Ammortizzatori, lo Stato spende di più

10/02/2003


Lunedí 10 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA
Ammortizzatori, lo Stato spende di più

Lavoro – Dai dati 2002 dell’Inps emerge che ad assorbire la maggior quota delle risorse è stata l’indennità di disoccupazione

Marco Di Fonzo


Alla vigilia della riforma avviata con il Patto per l’Italia, che dovrebbe essere operativa dopo l’estate, gli ammortizzatori sociali presentano il conto: il 2002 ha segnato un incremento generale degli oneri per tutti gli strumenti attivi superiore al 10%, passando dai 6 miliardi e 994 milioni di euro dell’anno precedente a un bilancio di preventivo aggiornato per l’anno appena trascorso pari a 7 miliardi e 756 milioni di euro. A guardare meglio, poi, si nota che a crescere è stata soprattutto la componente a carico dello Stato, cioè la Gestione interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (Gias). Nel 2002 questa voce di spesa è cresciuta del 17%, attestandosi sui 3 miliardi e 369 milioni di euro, contro l’aumento del 6,5% della Gestione prestazioni temporanee (Gpt), finanziata dal sistema di impresa, che resta comunque la quota più importante, con i suoi 4 miliardi e 387 milioni di euro. Un boom di spesa, quello del 2002, che segue il lieve aumento fatto registrare dagli ammortizzatori sociali nel 2001, mentre nei tre anni precedenti si è assistito a una costante diminuzione degli oneri. Da notare, inoltre, è la differente crescita, nel 2002, delle quote per prestazioni – più 15% – rispetto all’incremento di 8 punti percentuali degli oneri per coperture figurative. Nei mesi passati la congiuntura economica sfavorevole si è fatta sentire. Soprattutto ha pesato la crisi di alcuni settori della grande industria. E così a tingere di rosso i conti sono stati in primo luogo la spesa per la cassa integrazione, straordinaria e ordinaria, e quella per l’indennità di disoccupazione. Proprio quest’ultima ha assorbito gran parte delle risorse: con 4 miliardi e 823 milioni di euro, 542 in più rispetto al 2001, copre il 63% del totale previsto per gli ammortizzatori nel 2002. In particolare, cresce moltissimo (più 56%) la quota a carico della finanza pubblica (Gias). Per l’indennità di disoccupazione l’esborso dello Stato è aumentato di 421 milioni di euro. Vuol dire che quasi tutti i fondi in più di provenienza pubblica sono stati assorbiti da questo strumento, se si considera che per il complesso degli ammortizzatori la crescita della Gias è stata nel 2002 di 492 milioni di euro. A guardare indietro, si nota un andamento della spesa per indennità di disoccupazione simile a quello generale: 2002 anno record, dopo un 2001 in aumento e un triennio precedente in lieve calo. Gli oneri per i vari sussidi di disoccupazione, invece, proseguono in una forte discesa: nel 2002 si fermano a 234 milioni di euro, contro i 325 del 2001 e i 642 del 2000. Più in dettaglio, ha inciso nell’ultimo anno il taglio alle attività socialmente utili (da 269 a 180 milioni). In questo quadro si inserisce la riforma degli ammortizzatori contenuta nel Patto per l’Italia e poi nel Ddl 848bis. A partire dal progetto di legare strettamente formazione, orientamento e sostegno al reddito e di portare l’indennità di disoccupazione dagli attuali 6 a 12 mesi, innalzando il sussidio al 60% dell’ultima retribuzione per il primo semestre, al 40 nei tre mesi successivi e al 30 nei restanti. Proposte condivise e rilanciate da Confindustria, che tiene a sottolineare come il sistema degli ammortizzatori è comunque in equilibrio, anche perché in gran parte finanziato dalle imprese. Sulla stessa linea la Cisl, che chiede anche l’estensione generalizzata del sostegno al reddito in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa (con risorse sia statali sia contrattuali), sul modello operante nell’artigianato. La Cgil, invece, propone di garantire a tutti i lavoratori la possibilità di accesso all’indennità di mobilità e alla cassa integrazione, da finanziare attraverso la fiscalizzazione del contributo per la Cassa unica assegni familiari.