AMMORTIZZATORI SOCIALI, IL TERZIARIO TAGLIATO FUORI DALLE NUOVE DISPOSIZIONI

08/10/2014

8 ottobre 2014

Ammortizzatori sociali, il terziario tagliato fuori dalle nuove disposizioni

Il dibattito politico si avvita sempre più in una dialettica poco costruttiva fra "nuovo" e "vecchio", fra presunti privilegiati e paria del mercato del lavoro. Il contratto a tutele crescenti pare essere l’unico futuro possibile per il mercato del lavoro, panacea di tutti i problemi, che un certo sindacato miope si ostina a non apprezzare appieno. Senza scivolare in una facile retorica, il compito del sindacato è certo pensare a chi un’occupazione non ce l’ha, ma anche preoccuparsi a chi a breve un lavoro lo perderà. E questa preoccupazione dovrebbe turbare i sonni anche del nostro esecutivo.

Stiamo parlando potenzialmente di più di 1 milione di lavoratrici e lavoratori che il decreto di riordino sugli ammortizzatori in deroga pubblicato lo scorso agosto, taglia brutalmente fuori da ogni possibilità di tutela.
I dipendenti degli studi professionali, delle associazioni, delle fondazioni, dei servizi sono stati deprivati da suddetta normativa dalla possibilità di accedere a qualsivoglia strumento di salvaguardia in caso di difficoltà delle proprie imprese.
Nei primi mesi del 2014 i lavoratori in cassa integrazione in deroga a zero ore (e quindi potenziali prossimi licenziati) sono stati nei settori commercio, turismo e servizi quasi 16mila, (circa 22milioni di ore) cui si aggiunge il dato dell’artigianato circa 22mila (più di 31milioni di ore), numeri questi già vecchi e datati probabilmente destinati, come minimo, a raddoppiare.
La situazione più drammatica sembra riguardare le imprese con meno di 15 dipendenti tagliate fuori da ogni forma di sostegno al reddito per i propri addetti, anche dal fondo residuale di solidarietà INPS recentemente costituito.
Con le nuove disposizioni in materia, sono diversi i settori che rischiano di non poter aver nessun tipo di aiuto in caso di necessità.
“In questo paese moltissimi lavoratori – e la Filcams ne rappresenta i 2/3 – di fronte alla crisi della loro azienda non hanno nessun strumento di tutela” è quanto afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil. “La cassa in deroga ha consentito a diverse imprese di respirare, ristrutturare, e rimanere sul mercato senza espellere personale.”
“Se davvero si vuole parlare di futuro e dare prospettiva al paese bisogna partire dalla sua fotografia reale e impietosa. La precarietà ha molte facce. Precario è colui al quale è negata una possibilità, e la cassa integrazione in deroga ha rappresentato e dovrebbe ancora rappresentare nella più grandi crisi della nostra storia, una possibilità.”

Oltre alle tutele crescenti, bisognerebbe preoccuparsi di quelle calanti.
“Chiediamo di invertire la rotta ” conclude la Filcams Cgil “che ci consenta di rappresentare e tutelare questi lavoratori spesso invisibili e poco mediatici.”