An e Udc: «Ascoltiamo i lavoratori»

13/01/2004


MARTEDÌ 13 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
IL RETROSCENA
La Lega avrebbe voluto chiudere la partita ma il pressing del vicepremier è stato durissimo

Fini piega Maroni, nessuna chiusura
An e Udc: "Ascoltiamo i lavoratori"
          All´inizio dell´incontro il ministro leghista ha avvertito: verifica solo con la devolution
          L´assenza di Tremonti al vertice di maggioranza sarebbe stata concordata

          CLAUDIO TITO


          ROMA – «Voi volete la verifica, lo so e pensate che il dialogo con i sindacati sulle pensioni ne faccia parte. Ma allora sappiate che la verifica non ci sarà se prima non si risolve il problema della devolution. Votate la devolution e poi si farà la verifica». Roberto Maroni ha accolto così i colleghi della maggioranza che si erano dati appuntamento ieri mattina a Palazzo Chigi per concordare la posizione da tenere con i sindacati sulla riforma previdenziale. Gianfranco Fini, Rocco Buttiglione e Gianni Alemanno, si sono quindi trovati di fronte un ministro leghista agguerritissimo. Che, come anche Tremonti, avrebbe voluto chiudere subito la trattativa.
          La risposta di Fini e Buttiglione è stata fermissima. «Noi – ha subito premesso il ministro centrista – non vogliamo rompere con il sindacato». Ma il punto non è solo questo. Le pensioni stanno entrando a pieno titolo nell´agenda della verifica nella Casa delle libertà. Non a caso il vicepremier ha preferito partecipare al pre-vertice di Palazzo Chigi piuttosto che andare all´inaugurazione dell´anno giudiziario. Fini si è voluto assicurare personalmente che il braccio di ferro in corso con il Carroccio e con il ministro dell´Economia non si concludesse con la decisione di interrompere la trattativa con le organizzazioni sindacali. «Il confronto – ha ripetuto a chiare lettere il leader di An – deve andare avanti. Vogliamo risanare l´Italia passando sopra le rovine del sindacato o con il dialogo?». A tratti lo scambio di idee con Maroni ha anche assunto toni assolutamente decisi. Non per niente la riunione è durata più del previsto e i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, hanno dovuto fare anticamera per un po´. L´interrogativo posto dal titolare del welfare con fermezza è stato: «se poi i sindacati incassano il dialogo e poi proclamano comunque 10 giornate di sciopero generale, sarete voi a pagarne le conseguenze?». Il sottosegretario Letta poi si è fatto latore delle preoccupazioni di Tremonti: «se accogliessimo le proposte di Cgil Cisl e Uil e i conti sul risparmio prodotto dalla riforma non venissero accettati dalle organizzazioni internazionali, cosa accadrebbe? Dovremmo rivedere anche le prospettive future». In effetti, se le posizioni su tfr e decontribuzione si sono avvicinate, resta il nodo della riforma vera e propria. L´esecutivo resta fermo sui tempi e sulle quantità, possono variare le modalità. Che, però, hanno già avuto il placet appunto di diversi organismo internazionali.
          Per Alleanza nazionale e per l´Udc, sgombrare adesso il campo dalla riforma delle pensioni avrebbe però indebolito la posizione assunta sulla verifica di governo. Il confronto è stato procrastinato e nel giro di poco tempo il governo formulerà una nuova traccia di lavoro. Anzi, per Fini e Buttiglione la soluzione migliore sarebbe che i sindacati avanzassero una loro ipotesi. «Il governo – ha sottolineato Buttiglione – ha il dovere di approfondire la questione e di studiare le possibilità di avvicinare le proprie soluzioni a quelle richieste dai lavoratori». L´assenza di Tremonti – impegnato con il convegno dell´Aspen Institute e concordata con Palazzo Chigi – ha evitato che la tensione si acuisse. Ironia della sorte, di fronte ai sindacati, è stato il ministro del Welfare ad annunciare la prosecuzione del confronto. Il vicepremier gli ha passato la parola e lui l´ha presa con scarso entusiasmo.