Ampliate le «quote» nel decreto sui flussi

17/07/2002

17 luglio 2002


La legge sull’immigrazione
Ampliate le «quote» nel decreto sui flussi
La realizzazione di una puntuale programmazione degli ingressi legali in Italia dei cittadini stranieri rappresenta una delle linee guida che caratterizzano la nuova legge sull’immigrazione. A questo scopo, l’articolo 3 del Dlgs 286/98 (Testo unico sull’immigrazione) prevede che il presidente del Consiglio dei ministri determini, tenuto conto dei rapporti provenienti dalle Regioni sul fabbisogno di manodopera, entro il termine del 30 novembre dell’anno precedente a quello di riferimento del decreto, le quote di stranieri da ammettere nel territorio nazionale per lavoro subordinato, anche per esigenze a carattere stagionale, e per lavoro autonomo. La legge approvata dal Parlamento prevede la facoltà, e non più l’obbligo, per il Governo, in caso di mancata pubblicazione del decreto flussi, di consentire l’ingresso di nuovi lavoratori. Gli obiettivi seguiti per l’accesso al lavoro in Italia degli immigrati sono:
1-affinare la programmazione dei flussi affinché rispondano sempre più alle esigenze del mercato del lavoro (sia per lavori qualificati sia per quelli meno specializzati);
2-potenziare l’attività negoziale bilaterale con i Paesi di origine per favorire un pieno utilizzo delle quote (anche attraverso liste di lavoratori) e per una maggiore responsabilizzazione delle autorità locali straniere nella gestione dei flussi;
3-prevedere uno strumento più flessibile e rapido per le modifiche del decreto flussi relativamente ai lavoratori stagionali. Nello stabilire le quote, il decreto sui flussi può prevedere restrizioni all’ingresso in Italia di lavoratori di Stati che non collaborano adeguatamente nel contrasto all’immigrazione clandestina. Nell’ambito del decreto flussi la nuova legge amplia, rispetto a quella precedente, il contingente delle quote riservate: ai lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea retta di ascendenza (cioè per i figli, i nipoti e i pronipoti di emigranti italiani) residenti in Paesi extracomunitari che chiedano di essere inseriti nell’elenco disponibile presso le rappresentanze diplomatiche. Le liste, già previste dall’articolo 21, comma 5, del Testo unico, sono aggiornate per anno solare in modo distinto per lavoratori a tempo indeterminato, determinato e stagionale. Le ambasciate trasmettono, nell’ordine di ricevimento, le schede agli Affari Esteri che ne cura l’invio al Welfare per l’inserimento nell’anagrafe annuale informatizzata; ai cittadini dei Paesi extra Ue con i quali è in corso una collaborazione per il rientro degli immigrati irregolari in Italia (Albania, Tunisia, Marocco); ai lavoratori stranieri che partecipano ai corsi di formazione; ai minori stranieri non accompagnati che ai sensi dell’articolo 32 del Testo unico hanno ottenuto il permesso di soggiorno per lavoro. Alla luce degli ultimi decreti del Welfare sull’ingresso di lavoratori stagionali, si potrebbe ipotizzare una riserva di posti anche a favore dei lavoratori provenienti da Paesi candidati all’adesione all’Ue (Slovenia, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Bulgaria). Infine, non possono entrare in Italia per svolgere attività di lavoro, gli stranieri che siano già stati espulsi, salvo che sia intervenuta apposita autorizzazione dell’Interno, o che sia decorso il termine di dieci anni (oppure di cinque anni) dalla data di esecuzione dell’espulsione stessa.

Marco Noci