Ammortizzatori sociali, fronte del disgelo

03/04/2002





È scontro in commissione sulla delega: non passa l’idea del relatore (An) di posticipare il confronto sulla riforma dell’articolo 18

Ammortizzatori sociali, fronte del disgelo

Dai sindacati alle imprese l’idea di un nuovo welfare trova consensi anche se resta lo scontro sui licenziamenti – Le risorse già nel Dpef

ROMA – Sempre duro il braccio di ferro al Senato tra maggioranza e opposizione sulla riforma del mercato del lavoro. Ma allo stesso tempo si comincia a dipanare la matassa delle materie oggetto del contendere di questi mesi, soprattutto tra Governo e sindacati. E il tema degli ammortizzatori sociali diventa il terreno su cui tentare le mediazioni. La revisione del sistema di Welfare trova d’accordo i sindacati e le imprese, anche se restano divergenze di metodo su come affrontare la trattativa, a cominciare dalla questione delll’articolo 18. Saranno probabilmente gli artigiani a sperimentare per primi le reali possibilità di confronto su questi temi: già nei prossimi giorni dovrebbe esserci infatti un primo incontro con i sindacati. Lo scontro al Senato. Continua, intanto, il confronto tra le forze politiche in Commissione Lavoro, dove oggi si comincerà a votare il primo articolo del disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, ma soprattutto i numerosi emendamenti che sono stati presentati e che ieri sono stati illustrati. La discussione si preannuncia difficile, perché ieri sono avvenuti nuovi scontri. La maggioranza ha respinto una richiesta dell’opposizione di rinviare la discussione per dare modo alle parti sociali di trovare un’intesa, secondo le proposte a suo tempo avanzate dal Governo. L’Esecutivo, ha detto il sottosegretario Maurizio Sacconi, presente ieri in Commissione, «è sempre disponibile a prendere atto di eventuali accordi tra le parti sociali, ma in questo momento ha il dovere di andare avanti». Ed è stata la minoranza invece a respingere la proposta, avanzata dal relatore, il senatore Oreste Tofani, di An, di posticipare la discussione relativa agli articoli 3, 10 e 12, quelli cioè che trattano le materie più spinose, gli ammortizzatori sociali, l’articolo 18, l’arbitrato. «Era un tentativo utile per sdrammatizzare il clima – ha spiegato Tofani – per mostrare la disponibilità della maggioranza a un confronto più attento alle esigenze di tutti, ma è stato respinto, tanto è vero che non l’ho nemmeno presentato ufficialmente». Collocamento. È questo il tema dell’articolo 1 della legge delega, che oggi i senatori membri della Commissione lavoro voteranno. «Il collocamento privato – specifica Tofani – perché quello pubblico è oggetto di un altro provvedimento». E Sacconi ha annunciato che il decreto legislativo su questa parte del collocamento è quasi pronto. Ammortizzatori. L’obiettivo comune è comunque quello di collegare strettamente tutti i problemi aperti, per verificare se in questo modo, individuando un obiettivo comune, sia possibile stemperare le divergenze più generali. Il sindacato continua infatti a credere che occorra uno stralcio delle disposizioni sull’articolo 18, ma cominciano ad arrivare le prime proposte di merito, nel caso specifico sugli ammortizzatori. Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil, in una lunga intervista su «Repubblica» ieri ha rilanciato il tema, avanzando una linea di manovra. A suo avviso si dovrebbe da un lato estendere tutte le tutele ai lavoratori flessibili che oggi ne sono esclusi, ma soprattutto intervenire sugli ammortizzatori sociali, abolendo i prepensionamenti, sostituendoli con contratti e strumenti solidaristici, e garantendo a tutti la formazione continua. Un percorso che non comporterebbe a suo avviso la rinuncia all’articolo 18, ma aiuterebbe a trovare un accordo generale. Una tesi nel complesso condivisa dalle altre due confederazioni. Raffaele Bonanni della Cisl ha detto subito che quelle indicate sono cose che la sua confederazione dice da tempo. Franco Lotito della Uil concorda su questa linea di ragionamento, affermando che è indispensabile ragionare sul «dopo sciopero generale», quindi sulle materie da trattare, quelle indicate da Cofferati. Non da oggi, del resto, la stessa Confindustria (si veda altro articolo in pagina) ha caldeggiato una riforma del Welfare a cominciare dagli ammortizzatori sociali. E il Governo in queste settimane sta cercando i fondi per rafforzare questo aspetto del sistema di protezione sociale. «Vedremo di individuarli nel prossimo Dpef», ha annunciato ieri Sacconi. Peraltro sul tema degli ammortizzatori sono già in pista diversi provvedimenti. Il primo è il decreto legislativo sul riordino del collocamento, che dovrebbe approdare entro questo mese a Palazzo Chigi, in esecuzione di una vecchia delega. Un altro Dlsg è previsto dal Ddl sul mercato del lavoro in Parlamento. Processo del lavoro. Il quadro si completa nell’ottica dei sindacalisti intervenendo anche sul processo del lavoro. Cofferati dà grande rilevanza agli istituti dell’arbitrato e della conciliazione, a suo avviso per questa strada è possibile risolvere il problema difficile della flessibilità in uscita. Ed è Gino Giugni, sempre con un articolo su «Repubblica» a riproporre il potenziamento di questi due istituti, senza manomettere l’articolo 18 dello Statuto, ma sveltendo tutte le procedure sulla falsariga di quanto proprio lo Statuto prevede all’articolo 28 per i casi di condotta antisindacale. Una strada che anche Sacconi non respinge, anche se chiede che l’arbitrato abbia davvero seri motivi di appeal. Artigiani. Un segnale importante arriva dagli artigiani. Confartigianato, Cna e Casa hanno chiesto per lettera a Cgil, Cisl e Uil di avviare un dialogo sui temi degli ammortizzatori sociali. Positiva la risposta dei sindacati, dopo una breve riunione unitaria. I primi incontri dovrebbero avvenire già nei prossimi giorni.

Massimo Mascini
Mercoledí 03 Aprile 2002