An dialoga sul Welfare

22/09/2003




20 Settembre 2003

An dialoga sul Welfare

ma Tremonti tiene duro

analisi

Roberto Giovannini

ROMA
UN pezzo del governo e della maggioranza – in particolare An e Udc – sta trattando senza clamore con i sindacati che firmarono il Patto per l’Italia per modificare il pacchetto di finanza pubblica, pensioni comprese.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nei suoi colloqui con gli uffici della Commissione Europea e delle istituzioni economiche internazionali lancia al contrario segnali molto netti: l’intervento sulle pensioni ci sarà solo nel 2008, ma da allora per avere l’assegno di anzianità bisognerà avere 40 anni di contributi o 65 anni di età.
Un braccio di ferro che sta animando questa vigilia di presentazione della Finanziaria 2004. Da un lato c’è chi ritiene che sia ancora possibile introdurre cambiamenti significativi nella manovra, magari «adoperando» la capacità negoziale dei sindacati per piegare la resistenza di Giulio Tremonti ad aprire i cordoni della borsa su certe voci di spesa. Come spiega una fonte ministeriale di area An, «al tavolo della trattativa ci fidiamo più dei nostri avversari che dei nostri alleati». Dall’altro c’è il superministro dell’Economia, che ha bisogno di smussare con un via libera alla riforma strutturale delle pensioni le perplessità di Bruxelles e delle istituzioni finanziarie internazionali nei confronti di una Finanziaria largamente fatta di condoni, sanatorie e misure «una tantum». Sullo sfondo, la possibile reazione dei sindacati al combinato manovra-pensioni; come ha detto Silvio Berlusconi, la Finanziaria «sarà bene accolta dal corpo sociale». E molti, nella maggioranza, preferirebbero un’intesa con Cisl e Uil piuttosto che andare alle elezioni europee di primavera dopo un autunno-inverno di conflittualità e scioperi.
Non è dunque un caso se in queste ore le diplomazie dell’Esecutivo lavorano per tentare di smussare l’ostilità delle confederazioni sindacali a questo o a quel punto della manovra. E la sua parte la sta facendo anche Roberto Maroni. Il titolare del welfare ha promesso che l’incentivo per la rinuncia alla pensione di anzianità sarà esentasse; ha garantito che due delle misure inserite nel Patto per l’Italia e mai attuate (l’aumento dell’indennità di disoccupazione e il ritorno del reddito di ultima istanza) diventeranno realtà. E soprattutto, Maroni ha aperto a due richieste di cambiamento della delega previdenziale definite come fondamentali dai sindacati: la non obbligatorietà del trasferimento del Tfr ai fondi pensione, e la modifica della decontribuzione a favore delle imprese per i neoassunti. Una misura, questa, fortemente voluta da Confindustria, ma che nel governo – visto anche che Antonio D’Amato è ormai in «uscita», e che comunque gli industriali saranno scontenti della Finanziaria – si considera seriamente di abolire. I sondaggi con i grandi gruppi del mondo dell’industria italiana, a dire del governo, sembrano mostrare che alla grande impresa la decontribuzione non interessa poi così tanto.
Basterà, per riuscire a strappare un consenso sia pure mugugnante da parte di Cisl e Uil sulla Finanziaria, e una disponibilità a trattare sull’intervento sulle pensioni annunciato per il 2008? Difficile dirlo: nelle dichiarazioni di ieri, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti – scontato il «no» della Cgil, che dal governo non viene contattata nemmeno informalmente – hanno ribadito la loro sostanziale contrarietà al giro di vite sulle pensioni, confermando che decideranno il da farsi solo dopo aver sentito la proposta del governo. Intanto, però, dai partiti più «vicini» a Cisl e Uil – ovvero An e Udc – il pressing sui dirigenti dei due sindacati si fa sempre più insistente. Telefonate, incontri riservati, contatti diretti e indiretti che in queste ore si stanno moltiplicando.
An e Udc, dicono i bene informati, sono moderatamente ottimiste sul successo di questo negoziato «parallelo». Tra le carte da giocare, anche modifiche allo schema che Tremonti sta spiegando in giro per il mondo: incentivi volontari ora, ma dal 2008 in pensione di anzianità con 40 anni di contributi o 65 di età. Ad esempio, rendendo obbligatorio il rinvio della pensione anticipata, sia pure incentivata, sin dal 2004. Oppure, una graduazione più moderata possibile dell’irrigidimento dei criteri per il diritto alla pensione, per evitare il cosiddetto «muro» che dal 2008 renderebbe un miraggio l’assegno di anzianità.
In casa sindacale qualche dirigente disponibile a trattare su queste basi ci sarebbe. Più nella Uil di Luigi Angeletti. Molto meno nella Cisl di Savino Pezzotta, che deve tra l’altro fare i conti con la linea dura su Sud e pensioni propugnata dal potente segretario confederale Raffaele Bonanni, che invece nel 2002 fu decisivo per favorire la firma del Patto per l’Italia. Tutto dipenderà dall’incontro a Palazzo Chigi di martedì prossimo.

Se Cisl e Uil si vedranno comunicare da Tremonti decisioni sulle pensioni del tipo «prendere o lasciare», lo sciopero generale unitario sarà molto difficile da evitare.