«Ammortizzatori sociali, no alle differenze»

10/03/2010

Il leader nazionale interverrà a Bolzano «Chi viene licenziato deve poter ricorrere alla magistratura»
TRENTO— «La delega per gli ammortizzatori sociali a Trento? Interventi aggiuntivi sono senz’altro apprezzabili, ma il quadro dev’essere uniforme e universale. Credo che sia necessario un coordinamento generale. Non è pensabile una situazione a macchia di leopardo in cui i diritti dipendono dalla regione in cui si vive » . Contrariamente ai sindacati trentini, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, si esprime con grande cautela sulla delega ottenuta da Piazza Dante nell’ambito dell’accordo sul federalismo fiscale.
Domani il segretario generale della Cgil sarà a Bolzano per il congresso della Cgil altoatesina. Poi via di nuovo a Roma per la manifestazione nazionale a difesa di lavoro e salari. Oramai archiviato lo scontro interno tra le due mozioni — Epifani è stato confermato a larga maggioranza— la Cgil guarda al futuro e riparte dalla lotta per un fisco più equo. Il segretario generale guarda con interesse a ciò che succede in Trentino Alto Adige dove, grazie all’autonomia, gli enti locali hanno un maggior margine di manovra sia in termini di politica fiscale sia in termini di aiuti sociali. Tuttavia, proprio alla luce dell’esperienza di Bolzano e Trento, Epifani sottolinea il rischio di spezzettare i diritti degli italiani. «Ciò che serve in una fase come questa — spiega il segretario della Cgil — è un intervento del governo deciso che vada oltre l’elemosina. Le Regioni possono avere un ruolo molto importante ma i diritti devono essere universali. Non è pensabile che vi siano troppe differenze tra una regione e l’altra». Segretario, in Trentino Alto Adige come a livello nazionale c’è stato un’intenso dibattito sulle due mozioni congressuali, la sua e quella di Moccia appoggiata anche da Fiom e Funzione pubblica. Il sindacato ne esce indebolito o questa pluralità è sinonimo di buona salute?
«Un congresso nazionale in cui si confrontano due mozioni è segno di democrazia e anche di ricchezza. Rimango convinto che in questo momento segnato dalla crisi sarebbe stato meglio avere una mozione unitaria. Alla fine c’è stato un risultato forte e questo consentirà alla Cgil di avere un’identità forte e un programma chiaro».
La Cgil riparte dalla lotta per un fisco più giusto e contro l’evasione. Sono queste le nuove emergenze da affrontare?
«Il 2010 avrebbe dovuto essere l’anno della svolta ma sarà l’anno più pesante per l’occupazione. Una crisi così grave avrebbe meritato interventi più consistenti da parte del governo. Una cassa integrazione più alta, una disoccupazione più lunga e qualcosa in più di un’elemosina per i precari. Per quanto riguarda il fisco invece assistiamo ad un vero e proprio paradosso: il prelievo fiscale aumenta solamente su lavoratori e pensionati. In un momento in cui l’occupazione è un bene raro non è il caso di tassarlo. Nemmeno dal punto di vista strategico: se vogliamo far ripartire i consumi allora non si possono aumentare le tasse sui redditi».
Nel frattempo si è aggiunto un motivo in più per scioperare. La legge che introduce la possibile di far ricorso all’arbitrato in caso di licenziamento…
«A quarant’anni dall’approvazione dello Statuto dei lavoratori assistiamo a una vera e propria controriforma che oltretutto è in aperto contrasto con la nostra costituzione. Tutti i cittadini devono poter far ricorso ad un giudice per veder riconosciuti i proprio diritti».
L’arbitrato non è un opzione in più per il lavoratore?
«No, non è un’opzione in più. Piuttosto si tratta di una sorta di limitazione preventiva, si chiede al lavoratore rinunciare a far valere i propri diritti in caso di licenziamento. Questo è grave».
Le Regioni che intervengono dove lo Stato è carente possono essere un modello anche per il resto d’Italia? Trento ad esempio ha ottenuto la competenza sugli ammortizzatori sociali.
«Credo che sia necessario un coordinamento generale. Non è pensabile una situazione a macchia di leopardo in cui i diritti dipendono dalla regione in cui si vive. Interventi aggiuntivi sono senz’altro apprezzabili ma il quadro deve essere uniforme e universale».
Grazie alla propria autonomia, in materia fiscale l’Alto Adige ha un margine di manovra più ampio rispetto alle altre regioni d’Italia. Adesso si sta parlando di una riduzione dell’addizionale regionale dell’Irpef. È una soluzione per far recuperare potere d’acquisto a salari e pensioni?
«Sicuramente è un passo nella giusta direzione, un intervento visibile sulle buste paga. Ridurre la tassazione su lavoratori dipendenti e pensionati aiuta anche a far ripartire i consumi. E proprio questo che noi chiediamo al governo: un riduzione della pressione fiscale sui redditi e una disoccupazione più lunga. Otto mesi sono troppo pochi e poi non dimentichiamo che solamente il 40 per cento dei lavoratori ha diritto all’indennità».
Un’ultima domanda di carattere locale. Trento ha l’Icef, l’Alto Adige non si è ancora dotato di un redditometro per l’accesso alle prestazioni assistenziali. Quanto è importante un simile strumento?

«Il redditometro ma anche l’Ise sono dei sistemi che consentono di avere una fotografia dei redditi il più attuale possibile. Uno strumento molto utile anche quando si tratta di erogare prestazioni».