Amazon, proteste in Germania. E in Italia niente sindacati

27/11/2013

Bassi salari e stress da lavoro: in Germania e Inghilterra, Amazon, il colosso delle vendite online, torna nell`occhio del ciclone. Il tutto alla vigilia del periodo natalizio, quando ordini e pacchi da spedire inevitabilmente si moltiplicano. Ma anche in Italia i sindacati denunciano: «In azienda noi non possiamo entrare». Sul piede di guerra sono scesi i lavoratori dei centri di distribuzione dell`azienda di Jeff Bezos a Bad Hersfeld e Lipsia, in Germania: chiedono l`equiparazione del proprio contratto a quello degli occupati nel settore delle vendite al dettaglio e per corrispondenza. Dopo il primo sciopero di lunedì, il sindacato Ver.Di insiste sugli aumenti per gli straordinari e per i week-end festivi che stanno per arrivare. Ma non è solo questione di busta paga. Adam Litter, un giornalista della emittente inglese Bbc, infatti, è riuscito a «infiltrarsi» lavorando all`interno del magazzino Amazon di Swansea, in Gal- les, e filmando il turno notturno di oltre 10 ore: si è fatto 18 chilometri spostando merce da uno scaffale all`altro, con empi rigidamente contingentati attraverso un dispositivo elettronico. Un ordine ogni 33 secondi. Roba da prima rivoluzione industriale, che uno dei massimi esperti britannici sul tema delle condizioni di stress da lavoro, Michael Marmot, ritiene possa provocare «malattie mentali e fisiche». Non è la prima volta che Amazon viene investita dalle proteste: era successo in febbraio, dopo un reportage choc della tv tedesca Ard, proprio nello stabilimento di Bad Hersfeld. E in Italia che succede? Il primo centro di distribuzione Amazon nel nostro Paese è stato aperto nel 2011 a Castel San Giovanni, nel Piacentino. Si sono trovati talmente bene che hanno deciso di rilanciare: la nuova struttura è già operativa e ha portato al raddoppio delle assunzioni, da 400 alle attuali 700. E non è finita. Soldi che arrivano sul territorio, in un periodo di vacche magre, ma non mancano i punti oscuri. In particolare uno: il sindacato in Amazon non entra. Nonostante svariati tentativi. «Diciamo che cercano di "suggerire" ai lavoratori di starci lontani – dice Francesca Benedetti, funzionaria della Fisascat-Cisl di Piacenza – Abbiamo qualche iscritto, avevamo trovato persone disposte a fare le Rsa ma appena si è saputo sono state dissuase e hanno rinunciato». «L`azienda sta assumendo, è vero, anche persone che magari erano rimaste senza lavoro – osserva Benedetti – ma ci sono molti con contratti interinali, di una o due settimane». Al Corriere della Sera il general manager del centro, Stefano Perego, aveva dichiarato: «Nessuna chiusura ai sindacati, evidentemente i miei dipendenti non ne sentono l`esigenza». «È una preclusione totale, altro che ribatte Giuliano Zuavi della Filcams-Cgil – Il problema è che senza Rsa non possiamo indire nemmeno un`assemblea. Le condizioni sono discutibili: i lavoratori fanno anche 20 chilometri a piedi a turno, con tempi cronometrati al secondo. Poi, certo, ti ordinano la pizza e organizzano il torneo di calcetto, ma la gente prima o poi si stuferà, spero…».