Amato critica Cofferati, i prodiani invece lo «benedicono»

15/07/2002


14 luglio 2002



A CAMALDOLI / L’ex ministro Letta: le amministrative ci hanno evitato un’Hiroshima. Parisi: l’Ulivo deve allargarsi, non crescere verso l’alto

Amato critica Cofferati, i prodiani invece lo «benedicono»


L’ex premier: mi chiedo se la strada che ha seguito sia la migliore. Rutelli: la sua storia va nella direzione moderata non massimalista

      DAL NOSTRO INVIATO
      CAMALDOLI (Arezzo) – È il liberale irlandese Pat Cox alla fine del suo atteso intervento a trovare la sintesi. Salutando «monsignor Nicora, il cardinale Amato e il papa Prodi». Di Amato come eminenza grigia si è parlato per anni. Di Prodi papa, no. Anche se il convegno è tutto incentrato sui rapporti tra Europa e cristianesimo. E Prodi lo ha sottolineato presentando Amato: «Con la Convenzione dobbiamo dare un contenuto più sistematico e organico ai problemi dei rapporti tra religione e politica nel futuro dell’Europa». Il Professore parla da presidente della Commissione, non da papa, anche se, nella tre giorni di Camaldoli, è il ruolo che più gli si addice. Non solo il Gotha cattolico viene a rendergli omaggio, ma anche quello laico.
      C’è chi ancora insinua di un ticket Prodi-Cofferati? Il Professore si distacca, vola alto, si preoccupa di questioni internazionali, parla al telefono con il premier marocchino Alì Ben Yussuf e con la ministra degli Esteri spagnola Ana de Palacio. Poi chiacchiera con Francesco Rutelli, arrivato nella notte, con Tiziano Treu e con il presidente della Coldiretti Bedoni. Si ferma più a lungo con Rutelli, il quale dopo pochi minuti esce dal convento e tesse l’elogio dell’ulivista Sergio Cofferati.
      Ed è una giornata tutta protesa verso Cofferati (ingombrante convitato di pietra) quella vissuta ieri al di fuori del dibattito ufficiale. Al leader della Cgil è bastato pronunciare quelle poche parole verso «un grande Ulivo» per far girare a suo favore tutte le dichiarazioni di cardinali, vescovi e semplici preti convenuti al convento di Camaldoli.
      Comincia Arturo Parisi a parlare di «Ulivo moscio in pianura e che viene a rigenerarsi in montagna». Ma poi insiste spiegando che l’ulivo è una pianta che «deve crescere allargandosi, non verso l’alto». Interpretando il linguaggio parisiano, si può semplificare: abbiamo bisogno di rinvigorire l’alleanza di centrosinistra con nuove forze, con una base più ampia, non con nuovi vertici. Il vicepresidente della Margherita apprezza le parole di Cofferati, ma non si sbilancia oltre: «Il futuro di Cofferati? Ne parleremo al momento opportuno». Ma è importante, aggiunge, che il sindacalista abbia smentito l’ipotesi di un nuovo partito.
      Bravo Cofferati, bello Cofferati, che politico il Cinese. Chi tira di qua, chi tira di là. La piantina di ulivo, gentilmente esposta dai frati nel chiostro, sembra non soffrire di siccità.
      «Sono in perfetta sintonia con Prodi che sin dall’inizio aveva questa visione», premette politicamente Rutelli. «L’Ulivo è e sarà riformista ma dovrà fare un accordo più largo. Tutta la storia di Cofferati è in direzione moderata piuttosto che massimalista. L’Ulivo ha due anime che devono dialogare tra loro e dovrà fare un compromesso con le forze più radicali», proclama generoso Rutelli, che così tiene porte aperte a Cofferati, a Rifondazione e a Di Pietro. E sembra non sentirsi insidiato dal leader della Cgil.
      Nella foga delle dichiarazioni c’è chi si complica la vita, come Tiziano Treu. Forse per colpa dell’altitudine parla quasi come Dante, e vede l’Ulivo diviso in tre cerchi e comincia a collocarvi le persone.
      In quello più ristretto ci stanno i leader. «Se Cofferati si iscrive a questo mi fa piacere. E mi fa piacere che parli di grande Ulivo, sempre che non sia il partito del lavoro». E poi lodi: «Sergio è una persona più solida e più morale di D’Antoni e sarà sicuramente più coerente. Ma non è detto che l’esito sia più fausto», conclude criptico, con i cronisti che non sanno se scrivere fausto maiuscolo o minuscolo.
      Più soft e ragionato il ragionamento di Enrico Letta, responsabile economico della Margherita. Spiega che «le elezioni amministrative hanno fatto bene al centrosinistra che ha evitato un’Hiroshima. Non ci siamo spaccati tra Ds e Margherita come non c’è stata una lotta all’ultimo sangue tra Cgil e Cisl. Abbiamo fatto un sacco di gol al primo tempo ora cerchiamo di non farcene fare dalla maggioranza». E questo sta succedendo, secondo Letta, grazie all’ammorbidimento di toni nelle ultime ore a sinistra «e grazie alle positive dichiarazioni di Cofferati nei confronti dell’Ulivo».
      Bravo e bello Cofferati. E utile. Ma, poi, arriva Giuliano Amato. Dice che il problema sollevato dalla Cgil «riguarda tutti e non solo una esigua minoranza» (ma che fa, smentisce D’Alema?). Poi Amato si chiede «se la strada che la Cgil ha seguito è la migliore per portare questa questione al centro dell’attenzione degli italiani o se è stata seguita per dare a una minoranza l’orgoglio di affermare questi principi», che è un attacco più che un complimento. Ma Amato, si sa, non è un prodiano.
Sergio Stimolo