“Analisi” I rivali di Rifondazione (R.Barenghi)

22/11/2006
    mercoled� 22 novembre 2006

    Pagina 16 – Politica

      Il Subcomandante
      alla battaglia contro
      la “sinistra scema”

        Per Rifondazione
        i rivali ormai sono
        Rizzo e Diliberto

          Analisi
          Riccardo Barenghi

            ROMA
            I sondaggi vanno male per tutti nel centrosinistra, e anche per Rifondazione vanno male. Se si votasse oggi il partito di Bertinotti, secondo l’ultima rilevazione fatta da Unicab e resa pubblica domenica sera da La 7, perderebbe quasi un punto rispetto al risultato della Camera, dal 5,8 al 4,9 per cento. E’ vero che i sondaggi sono sempre sondaggi, e soprattutto in tempi di Finanziaria penalizzano chi sta al governo. Ma in certe occasioni ognuno guarda in casa sua, e magari si preoccupa.

            Soprattutto si preoccupa se di fronte a un calo cos� vistoso di consensi e di popolarit�, il Presidente del Consiglio se la prende col �Paese impazzito�. Dentro Rifondazione sono rimasti allibiti, questa la parola che usano, quando hanno sentito Prodi parlare cos�. Non � piaciuta a nessuno quell’uscita. Ma come, si sono chiesti, invece di prendersela con le lobby, i gruppi di potere, le corporazioni, i poteri forti, il premier si scaglia contro tutto il Paese? Cos� non va, tanto che lo stesso Bertinotti ha aspettato l’occasione giusta per bacchettare il �suo� premier, accusandolo implicitamente (anche se ieri ha smentito di avercela con lui) di tenere �atteggiamenti aristocratici con il Paese�.

            Ma � solo una polemica che finisce l� oppure � un avvertimento, o addirittura una minaccia? Dentro il partito tutti negano che ci siano altre intenzioni, che insomma Rifondazione cominci a pensare a un suo futuro sganciamento dal carro del governo. Negano ma non si nascondono certo le difficolt� e le sofferenze per il Partito, oggi e soprattutto domani. Gi� la gestione della Finanziaria li ha lasciati scontenti, nonostante all’inizio fossero stati loro i protagonisti della manovra, tanto che � passata ormai l’idea che si tratti della �loro� Finanziaria. Invece loro tanto �loro� non la sentono pi�, la difendono in pubblico ma in privato parlano di �pasticci uno dietro l’altro�. In pi�, non gradiscono lo stile col quale Prodi gestisce la situazione: troppo personale, a volte autoritario, plebiscitario, un po’ berlusconiano insomma.

            Un fastidio che si somma a un altro fastidio, quello che provano di fronte a quei movimenti, per quanto super radicali per non dire estremisti, che vanno ormai per conto loro. Certo, dicono, sono poca cosa, poca gente e poche associazioni, ma si tratta comunque di pezzi che si agitano nella societ� e che fino a pochi anni fa sfilavano fianco a fianco con Bertinotti. Mentre adesso gli sparano (metaforicamente) contro. Mettiamoci pure che i cugini-rivali di Diliberto e Rizzo non perdono occasione per approfittare della situazione, scavalcando a sinistra il Prc, per capire che qualche motivo di nervosismo dentro il Prc non manca. Tanto che ieri il direttore di �Liberazione�, Piero Sansonetti, ha scritto un lungo editoriale contro �la sinistra scema�. Cio� proprio quella che � scesa in piazza sabato scorso, a cominciare da Diliberto che �per fortuna – dicono nel Prc – si � fatto un bell’autogol�. D’altra parte, �competition is competition� o come si diceva tanti anni fa nel mondo della Terza Internazionale: �Nessun nemico a sinistra�. All’epoca si intendeva che andava annientato fisicamente, oggi per fortuna ci si limita alla semplice concorrenza elettorale.

            Finora si tratta di sofferenze che toccano s� punti sensibili ma che vengono considerate sopportabili. Il meglio, anzi il peggio, deve ancora arrivare. Ed � quella che Fassino chiama la fase due, altrimenti detta delle riforme strutturali. Le pensioni, le liberalizzazioni, le privatizzazioni dell’energia, forse anche dell’acqua. E qui si rischiano dolori seri se tutto non dovesse andare come dovrebbe, secondo il Prc ovviamente: e dovrebbe andare nel senso che le riforme si fanno (Bertinotti non pensa di mettere veti al riguardo) ma si fanno �democraticamente, coinvolgendo il Paese� (non impazzito), usando insomma un nuovo metodo e rispettando il Programma-totem. Se invece cos� non fosse, Rifondazione magari non pensa di provocare un nuovo ‘98, ossia uscire dalla maggioranza e dal governo aprendo cos� la crisi. Ma teme che si sfaldi tutta l’Unione e imploda nelle sue contraddizioni. Una prospettiva che il Prc – e in particolare Bertinotti che ha investito tutto in questa partita – considera la sconfitta delle sconfitte.