“Analisi” Il Pd rende più fragile l’unità sindacale

11/04/2007
    mercoledì 12 aprile 2007

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    PD. DENTRO E FUORI LA QUERCIA

      Di Michele Magno

        L’unità politica delle forze riformiste
        rende più fragile l’unità sindacale

          Non c’è solo il probabile addio di Fabio Mussi a turbare il congresso dell’eutanasia diessina. C’è anche l’aperto dissenso di buona parte della Cgil, a cui si aggiunge la posizione neutrale del suo segretario generale. In nome dell’autonomia della confederazione di Corso d’Italia, ha spiegato. In verità è autonomo chi ha un proprio punto di vista da mettere in campo. L’impressione, insomma, è che le simpatie di Guglielmo Epifani ormai siano rivolte ai vari cantieri in allestimento nella sinistra radicale.

          Alla spaccatura della Cgil si affianca il distacco con cui la Cisl e la Uil guardano al percorso costituente del Partito democratico. Una freddezza che rivela qualche diffidenza nei confronti di un progetto di cui si temono, forse, le mire egemoniche sul terreno della rappresentanza del lavoro. L’unità politica delle forze riformiste, dunque, invece di rilanciare le ragioni dell’unità sindacale, rischia di renderle più fragili e più precarie. L’esito è paradossale, quasi una sorta di eterogenesi dei fini. Colpisce, in questo quadro, la reazione fiacca – se non il silenzio – dell’ala ulivista del sindacato. Sarebbe ingeneroso, sia chiaro, gettare la croce addosso ai dirigenti sindacali che hanno sottoscritto la mozione di Piero Fassino. Gli ostacoli alla ricomposizione unitaria del sindacalismo confederale vengono da lontano. Per un verso, dalla trasformazione o dalla scomparsa dei partiti che ne avevano modellato il pluralismo politico. Per l’altro, dalla crisi del blocco sociale fordista, che ha scompaginato il vecchio assetto della rappresentanza. Nella nostra infinita transizione istituzionale, inoltre, la sinistra riformista ha sostanzialmente eluso il problema del rapporto tra sindacato e sistema politico. Ciò ha reso più indeterminato il suo insediamento elettorale e ha ristretto la sua conoscenza della società, favorendo nel contempo la cristallizzazione e la separatezza delle culture sindacali.

          Il leader della Quercia ha promesso che il Partito democratico sarà anche il veicolo di un laburismo moderno, in grado di affrontare questi nodi. Vedremo. Al momento, però, ne mancano alcune fondamentali condizioni. Nel movimento sindacale, un confronto esplicito sulla questione dell’unità organica alla luce dei processi di riorganizzazione in atto nell’area progressista del nostro Paese. Nella sinistra riformista, un chiarimento di fondo sul patto sociale di cui intende essere artefice e garante con la nascita del Partito democratico. E cioè come va ridefinito. Con quale diverso equilibrio tra diritti di cittadinanza e doveri di comunità. Con quale ruolo sia della mano pubblica sia di nuove forme di mutualismo solidale, capaci di rompere le rigidità degli apparati burocratici che amministrano il nostro welfare assistenzialistico. Con quali strategie contrattuali, finalizzate a tutelare e promuovere non solo le uguaglianze, ma le differenze giuste. Attendiamo notizie. Sapendo, come ammoniva Machiavelli, che «non c’è niente di più difficile da condurre, né più dubbioso di successo, né più dannoso da gestire, dell’iniziare un nuovo ordine di cose».