“Analisi” Il Professore: serve una scossa

16/01/2006
    domenica 15 gennaio 2006

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    NELL’UNIONE – E’ LA PIÙ GRAVE CRISI TRA IL LEADER E I DUE PARTITI, DAL SUO RITORNO IN ITALIA

      Il Professore: serve una scossa
      non voglio perdere le elezioni

        retroscena
        Fabio Martini

        ROMA
        «Addirittura?». Era rimasto sorpreso, tre giorni fa, Romano Prodi quando lo avevano informato sui contenuti di un vertice Ds-Margherita sulla lista dell’Ulivo. Oltre a quote, liste, strategie comunicative in quella riunione si era ipotizzato persino di promettere posti da sottosegretario del governo (Prodi) ai parlamentari non ricandidati. Vai a sapere se le cose stessero veramente così, ma da qualche settimana il Professore aveva la sensazione che i partiti si stessero rimangiando tutto il terreno perso dopo il plebiscito delle Primarie. E gli era suonata eccessiva anche quella proposta fattagli da Piero Fassino e da Massimo D’Alema: «Romano, potresti fare il capolista dell’Ulivo in 4 circoscrizioni» su un totale di 27. Ma a rendere inquieto il Professore non è stata soltanto la ritrovata baldanza dei partiti. Per quanto lui continui a ripetere frasi del tipo «la parola paura non fa parte del mio vocabolario», gli ultimi sondaggi parlano chiaro: per ora il calo di 3 punti fatto segnare dai Ds non viene recuperato da nessuno e il segno meno pesa su tutta la coalizione. Prodi vorrebbe invertire subito questa tendenza e confida un pensiero nascosto: «Io le elezioni non le voglio perdere! Ma se l’opinione pubblica percepisce che l’Ulivo è un’intesa provvisoria, questo messaggio è negativo, certo non aiuta».

        La minaccia

          Per tutti questi motivi e, forse consapevole di una leadership affievolita nelle ultime settimane, ieri mattina Prodi ha optato per l’elettrochoc: con una raffica di perifrasi molto esplicite il Professore, intervenendo al congresso straordinario dei Repubblicani europei, ha fatto capire che se al progetto del partito democratico ci si crede veramente, tanto vale puntarci subito e correre senza simboli di partito anche al Senato oltreché alla Camera. Perché altrimenti, come consiglia il politologo Ilvo Diamanti, tanto vale correre ognuno con le proprie bandiere. La minaccia di metter su una Lista Prodi? Apriti cielo. Nulla inquieta di più la Quercia ferita e la Margherita mai del tutto fiorita di ritrovarsi davanti un Prodi croupier, con le mani libere che passa la sua paletta sui voti dei vecchi partiti.

          La nota congiunta

            E così, Piero Fassino e Francesco Rutelli si sono sentiti e hanno deciso di rispondere picche alla lista al Senato (e a tutto il resto) con uno strumento raro e forte: una nota congiunta dei due partiti, affidata ai vice, il ds Vannino Chiti per i Ds e il dl Dario Franceschini. Al rilancio di Prodi, i due partiti replicano con la durezza di chi vuol far male. Nella forma anzitutto: il comunicato inizia con un gelido: «Ds, Margherita e Romano Prodi, candidato alla presidenza del Consiglio», un incipit che indica quali siano le gerarchie. E poi il cuore del comunicato: gli assetti della lista sono stati già decisi tutti assieme e non si possono ridiscutere a poche settimane dalle elezioni.

            La frattura

              Si tratta della più seria frattura tra Prodi e i due partiti da quando il Professore è tornato in Italia. In tutto questo periodo Prodi si era alternativamente appoggiato sui Ds o sulla Margherita, facendo perno su uno dei due per piegare l’altro. Stavolta Ds e Dl si sono stretti assieme e hanno stretto all’angolo il Professore. Anche perché fra i tanti silenzi di Prodi nella vicenda Unipol, quello degli ultimi tre giorni, è stato quello che ha suscitato maggiore apprensione in casa Ds. Perché stavolta non c’era da difendere la Quercia genericamente sotto accusa, ma è stato Berlusconi a prendere l’iniziativa di presentarsi in Procura.

              Questioni diverse

                Un’irritazione molto forte, espressa informalmente e che il presidente dei senatori Ds Gavino Angius traduce con un britannico: «Abbiamo notato il silenzio». Ma Angius aggiunge: «Noi Ds dagli accordi già raggiunti con Prodi non ci muoviamo. Mi sembra una sortita inopportuna, non in sintonia con il calendario di questi giorni, a cominciare degli attacchi di Berlusconi. A pochi giorni dalla presentazione delle liste non cambiamo opinione per un editoriale sul “Corriere” o per il consiglio di qualche amico». Per tutta la giornata Francesco Rutelli ha cercato di fluidificare, di placare gli animi, è riuscito a convincere Prodi a non disdire il vertice di oggi sulle liste. E poi ha spiegato ai suoi: «Non si possono mischiare due questioni diverse: il partito democratico che vogliamo fare dopo le elezioni, la lista da presentare al Senato. Certo, noi il partito democratico saremmo pronti a farlo partire anche subito…».