“Analisi” Il Paese nonostante (I.Diamanti)

02/01/2007
    martedì 2 gennaio 2007

      Prima Pagina (segue a pag.19) – Analisi

      L´aspirazione
      alla normalità
      del Paese nonostante

        Cresce l´attesa che le
        cose cambino in economia,
        sfiducia totale sulla politica

        Berlusconi e Prodi, eterni
        rivali, ma molto simili:
        entrambi paiono eterni e
        immobili

          Ilvo Diamanti

            Sulla soglia del 2007, gli italiani faticano a districare delusione e speranza. La delusione per quel che è avvenuto nel 2006 è tanta, ma non vanifica la speranza. I due sentimenti si richiamano reciprocamente, quasi per reazione. È troppo buio, ai loro occhi, il passato recente; il presente.

            La nottata dovrà pure finire. Così, fra i cittadini, come mostra il sondaggio condotto da Demos-Eurisko per "la Repubblica", cresce l´attesa che le cose cambino. In meglio. L´economia nazionale e il reddito familiare, soprattutto. D´altronde, gli stessi indicatori forniti dalle statistiche nazionali e internazionali, da oltre un anno, rilevano una ripresa significativa (per quanto, in Italia, di proporzioni più modeste che altrove). Le speranze, però, si fanno fievoli, e quasi soffocano, in politica. Dove il pessimismo prevale. È il prezzo delle attese eccessive, coltivate nel 2006. Quando tutti gli osservatori – al di là delle fedi politiche – erano convinti – e profetizzavano – che l´Unione avrebbe vinto nettamente le elezioni, mettendo fine all´era-Berlusconi. Non è avvenuto. La Cdl ha perso, ma di poco. L´Unione ha vinto, ma di poco. Troppo poco. Così il cambio di governo non ha impresso un cambio di marcia e di direzione, alla politica del Paese. Il clima d´opinione, salvo una breve parentesi estiva, è rimasto grigio. Per cui gli italiani, nei confronti della politica, oggi esprimono un "voto di sfiducia". Preventiva.

            Dubitano che il 2007 sarà "l´anno della svolta", come ha promesso Prodi, nei giorni scorsi. Al contrario, pensano che tutto continuerà come prima. Stesso governo, stessa opposizione, stessi partiti, stessi leader, stessi problemi. Senza fratture e senza cambiamenti significativi. Senza aggregazioni, nelle due coalizioni. Né a sinistra né a destra. La maggioranza dei cittadini, infatti, non crede al progetto di unificare la destra, annunciato da Silvio Berlusconi. Il Partito della Libertà, il Partito del Popolo: anche fra un anno si continuerà a parlarne. Appunto: parlarne. Come il Partito Democratico, troppe volte annunciato e altrettante frenato, ridiscusso, rilanciato. Per cui, anche a sinistra, lo scetticismo cresce. E le stesse primarie appaiono quasi un ricordo d´altri tempi. Un mito consumato e revisionato: come la "Resistenza".

            A dispetto delle intenzioni prevalenti nella società, quindi, la maggioranza degli italiani non crede che il Partito della Libertà e il Partito Democratico siano all´ordine del giorno. O meglio, dell´anno. Ma anche tutto il resto, in politica, appare – ai cittadini – immobile. Quasi immodificabile. Il sistema partitico: frammentato e diviso. Instabile. In bilico. Come l´azione del governo, sottoposta a continue prove di forza (o di debolezza), soprattutto al Senato. Nessuno o quasi, peraltro, ritiene che il riconteggio dei voti, stabilito dalle giunte dei due rami del Parlamento, possa modificare qualcosa. Il governo: secondo la maggioranza degli italiani, proseguirà incerto e traballante. Ma non cadrà. Forse, subirà qualche modifica, qualche ritocco, in corso. Qualche ministro, qualche sottosegretario potrebbe venire rimpiazzato. Forse. Anche se appare poco plausibile. (Peraltro, in mezzo alla folla degli uomini di governo e di sottogoverno, chi se ne accorgerebbe?). Ma sono pochi (poco più del 20%) a considerare probabile una crisi di governo. Al "governo di larghe intese": credono solo due italiani su dieci.

