An media per il dialogo, ma i sindacati dicono no

31/10/2003


31 Ottobre 2003

ANCORA UN CONTRASTO DI OPINIONI IN SENO AL CENTRODESTRA SULLA NUOVA PREVIDENZA


retroscena
Roberto Giovannini
An media per il dialogo
ma i sindacati dicono no
Baldassarri, d’intesa con Fini: riforma più graduale e dal 2005
Maroni: su questo punto il governo ha già deciso all’unanimità

ROMA
L’EMENDAMENTO che contiene la riforma delle pensioni è in Parlamento, i sindacati ne chiedono la cancellazione, Roberto Maroni dice che è negoziabile solo negli aspetti di dettaglio. Ma a quanto pare non tutti nel governo e nella maggioranza sono convinti che la linea vincente sia quella della «fermezza». Ieri, ancora una volta, dall’Udc e da Alleanza Nazionale sono stati lanciati precisi segnali per una riapertura del negoziato con Cgil-Cisl-Uil. Tanto più che a muoversi in prima persona è il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, che ha lanciato una proposta tecnica di modifica del progetto del governo, ipotizzando di far partire la riforma dal 2005 e limitando l’impatto dell’innalzamento dell’età pensionabile. Una iniziativa, quella di Baldassarri, che difficilmente avrebbe potuto essere lanciata senza un via libera esplicito del leader di An e vicepremier Gianfranco Fini. Così deve averla interpretata, almeno, il ministro del Welfare Maroni, che l’ha liquidata seccamente come una «divagazione», ricordando che tocca ai sindacati fare proposte alternative, e che il governo ha approvato il progetto all’unanimità. Una unanimità che però – a leggere le dichiarazioni aperturiste di Rocco Buttiglione, Sergio D’Antoni e Gianni Alemanno, tutti concordi nell’invitare alla ripresa del confronto e all’«ascolto» delle parti sociali – sembra più ipotetica che concreta.
La strategia di Alleanza Nazionale è chiara: superato lo sciopero, bisogna far di tutto per riportare le confederazioni sindacali al tavolo negoziale. Per il partito di Gianfranco Fini, uno spazio per la mediazione c’è, a patto che Cgil-Cisl-Uil recedano dalla richiesta (giudicata comunque inaccettabile) di cancellare il progetto di riforma depositato in Parlamento, e che Maroni e Tremonti accettino di considerare modifiche consistenti della delega. Il compito di «guastatore» è stato affidato al viceministro Baldassarri, che ieri ha illustrato sul «Messaggero» e sul «Secolo» una modifica significativa del progetto governativo. In sostanza, si eliminerebbe lo «scalone» che dal 1 gennaio 2008 imporrà per andare in pensione di anzianità 40 anni di contributi o 65 anni di età (60 per le donne). Anziché dal 2008, la riforma partirebbe dal 2005, e per il pensionamento basterebbe raggiungere «quota 97», sommando contribuzione ed età: ovvero, 60 anni di età e 37 di contributi, 59 e 38, e così via. Baldassarri, poi, suggerisce modifiche sul Tfr, prospetta un graduale avvicinamento della contribuzione tra autonomi e dipendenti, e immagina una sola finestra l’anno per il pensionamento di anzianità (di fatto, un semi blocco).
Secca, e durissima, la replica del ministro Maroni. «Il governo – commenta – sulle pensioni ha già deciso all’unanimità, il resto sono divagazioni», e ribadisce che proposte alternative sono ricevibili solo se avanzate dalle parti sociali. Su quest’ultimo aspetto concordano anche Sergio D’Antoni (Udc) e il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, che dicono che non spetta al governo ipotizzare soluzioni alternative. Ma la richiesta dei due partiti è nettissima: il governo deve convocare i sindacati e riaprire il negoziato. «Non si può di volere il dialogo e poi non farlo», dice D’Antoni. «Noi dobbiamo ascoltare attentamente il sindacato», afferma il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. «C’è la necessità di riavviare e ridare forza al dialogo sociale», chiude Alemanno.
E i sindacati? Cgil-Cisl-Uil non sembrano intenzionate a cogliere il segnale lanciato da An, come chiariscono le reazioni concordi («non è una vera novità, se vogliono discutere ci convochino») di Pier Paolo Baretta (Cisl), Adriano Musi (Uil) e Beniamino Lapadula (Cgil). Il sindacato, nella dialettica decisamente vivace in atto nel governo e nella maggioranza, legge più un segno di debolezza e di confusione che una disponibilità al dialogo. Ancora, dalla Uil Musi chiude la porta alla speranza di uno sganciamento del sindacato di Luigi Angeletti dalla linea unitaria.
Infine, sarà delusa l’attesa di chi confidava che nel corso delle audizioni parlamentari sulla delega in Commissione Lavoro dal sindacato potessero emergere segnali di apertura: le confederazioni dovrebbero essere ascoltate in Senato martedì prossimo, ma all’appuntamento i tre segretari generali non parteciperanno. Da sabato fino al 5 novembre, infatti, Pezzotta, Epifani ed Angeletti saranno negli Stati Uniti per partecipare a un giro di incontri e conferenze, su invito della centrale sindacale Usa Afl-Cio.