Ammortizzatori e contratti le due chiavi per l’accordo

09/04/2002





Ammortizzatori e contratti le due chiavi per l’accordo

Li.P.

ROMA – Senza nuove risorse non c’è dialogo o tavolo che tenga. Il punto è tutto qui: trovare soldi pubblici aggiuntivi per dare sostanza a una riforma degli ammortizzatori sociali che sia gradita al sindacato. Il confronto che si aprirà a Palazzo Chigi all’indomani dello sciopero generale deve infatti tradursi in un "dare" ai sindacati in cambio di un raffreddamento della conflittualità sociale molto temuta non solo dal Governo ma anche dall’impresa. La caccia ai fondi presuppone però uno slittamento dei tempi del confronto almeno fino a giugno, mese in cui il Governo dovrà presentare il Documento di programmazione economica e finanziaria dove potranno essere stanziate nuove risorse già per il prossimo anno. Si pensa, in particolare, a una estensione della cassa integrazione ma anche all’aumento del sussidio di disoccupazione sia in quantità (50%-60% dell’ultimo stipendio) che nella durata (un anno) ma con un meccanismo di integrazione al reddito che decresce nel tempo. Il Parlamento intanto si è già messo a favore del dialogo promettendo una sospensione dell’esame degli articoli-chiave della delega sul mercato del lavoro. Sulle modifiche all’articolo 18, sul riordino degli ammortizzatori sociali e sull’arbitrato, il Senato è infatti pronto a chiedere di posticipare il dibattito proprio per consentire un confronto aperto, senza il condizionamento di decisioni parlamentari. «La proposta che ho fatto – dice il relatore alla delega-lavoro, Oreste Tofani di An – è chiara: spostare l’esame degli articoli oggetto del futuro confronto per dare modo alle parti sociali di arrivare a un accordo». La novità del congresso di An è proprio nello schema e nelle priorità: non più solo riforma dell’articolo 18 ma contestualmente anche riordino degli ammortizzatori. «È uno schema che apprezziamo – dice Stefano Cetica dell’Ugl – e cioè dare priorità al rafforzamento delle tutele sociali magari lavorando ancora anche sulla riforma dei licenziamenti riducendone l’impatto». La prospettiva di un accordo finale, infatti, non può escludere un nuovo intervento sui licenziamenti magari ritoccando di nuovo le tre fattispecie previste per la riforma dell’articolo 18 (trasformazione dei contratti da tempo determinato in indeterminato al Sud, sommerso e imprese che vogliano superare la soglia dei 15 dipendenti). In particolare, le diplomazie del Governo stanno già lavorando a ridurre ulteriormente queste misure limitando la riforma solo ai contratti a tempo determinato in essere al momento del varo della legge. Ma si sta ripensando anche al Sud: per alcuni è troppo penalizzante prevedere una revisione della legge sui licenziamenti proprio nel Mezzogiorno dove il mercato del lavoro concede poche chance a chi perde il posto. Al netto del nodo-risorse, i temi del confronto, lanciati ieri anche da Gianfranco Fini, promettono bene: il vicepremier ha parlato infatti non solo di ammortizzatori ma anche di Sud e di democrazia economica, argomenti a cui sono affezionate sia la Cisl che la Uil, oltre che An stessa. Ma un altro fronte per ricucire il dialogo è quello della revisione degli assetti contrattuali. Un tema che può essere sbloccato solo da una disponibilità di Confindustria mentre da sempre sia la Cisl di Pezzotta che la Uil di Angeletti reclamano una riforma che sposti il baricento dei contratti dal centro alla periferia per consentire una distribuzione della produttività che oggi c’è solo in minima parte.

Martedí 09 Aprile 2002