            Molti di più, oltre il doppio, ritengono possibile la "discesa in campo" di Montezemolo. Oggi leader confindustriale, domani politico "in mezzo alle parti". Tante volte ha smentito e altrettante ha ammiccato. Più che chiedersi "se", molti si chiedono "quando" avverrà. Tuttavia, pochi pensano che Prodi rischi, seriamente, di venire rimpiazzato. Da lui o da altri. La friabilità del sistema politico complessivo, e anzitutto dell´Unione, lo fanno apparire intoccabile. Senza conseguenze gravi per la tenuta della coalizione di governo. Ma anche dell´opposizione. Berlusconi, d´altronde, appare a tutti – o quasi – gli italiani inattaccabile. Inamovibile. Insostituibile. Immortale. L´uomo che cade e si rialza. Sempre. Affronta le avversità e i malanni, rinnovandosi. Ri-cambiandosi. Un pezzo dopo l´altro. Le rughe, i capelli, il cuore. Il suo corpo: icona della continuità e dell´immutabilità del potere, in Italia.

            Quasi un paradosso ironico. Lui, simbolo della Seconda Repubblica, del "nuovo" in politica: incamminato sulla strada di Andreotti. Un Andreotti al tempo della (video) politica come marketing. Leader senza rughe, senza riporti, senza capelli bianchi, senza età. Eterno e immobile, come il suo sorriso. Come il suo antagonista di sempre. Come farebbe Berlusconi senza Prodi? E Prodi senza Berlusconi?

            Va aggiunto che i cittadini non sembrano rassegnati a questa commedia che si replica, puntuale, da troppi anni. Vorrebbero veder cambiare le cose seriamente. Soprattutto gli attori protagonisti. Senza attendere una nuova catastrofe. Una nuova guerra, un nuovo collasso finanziario dello Stato, una nuova Tangentopoli. Come nel 1945 o nel 1992. Non sembrano contenti, gli italiani, di questo Paese immobile. Gattopardesco. Quasi metà di essi sostiene, non a caso, che "per migliorare le cose nel Paese occorrerebbero più giovani ai posti di comando". Eppure, tutti (o quasi) credono che il sistema partitico resterà frammentato, come ora.

            Destra e sinistra: coalizioni inquiete, instabili e rissose. Impersonate dai soliti duellanti, che si affrontano, senza soluzione di continuità, da oltre dieci anni. Prodi e Berlusconi. Affiancati, sfidati, dai soliti eterni delfini. I soliti, eterni "successori" annunciati. I leader che ambiscono a rimpiazzarli: ogni anno più vecchi e meno credibili. Vuoi mettere Tony Blair e José Luis Zapatero, che a quarant´anni erano già premier? O Ségolène Royal, Nicolas Sarkozy, che hanno cinquant´anni e si apprestano ad affrontare la sfida per la presidenza della Repubblica francese?

            Per questo siamo convinti che la stragrande maggioranza dei cittadini abbia aderito, con calore, all´appello di fine anno del presidente Napolitano, quando ha auspicato un "un clima più sereno" e li ha esortati a "non allontanarsi dalla politica". D´altronde, negli ultimi anni, gli italiani hanno approfittato di tutti i ponti gettati fra società e politica. Hanno votato, in massa, a ogni scadenza elettorale. Hanno partecipato, in massa, alle primarie e a decine di manifestazioni. Anche se di protesta. Hanno espresso un impegno diffuso e crescente, nelle attività locali e solidali. Ma per credere nella politica, per non allontanarsi da essa: servirebbe una politica più credibile. E meno lontana da loro. In caso contrario, continueranno – come oggi – a confidare solo in se stessi, nella propria famiglia, nella propria comunità sociale e locale. "Nonostante" la politica. "Nonostante" il Palazzo. "Nonostante" le istituzioni.

            L´Italia, un Paese "nonostante". Che dà il meglio di sé quando il pericolo incombe e tutto sembra perduto. Noi italiani. In grado di passare da "calciopoli" al trionfo dei mondiali di calcio. Così, senza soluzione di continuità. Non in modo "casuale", ma "causale". Condannati a imprese eccezionali, a missioni impossibili. Dopo tanta adrenalina, vorremmo un "anno più sereno". E, "nonostante" tutto, più normale.