“Analisi” Con la testa alle urne (F.Geremicca)

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 3) – Primo Piano

        Analisi
        Il cambio di rotta del governo

          Meno risanamento
          e più investimenti
          pensando alle urne

            Prodi e Padoa-Schioppa hanno sorpreso l’ala radicale
            “La Finanziaria ci consente di aprire subito una fase di sviluppo”

                È probabile che, nonostante l’esigua maggioranza al Senato, il referendum elettorale all’orizzonte e le fibrillazioni nella coalizione, il voto anticipato non sia dietro l’angolo.

                E’ un fatto, però, che nell’ultima decina di giorni l’Unione ha risistemato alcune cose in maniera tale che se si dovesse invece precipitare verso uno showdown elettorale assai anticipato rispetto alla scadenza prevista, ecco, a quell’appuntamento il centrosinistra ora potrebbe arrivarci con qualche cartuccia in più. C’è anche questo, a ben vedere, dietro le scelte definite ieri dal governo in materia di politica economica: dopo i tagli, i sacrifici e le decisioni impopolari dei primi dodici mesi, arriva il tempo dell’aumento delle pensioni minime, della riduzione delle tasse (l’impegno sull’Ici) e di una politica – insomma – più di investimento che di risanamento. E’ un cambio di rotta non da poco: che sommato alla scelta di giocare sin da subito la carta-Veltroni (oggi candidato alla guida del Pd, domani a quella del governo) trasmette agli osservatori la sensazione che il centrosinistra riorganizzi linea e squadra come se le elezioni potessero davvero essere più vicine di quel che oggi si possa immaginare.

                E’ possibile si tratti semplicemente della risultante oggettiva di decisioni non più rinviabili, e che hanno logiche e obiettivi del tutto distinti e autonomi l’una dall’altra. Ed è proprio in questa chiave, naturalmente, che Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa ieri hanno motivato e illustrato ai leader della maggioranza la nuova linea in materia di economia: persino sorprendendo ministri e capigruppo della sinistra radicale, arrivati alla lunga serie di riunioni di ieri con la pistola – come si dice – carica e in mano. Tps in particolare si è subito scansato dalla possibile linea del fuoco, senza nemmeno attendere l’avvio dell’ostilità. Spiegherà poi Anna Finocchiaro: «Mi pare di poter dire che il ministro è orientato a non essere così rigoroso rispetto alle indicazioni per il piano di rientro nel rapporto deficit/pil». Ora, considerando il rilievo che Tommaso Padoa-Schioppa ha sempre attribuito al riequilibrio di quel parametro ed al giudizio degli organi internazionali, la svolta non è da poco. Così come è assai significativo il ragionamento all’interno del quale Romano Prodi ha inserito le novità dell’aumento di due milioni di pensioni minime e la riduzione dell’Ici.

                Raccontano, infatti, che il premier si sia prima preso qualche soddisfazione («Ho detto più volte che bisogna giudicare il governo in una logica di legislatura, e che dopo i sacrifici sarebbero arrivati i benefici») e poi abbia spiegato, con qualche rapidità, la novità che permette al governo di metter mano al portafogli: «Immaginavamo che occorressero due anni per il risanamento, ma sia le misure messe in campo con la Finanziaria sia l’extragettito fiscale ci permettono di aprire subito una fase di investimento, sviluppo e sostegno alle famiglie». Che tutto questo – sia il minor rilievo attribuibile al parametro deficit/pil, sia la possibilità di avviare una politica di spesa – che tutto questo, dicevamo, sia stato scoperto nel giro di una settimana, può magari destare qualche sospetto ma è certo stato accolto con grande soddisfazione da tutta la maggioranza di governo.

                E’ possibile, in fondo, che il tandem Prodi-Tps si sia reso conto negli ultimi giorni dell’impossibilità di reggere l’urto contemporaneo delle pressioni sia dell’ala radicale che dell’ala riformista della coalizione. Perché se è vero che la lettera critica di Pecoraro Scanio, Mussi, Ferrero e Bianchi aveva riaperto un pericoloso fronte polemico con la sinistra radicale, è altrettanto vero che, su queste materie, la pressione di Ds e Margherita sull’esecutivo non s’era mai allentata. E’ dall’autunno scorso che Piero Fassino si sgola nel chiedere un «cambio di passo» all’esecutivo; e sono ormai mesi che Francesco Rutelli insiste sulla riduzione dell’Ici (senza contare gli appelli di ministri come Bindi e Mastella per una politica di sostegno alle famiglie). Il deludente risultato elettorale delle amministrative di un mese fa, ha fatto scattare l’allarme rosso nel centrosinistra, aumentare la richiesta di un cambio di rotta del governo e probabilmente convinto Prodi e Padoa-Schioppa che era giunta l’ora, se non proprio di aprire, almeno di schiudere il portafogli.

                Magari non c’entra niente: però, per tornare all’inizio, l’effetto congiunto della discesa in campo di Veltroni e della svolta in economia è quello di rendere meno vulnerabile la maggioranza di governo sui due terreni di maggior sofferenza. Che sono, appunto, il cosiddetto «discredito della politica» (per l’assoluta assenza di rinnovo della classe dirigente) ed una politica economica che ha fatto del governo Prodi – secondo la vulgata dell’opposizione – semplicemente il «governo delle tasse». E’ possibile che le due mosse aiutino l’Unione a ritrovare un po’ del consenso perso nel Paese. Ed è certo che la mettono in condizioni meno traballanti di fronte all’eventualità di un incontrollato precipitare verso le elezioni. Se poi saranno anche in grado di far davvero «ripartire il Paese», lo si vedrà. E non occorrerà davvero aspettare molto…