“Analisi” Il Tfr al tempo ella Borsa (F.Targetti)

06/03/2007
    martedì 6 marzo 2007

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    Finanza e risparmi

      Il Tfr al tempo ella Borsa

        Ferdinando Targetti

          La Finanziaria 2007, avendo anticipato gli effetti della legge Maroni, ha stabilito che i lavoratori, dal primo gennaio 2007, hanno sei mesi per decidere come destinare i propri accantonamenti futuri del Tfr. Il lavoratore che non esprime nessuna preferenza vedrà il proprio Tfr trasferito in un Fondo Pensione chiuso (a cui possono accedere solo gli appartenenti a una data categoria di lavoratori e che viene individuato dal Contratto Collettivo di Lavoro) o in un Fondo Pensione aperto (individuato dall’Accordo aziendale).

          In alternativa può trasferire fino al 100% del Tfr in un Fondo pensione collettivo o individuale a sua scelta (aperto) oppure può mantenerlo presso il proprio datore di lavoro: in tal caso il Tfr resta in azienda nel caso di imprese con meno di 50 addetti o viene trasferito all’Inps nel caso di imprese maggiori. Va ricordata la distinzione tra Fondi normati e Fondi liberi. Nei Fondi liberi (dove un lavoratore ci mette tutti i soldi che vuole a prescindere dai contratti di lavoro) il risparmiatore può richiedere al Fondo che il frutto del suo investimento prenda la forma di un capitale in un’unica soluzione o di una rendita o di un misto di capitale e rendita. Nei Fondi previsti dalla legge, al momento del realizzo il lavoratore può ottenere al massimo il 50% sotto forma di capitale e il resto sotto forma di rendita legata alla sua vita.

          Il risparmio finanziario delle famiglie in Italia ammonta a 3.500 miliardi di euro. Di questo il 50% è investito in titoli di stato o in altre attività altrettanto liquide. Le polizze vita rappresentano il 9% del totale e la previdenza complementare solo l’1% circa. Negli altri Paesi sviluppati quest’ultima quota è circa il 15-20% del totale, mentre la quota a reddito fisso è molto inferiore al 50%. Fino ad oggi solo il 13% dei lavoratori italiani (poco più di 3 milioni) ha sottoscritto un prodotto pensionistico (per il 59% sotto forma di fondi chiusi), ma si prevede che il numero di sottoscrittori sia destinato a crescere molto con questa normativa. Si prevede che nel 2008 gli iscritti alla previdenza complementare diventino circa otto milioni e il patrimonio dei Fondi passi da 9,5 miliardi (2006) a 22 miliardi.

          I Fondi pensione nelle altre economie, soprattutto quelle anglosassoni, sono delle potenze finanziarie che dettano legge sui mercati dei capitali. Il loro ruolo è così importante che alcuni hanno addirittura parlato di trasformazione del sistema capitalistico, per il fatto che una quota rilevante del capitale finanziario è, tramite i Fondi, nelle mani dei lavoratori. È chiaro tuttavia che quando avvengono degli shock sistemici, che riguardano tutto il mercato mobiliare, anche i Fondi ne risentono.

          Così oggi, di fronte alla caduta delle Borse di tutto il mondo, dopo il crollo di Shanghai di qualche giorno fa, molti lavoratori italiani saranno presi da dubbi e incertezze sulla scelta che sono chiamati a compiere proprio in questo periodo perché, nel caso in cui essi intendano optare per una soluzione che preveda i versamenti ad un Fondo pensione, aperto, collettivo o individuale, sanno che i loro quattrini vanno in un Fondo il cui valore risentirà dell’andamento futuro della Borsa e quindi giornate come quelle che stiamo vivendo in questi giorni possono avere pesanti ripercussioni sulle rendite future che si aspettano dalla loro previdenza complementare. Mentre l’investimento nel Tfr garantisce un rendimento sicuro, dato che, per legge, consiste nello 0,75% del tasso di inflazione (indice Istat) più 1,5%. La preoccupazione è fondata, tuttavia bisogna considerare che molti, se non tutti i Fondi, possono offrire investimenti dalle diverse tipologie rischio-rendimento. Alcuni investimenti offerti sono solo obbligazionari (nessun rischio sul capitale e basso rendimento), altri bilanciati, perché contengono obbligazioni e azioni in misura più o meno consistente, e altri sono interamente azionari. Tanto più l’investimento contiene una quota elevata di azioni e tanto più potrà essere elevato il rendimento futuro, ma maggiore il rischio che risenta negativamente di flessioni di Borsa.

