“Analisi” Corsa a sinistra per i ministeriali (E.Marro)

28/03/2007
    mercoledì 28 marzo 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 26) – Economia

    CONSENSO E VOTI
    Il peso dei ministeriali

      Ed è corsa a sinistra per i ministeriali

        Giordano: confronto nell’Unione sul pubblico impiego. Fassino: ma il merito? Il leader Cgil: fatti concreti

          Enrico Marro

            ROMA — La categoria di elettori che più sostiene il centrosinistra è quella dei dipendenti pubblici. E questo aiuterà i sindacati a ottenere dal governo lo sblocco dei contratti. Nelle elezioni del 2006 la coalizione guidata da Prodi ha potuto contare sul voto del 60% circa dei lavoratori del settore pubblico (dai quadri agli impiegati, dagli insegnanti ai commessi).

            Si tratta anche di un gruppo di elettori fedeli. Gli operai, invece, sono molto sensibili alle sirene del centrodestra e nel Nord hanno scelto in maggioranza la coalizione guidata da Silvio Berlusconi (45,7% contro il 37,5% per il centrosinistra). La ricerca su come hanno votato i lavoratori nel ’96, nel 2001 e nel 2006, realizzata dall’Ires (il centro studi Cgil) in collaborazione con l’istituto Cattaneo, è stata presentata ieri in un convegno organizzato dalla stessa Cgil sui rapporti tra sindacato e politica al quale hanno partecipato i segretari dei Ds, Piero Fassino, di Rifondazione comunista, Franco Giordano, e del Pdci, Oliviero Diliberto.

            La ricerca e il confronto fra i leader politici davanti alla platea di dirigenti cigiellini cadono in un momento particolare. A meno di un mese dal congresso Ds che dovrebbe aprire la strada al Partito democratico, ipotesi alla quale si oppone, da sinistra, la mozione Mussi, che minaccia la scissione, e alla quale aderisce mezza segreteria della stessa Cgil. E alla vigilia della trattativa fra governo e parti sociali su welfare, pubblico impiego e competitività. I discorsi di Fassino da una parte e Giordano e Diliberto dall’altra hanno mostrato due volti della sinistra difficilmente conciliabili.

            Secondo il leader di Rifondazione, la nostra società ha subito un «processo di americanizzazione» per cui «abbiamo introiettato la cultura dell’impresa» e la politica non è capace di rappresentare la conflittualità sociale e di dare una risposta alla precarizzazione che «è la forma attuale del capitalismo». Ci penserà però Rifondazione, incalza Giordano, a «rimettere al centro il lavoro dipendente: apriremo un confronto nella coalizione sulla redistribuzione dei redditi, a partire da tre questioni: il contratto del pubblico impiego, la leva fiscale per agevolare il contratto nazionale (e non quello aziendale), la previdenza, eliminando lo "scalone" e intervenendo sulle pensioni basse». Punti che Rifondazione farà pesare nella trattativa tra governo, imprese e sindacati che comincia oggi. Secondo Fassino, invece, «il problema non è che siamo diventati subalterni ad un americanismo; c’è stato invece un cambiamento strutturale del lavoro rispetto al modello fordista» del posto fisso.

            E per meglio rendere l’idea il segretario dei Ds, guardando ora Giordano ora i sindacalisti, ha raccontato: «L’altro giorno proprio un compagno della Cgil mi ha detto: "La verità è che se oggi gli operai della mia fabbrica avessero letto l’articolo di Ichino sul Corriere,

            sarebbero stati tutti d’accordo con lui"» sul fatto che nel pubblico impiego c’è troppa tolleranza verso l’inefficienza. «Noi — ha ammesso Fassino — abbiamo sempre avuto difficoltà a usare la parola merito. Invece questa parola è sempre più rilevante tra i lavoratori». Così come lo è la richiesta di risposte ai bisogni concreti, «perché se al Nord non facciamo le strade, dicendo che dobbiamo rispettare l’ambiente, e gli operai si fanno due ore di coda in macchina per andare in fabbrica, è normale che poi votino per la Lega». Fassino ha quindi concluso prospettando il Partito democratico che avrà come «valore fondante il lavoro, perché questo sta nel dna di una forza riformista». Ma per Diliberto il Pd è «una sciagura» e i riformisti sono «quelli che allargano i diritti non che li restringono».

            Epifani (che nei Ds non ha scelto alcuna mozione) non è entrato nel merito delle diverse analisi, ma ha chiesto a Fassino che la centralità del lavoro «non sia solo dichiarata, ma anche praticata». Quanto alla Cgil, «siamo autonomi, ma non indifferenti. Un anno fa Prodi al congresso della Cgil disse: "Il vostro programma è il mio programma". Avrei preferito una frase meno forte e dei fatti più concreti». Ora però che si è vista la fragilità della maggioranza, Epifani è molto, molto preoccupato: «Se fallisse l’esperienza di questo governo si avrebbe un ritorno all’indietro più drammatico di quanto noi stessi non pensiamo».

            Gli elettori del centrosinistra, ha avvertito il leader della Cgil, «sarebbero o delusi, o penserebbero che non c’è differenza tra centrodestra e centrosinistra o sceglierebbero l’interesse individuale». E a quel punto sarebbe a rischio anche l’elettorato più fedele. Persino i dipendenti pubblici.