Ammortizzatori sociali, dote da 2,5 miliardi

30/03/2007
    venerdì 30 marzo 2007

    Pagina 28 – Economia

    Il Tesoro studia le risorse disponibili per avviare la trattativa sul welfare e sulle pensioni

      Ammortizzatori sociali, dote da 2,5 miliardi

        D’Antoni propone 10-12 «zone franche urbane» per il Sud

          Roberto Bagnoli

          ROMA – Spunta la cifra di 2,5-3 miliardi di euro per la riforma degli ammortizzatori sociali e sul Sud il viceministro dello Sviluppo Sergio D’Antoni lancia la proposta di creare 10-12 «zone franche urbane, magari una per provincia». Giorgio Santini, segretario confederale Cisl, immagina di seguire l’esempio francese dove le aziende sotto i 50 dipendenti hanno avuto forti incentivi fiscali. «Noi potremmo abbattere l’Irap e i contributi previdenziali», propone il sindacalista ma oltre questi dati i due tavoli sulla concertazione tenuti ieri a Palazzo Chigi sullo sviluppo e il welfare non hanno offerto menù particolari. Al punto che qualche osservatore ha commentato come ci sia stato «molto fumo ma poco arrosto». Un giudizio troppo severo per Santini. «In fin dei conti – ci tiene a riconoscere – è la prima volta che un ministro annuncia in modo ufficiale la riforma degli ammortizzatori sociali che gli ultimi tre governi non sono riusciti a fare».

          Un centinaio gli interlocutori riuniti in due tranche nella sala Verde di Palazzo Chigi per un totale di sei ore di discussione, tre la mattina, altrettante nel pomeriggio. La regia del primo tavolo l’ha tenuta il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, accompagnato da quello dei Trasporti Alessandro Bianchi, per la Funzione pubblica Luigi Nicolais, per le Pari opportunità Barbara Pollastrini. A livello di viceministri c’erano i margheritini D’Antoni e il collega dell’Economia Roberto Pinza. Per gli snodi concreti dell’agenda si è sentita l’assenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, a Bologna per i funerali di Beniamino Andreatta.

          La riforma previdenziale non è stata affrontata ma per Santagata non si è trattato di una «svista»: era tutto previsto, il tavolo pomeridiano era stato «splittato» in due, e delle pensioni e degli scaloni vari se ne parlerà più avanti. Dopo Pasqua probabilmente e i sindacati cominciano a mordere il freno aspettandosi «delle cifre». Lo dice chiaramente il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni al termine dell’incontro al palazzo del governo.

          «Per portare avanti la discussione – argomenta il sindacalista – c’è un grande problema: non ci è stata fornita ancora nessuna cifra ma sappiano che questi interventi costano, anche se sono graduali». Per quanto riguarda gli ammortizzatori, ha affermato Fammoni «la riforma può costare da 1a2miliardi e vecchi studi arrivano anche a 5-6 miliardi ma il ministro – ha però rivelato – più volte ha parlato di 2,5-3 miliardi». Se il budget sarà confermato si tratta di una cifra niente male visto che le risorse immaginate dallo scorso governo si aggiravano sugli 800 milioni di euro.

          Mentre il governo sta ragionando ancora sulle priorità da scegliere per distribuire il famoso «tesoretto», sull’impianto "politico" dei tavoli sono già fioccate le critiche. Una arriva dal ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino: l’Italia non può crescere se non si punta sull’export e sull’internazionalizzazione, ma queste parti non sono state invitate ai tavoli perché non percepite come essenziali. L’altra arriva dal leader della Confcommercio Carlo Sangalli il quale si augura «che i tavoli siano ben apparecchiati e che sia un menù che vada bene anche per il sistema dei servizi, che oggi rappresenta, tra pubblici e privati, più del 63% del Pil e più del 60% dell’ occupazione».

          Il direttore generale della Confcommercio Maurizio Beretta ha definito quello di ieri «un processo ambizioso e complesso». E irto di trabocchetti. «Per Fammoni e la Cgil – ha affermato – il riferimento è il lavoro a tempo indeterminato mentre la flessibilità è un problema, per noi è esattamente il contrario».