Amato: ha sbagliato anche la Cgil, Non doveva spaccare i sindacati

10/07/2002

10 luglio 2002



CRITICHE

Amato: ha sbagliato anche la Cgil

Non doveva spaccare i sindacati
      ROMA – «Ha sbagliato la Cgil perché ha spaccato il mondo del lavoro, ma anche quel patto non è buono. Hanno sbagliato tutti…». Giuliano Amato dice la sua sull’esito del confronto governo-sindacati, sulla drammatica trattativa che si è chiusa con la Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra. Dell’articolo 18, l’ex presidente del Consiglio questa volta non parla. Ma qualche tempo fa aveva detto di considerare «sbagliato l’intero messaggio sociale» legato alla modifica di quella parte dello Statuto dei lavoratori. E aveva confessato anche d’aver provato, quando era a Palazzo Chigi, «a dirlo a D’Amato, senza riuscire a convincerlo, che sarebbe stato un tragico errore rendere protagonista della via verso il futuro e verso la competitività quello sciagurato articolo 18, con tutto il suo valore simbolico». Acqua passata. La rottura con la Cgil è oggi un fatto compiuto e adesso il vicepresidente della Convenzione europea teme i contraccolpi sui partiti e nuove divisioni nell’Ulivo: «Il rischio è quello di assistere a spaccature anche nel sistema politico». Quanto alle responsabilità di Cofferati, anche queste – secondo il Dottor Sottile – sono evidenti. La vicenda del Patto per il lavoro – spiega – ha prodotto una situazione «paradossale», perché la confederazione di Corso d’Italia «è stata in qualche modo protagonista di una spaccatura del mondo sindacale in nome di visioni del futuro che invece sono fortemente coesive». «Non capisco – dice con un tono quasi indispettito Amato – perché si arrivi a un rischio di divisioni così profonde quando esistono soluzioni semplici, che potrebbero diventare scelte condivise».
      Naturalmente non si tratta solo di una vicenda italiana. La posta in gioco è il welfare, ossia quel sistema di garanzie, costruito nel dopoguerra in tanti Paesi d’Europa: «Se tutti parlano di "modello sociale europeo" – sostiene l’ex premier – allora è bene dare un senso a queste affermazioni, proponendo un modello che funzioni davvero».
      La proposta di Amato è che «l’Unione europea difenda il proprio modello di welfare, indicando standard minimi che siano validi per tutti i suoi cittadini». In altre parole: «Vi siano standard di diritti, e anche di reddito, al di sotto dei quali viene a mancare la coesione». Una linea di confine resa necessaria proprio dagli effetti della globalizzazione economica che «ha portato a catene di produzione multinazionale che hanno fatto crescere l’area del lavoro non protetto».
      A questo punto, «se l’Europa vuole davvero fare qualcosa deve, appunto, avere un modello sociale che funzioni. Ma non si può estendere ai più quel che vale per una minoranza, come a esempio una forza contrattuale individuale maggiore rispetto a quella collettiva». In altre parole, «devono essere i contratti collettivi a poter decidere cosa, a seconda delle situazioni, possa essere lasciato alla contrattazione individuale».
F. Sa.