“Analisi” La breccia dei tre anni

30/05/2007
    mercoled� 30 maggio 2007

    Pagina 25 – ECONOMIA & FINANZA

      Analisi
      � il punto di svolta per gli accordi del luglio 1993

        Sindacati al bivio
        davanti alla breccia
        dei tre anni

          ROBERTO GIOVANNINI

          ROMA
          I sindacalisti pi� �anziani� lo sanno, sono cose che possono succedere: firmi in fretta e furia il solito sofferto accordo dopo trattative notturne condite con panini secchi ed aranciate sgasate, e ti arriva addosso uno tsunami che ridisegna completamente il paesaggio delle relazioni sindacali di un paese.

          � gi� capitato: per la contrattazione articolata, per l’istituzione prima e la cancellazione poi della scala mobile, e forse sta ricapitando anche adesso.

          S�, perch� sono in molti a pensare che l’intesa di Palazzo Chigi nella notte tra luned� e marted� possa rappresentare un punto di svolta, la �breccia� nella diga attraverso cui passer� l’ondata che spazzer� via – consegnandolo, con rispetto, alla storia – il sistema contrattuale stabilito negli accordi del luglio del 1993.

          Si comincia tra poco, con il prossimo pacchetto di contratti nazionali dei pubblici dipendenti, gi� in discussione dal prossimo anno. Dureranno non due, ma tre anni: per permettere – dice il protocollo siglato ieri – la valutazione corretta della produttivit� dei lavoratori del pubblico impiego, ma anche e soprattutto per �raffreddare� l’endemico conflitto scatenato dalla cadenza ravvicinatissima con cui si contrattano gli aumenti salariali. Nel pubblico, ma anche e soprattutto per il lavoro privato.

          Ieri alcuni osservatori hanno notato come al termine del direttivo della Cgil – l’organizzazione che sulla carta si era dimostrata pi� ostile alla �triennalizzazione� voluta fortemente dal governo – il sindacato guidato da Guglielmo Epifani abbia approvato a larga maggioranza una linea di cauta apertura: sia pure dopo la firma dei contratti di metalmeccanici e alimentaristi, ha detto Epifani, �il sindacato dovr� concentrarsi sulla revisione complessiva del modello contrattuale. Dovr� farlo in prima persona, nell’interesse del sindacato e senza lasciarsi dettare i tempi dall’esterno�.

          Che invece Uil e Cisl siano pronte a discutere di contratti a cadenza triennale � dato gi� acquisito da tempo, come ieri ha puntualizzato il numero uno Uil Luigi Angeletti. Che anche Confindustria voglia i contratti triennali, lo ha detto al nostro giornale il vicepresidente Alberto Bombassei.

          � perfettamente possibile, come auspicano diversi autorevoli esponenti di governo, che con un po’ di pazienza tirando il filo della riforma della cadenza della contrattazione si possa arrivare a una pi� ampia intesa generale. Una nuova politica dei redditi, con meno tavoli di concertazione, ma pi� efficaci; una contrattazione nazionale che favorisca il contenimento della conflittualit�, senza penalizzare troppo la funzione �solidale� e di recupero salariale del contratto di categoria; pi� potere e risorse e incentivi alla contrattazione aziendale, perch� nelle imprese dove le cose vanno bene i lavoratori possano guadagnare molto di pi�.

          Poi, ci sono i pessimisti, quelli che ritengono che la �breccia� si richiuder� ben presto. Del resto, la Cgil dice che tratter� solo dopo una ipotetica intesa per il contratto dei metalmeccanici. E la distanza tra richieste di Fim-Fiom-Uilm e controproposte di Federmeccanica � davvero colossale.