          La prima considerazione da fare riguarda l’orizzonte temporale. Tanto più un lavoratore è prossimo alla pensione e tanto meno gli conviene scegliere una linea rischiosa. Infatti nel breve periodo una flessione come quella della settimana scorsa avrebbe fatto perdere in una settimana il 6% del capitale, che è molto. E anche nel medio periodo ci possono essere brutte sorprese: negli ultimi sette anni va ricordata infatti oltre quella di questi giorni anche la crisi delle Borse del 2000-2001, per riassorbire la quale ci sono voluti vari anni. Se però si tratta di un lavoratore più giovane egli si troverà di fronte un lungo periodo di contribuzione e durante questo lungo periodo la Borsa presenterà rialzi e ribassi lungo un trend positivo: si può dire che nel lungo periodo (10-20 anni) l’investimento che contempli anche titoli a rischio è senz’altro conveniente rispetto a quello del Tfr. La ragione risiede nel fatto che nel lungo periodo l’incremento del valore di Borsa riflette grosso modo l’incremento dello stock di capitale dell’economia che, più o meno (in realtà tende ad essere più vicino al più che al meno) riflette l’incremento del Pil reale, che è sempre stato superiore (in Italia e in tutti i Paesi Ocse) all’1%, che è grosso modo l’incremento del valore reale del Tfr.

          Una seconda considerazione che viene spesso fatta do coloro che sono tiepidi verso i Fondi è che essi, rispetto al Tfr, presentano alti costi di gestione. L’obiezione è fondata, ma di fronte ad alti costi il rimedio è la concorrenza. Se il sistema ha molti Fondi e se le loro condizioni di offerta sono trasparenti (e questa trasparenza è adeguatamente tutelata dalle “Autority” preposte allo scopo) i costi possono essere abbondantemente inferiori alle differenze di performance tra Fondi e Tfr. Per poter quantificare queste proposizioni riprendo un’analisi de «Il Sole 24 ore» («Speciale Tfr», 5 febbraio) che ha confrontato la performance del Tfr con quella di Fondi di diverse linee negli ultimi cinque anni (ricordo che i Fondi pensione esistono in Italia solo da cinque anni); questa analisi non si discosta molto da un confronto tra Fondi e Tfr su tre anni pubblicato dalla Covip (l’Autorità che vigila sui fondi pensione). Risulta che il rendimento annuo composto del Tfr ha battuto quello dei Fondi solo nel caso della linea obbligazionaria, dimostrando con questo che il rendimento reale dei titoli di Stato è stato molto basso (intorno all’1%) e che, come è facile immaginare, i Fondi non possono gestire titoli a reddito fisso in modo da ottenere un extra rendimento che possa coprire i costi di gestione. Ma questo è l’unico caso, perché nelle linee bilanciate o azionarie il rendimento medio annuo corrisposto dai Fondi è stato dal 3 al 5% superiore a quello del Tfr. Questo risultato è ciò che è normale attendersi, anche se è stato senz’altro influenzato dal fatto che nel periodo considerato le Borse di tutto il mondo sono andate molto bene, in quanto in tale periodo non sono compresi i due shock negativi del 2001 e del 2007.

          Per la completezza del discorso va anche considerato un altro fattore, che non deve essere trascurato in un mondo in cui anche nelle istituzioni più solide avvengono crack inattesi a volte per fatti di mercato, ma a volte per malversazioni private. Il Tfr gestito dall’Inps o lasciato in azienda ha la garanzia statale del mantenimento del valore del capitale. I Fondi invece (a prescindere dall’andamento di Borsa) sono società private che possono fallire e in questo caso il capitale viene perduto in tutto o in parte. Io non credo che questa eventualità debba indurre delle scelte conservatrici dei lavoratori, credo invece che lo sviluppo dei Fondi sia positivo per il sistema finanziario italiano e per consentire in futuro una adeguata pensione integrativa ai giovani lavoratori di oggi. Tuttavia le considerazioni precedenti devono indurre i lavoratori a scelte oculate sulla serietà dei gestori e le Autorità a controlli severi sulla gestione delle società che offrono i Fondi in generale e i Fondi pensione in particolare.