Amazon, voglia di sindacato in rete

19/11/2000





   

18 Novembre 2000

 
Amazon, voglia di sindacato in rete
I lavoratori del più importante sito di e-commerce mondiale si organizzano per difendere i propri diritti
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

La calma cristallina dei siti web si rompe: i lavoratori di Amazon.com, il sito americano di e-commerce più noto al mondo, creano per la prima volta un sindacato. Tra i 400 impiegati dei servizi alla clientela di Seattle gira in questi giorni un modulo per l’adesione al Day2@Amazon.com, che diventerà una costola del WashTech, l’organizzazione che già da tempo tutela i lavoratori del settore tecnologico.
Per gli Stati Uniti è una vera e propria rivoluzione. Come afferma Marcus Courtney, di
WashTech, "sfata il mito secondo cui i lavoratori della new economy non vogliono essere rappresentati e i sindacati sono inutili nel ventunesimo secolo". Gli Amazon-impiegati sono ormai decisi ad andare fino in fondo ma, perché la loro nuova creatura venga riconosciuta, dovranno raccogliere la maggioranza delle firme.
Intanto l’azienda corre ai ripari. Mentre il portavoce della compagnia, Patty Smith, ostenta
nonchalance davanti alle telecamere della Cnn, affermando che "non c’è nulla di nuovo, non è la prima volta che tentano di organizzarsi", aggiungendo che i dipendenti "non hanno bisogno dei sindacati, in quanto posseggono anche le azioni", dall’altro lato i manager stanno inviando degli inviti molto particolari ai lavoratori.
Una gentile convocazione per quello che i dirigenti chiamano "all-hands meeting", una "democraticissima" assemblea dove tutti sono invitati a parlare. Novità rispetto a quelli del passato: questa volta – la riuscita preme molto all’azienda – la partecipazione verrà addirittura retribuita come una normale giornata di lavoro anche a chi non è in turno. I sindacati, dal canto loro, definiscono invece questo tipo di riunione "captive audience": un modo per chiamare a raccolta tutti gli impiegati e fare un’unica ramanzina intimidatoria. Tanto che, in una email ai supervisori, uno dei capi avrebbe scritto di "informare i dipendenti degli svantaggi che porta con sé l’adesione a un sindacato: scioperi, picchetti, multe e contributi".
Una vera e propria allergia ai sindacati, insomma. Peccato che i lavoratori di Amazon abbiano ormai gli occhi aperti, messi in guardia dai licenziamenti dell’anno scorso, che hanno riguardato il 2% dei dipendenti (150 sui circa 7500 di allora). E, soprattutto, il timore di nuovi tagli al personale viene dalle moderne strategie di risparmio adottate dalle compagnie americane, che trasferiscono i servizi di assistenza ai clienti nei paesi più svantaggiati.
A beneficiare dell’
outsourcing Amazon, infatti, sarà la recente alleata indiana Daksh.com, che offre lavoratori a 109-175 dollari al mese (250-400 mila lire) contro i 1900 pagati ai dipendenti americani. La stessa Microsoft ha ormai trasferito buona parte dei propri servizi a Bangalore. Mentre il sito della Daksh seduce le grandi compagnie con dolci parole: "Vi forniamo significativi risparmi dovuti ai differenti sistemi di retribuzione tra India e Stati Uniti". Essere più espliciti sarebbe davvero impossibile.