona Cesarini, grazie a Rutelli e Tommaso Padoa-Schioppa». È questo il «tempo supplementare» che, come ha scritto su Europa il presidente della commissione Trasporti del Parlamento europeo, Paolo Costa, Prodi avrebbe ancora a disposizione «per dare forma e contenuto a quella politica riformista di cui ha bisogno il Paese»? Commenta l’ex sindaco, margheritino, di Venezia, ricordando forse che dietro l’angolo ci sono già le elezioni amministrative: «Il governo sta facendo il suo mestiere. Ma anche Caserta dimostra che il programma riformista è stato più promesso che annunciato. E senza annunci, ogni giorno più urgenti non si consente all’elettorato di formarsi un’opinione e di esprimere il consenso. Tanto meno verso un Partito democratico che ancora non c’è».