“Analisi” Il travaglio della sinistra

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 4 - Primo Piano

      Retroscena
      Il travaglio della sinistra

      “Vogliono la crisi
      e addossarci la colpa”

        Amedeo La Mattina

        ROMA

        A Palazzo Chigi descrivono un Romano Prodi tornato da Israele molto determinato: al Consiglio dei ministri di venerdì farà una proposta definitiva e a qual punto spetterà a Rifondazione comunista decidere cosa fare. Il Rubicone è stato attraversato ieri a pranzo con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa, Cesare Damiano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. E’ stato detto che la fase negoziale non può durare in eterno: il Prc sta drammatizzando, ma una volta presa una decisione, bisogna tirare dritto. Fonti del governo dicono che questa linea verrà proseguita anche se il rischio di una crisi esiste.

        Linea dura, dunque, che mette in un angolo il leader del Prc Franco Giordano il quale non ha la sponda del sindacato e nemmeno quella degli alleati della «Cosa Rossa». Oliviero Diliberto (al di là delle dichiarazioni di guerra), in privato avrebbe fatto altri ragionamenti: «Non sarà il Pdci a far cadere il governo. Noi siamo comunisti responsabili, siamo nati per salvare Prodi nel ‘98 e di aprire le porte a Berlusconi non ci passa per l’anticamera del cervello». Figuriamoci se il problema è la Sinistra Democratica di Fabio Mussi che con Giordano è stato altrettanto chiaro: «E’ vero che in questa vicenda delle pensioni ci sono più ragioni politiche che compatibilità economiche. Ma appunto per questo noi e voi dobbiamo dire di sì a un accordo governo-sindacati».

        E qui si apre il capitolo sindacati disposti, sembra, a chiudere sull’ipotesi di innalzare l’età a 58 anni dal 2008, per poi passare ai 59 nel 2010 e successivamente al sistema delle quote 96 o 97, sommando età anagrafica e contributi versati. Ma Giordano sostiene che da parte del governo c’è un ulteriore «irrigidimento», per cui il problema ora non è Rifondazione ma la Cgil. «Se Palazzo Chigi riesce a fare l’accordo con il sindacato – osserva Giordano – noi ci stiamo, ma mi sembra difficile che ciò avvenga. La verità è che fanno finta di togliere lo scalone per reintrodurlo sotto mentite spoglie. Vogliono addossarci la colpa di una crisi di governo, ma noi nel tranello non ci cadiamo». Così Maurizio Zipponi, che sta seguendo per il Prc la trattativa sulle pensioni, precisa che «se nei prossimi giorni dovesse arrivare una proposta “prendere o lasciare”, noi non potremmo accettarla: sarebbe come chiederci di firmare lo scioglimento del Prc nell’acido». Rifondazione è di fronte a un passaggio strettissimo e chiama in causa la Cgil. Ma delle parti di Guglielmo Epifani hanno il dente avvelenato, dicono che il Prc deve finirla con questo «gioco sporco». In realtà, dicono a Corso d’Italia, ci sono segnali positivi da Palazzo Chigi e invece Giordano drammatizza e, mette in mezzo il sindacato per nascondere i suoi problemi interni. «Noi e loro non giochiamo la stessa partita», spiegano irritati alla Cgil dove sono convinti che Giordano annaspi, «spaventato» e «isolato». E che alla fine dovrà trangugiare l’amaro calice.

        E non è escluso che finisca così. «Noi sappiamo che se facciamo cadere il governo Prodi per la seconda volta dopo il ‘98, saremo cancellati dalla scena politica italiana», confida un dirigente del Prc. Che però, a parte il rapporto con la Fiom, ha davvero quei «problemi interni» di cui parla la Cgil. E sono i senatori dissidenti. Da tempo Giannini, Turigliatto, Rossi e Giuliani vanno dicendo che mai e poi mai voteranno una proposta che non preveda la cancellazione dello scalone. A quel punto, al Senato, Prodi non avrebbe più la maggioranza. Il governo dovrebbe ricorrere al soccorso di una parte dell’opposizione, sulla base di una proposta convincente sulle pensioni. Forse per questo Fassino va ripetendo che guarda con interesse all’Udc. E non è passato inosservato l’incontro di ieri sera tra Bonanni e Berlusconi.