«Alzare l’età pensionabile»

18/09/2003



      Giovedí 18 Settembre 2003


      «Alzare l’età pensionabile»

      Ocse – La ricetta per combattere la disoccupazione, che nell’area salirà quest’anno al 7%


      MILANO – Ci vuole un colpo d’ala. Oggi non basta più lottare contro la disoccupazione ma è ormai necessario «un approccio più ampio per ridurre la "non-occupazione"». È questo il messaggio di fondo contenuto nel rapporto annuale dell’Ocse, dove si rileva che «la lotta contro una disoccupazione persistente ed elevata deve restare una priorità per i Governi» ma che l’obiettivo principale ormai deve diventare «la riduzione del tasso di inattività». Come raggiungere questo ambizioso traguardo? L’Ocse propone una serie di mosse per aumentare il numero degli occupati complessivi, soprattutto tra i cinquantenni, incoraggiando la partecipazione al mercato del lavoro sia per rispondere ai classici obiettivi sociali, sia tenendo presente le sfide finanziarie poste sul piatto della bilancia della tenuta dei conti previdenziali dall’invecchiamento della popolazione. Una scelta dunque obbligata per le società industrializzate da affrontare in modo strutturale: non basta aumentare gli occupati con la congiuntura favorevole ma occorre dare risposte sostenibili e durature nel tempo. Ecco quindi l’Ocse suggerire di «ridurre gli incentivi al prepensionamento» perché questi non aiutano affatto a tagliare la disoccupazione. «Le politiche mirate a ridurre i senza lavoro tramite sussidi per favorire il ritiro dal mercato del lavoro – si legge nel rapporto – si sono rivelate controproducenti». E soprattutto non è dimostrato che i prepensionamenti aumentino l’occupazione giovanile, anzi le statistiche testimoniano il contrario. L’Ocse chiede quindi l’adozione di una serie di misure coordinate per favorire il mantenimento al lavoro: dall’aumento dell’età pensionabile alla riduzione degli incentivi per il prepensionamento.
      I cinquantenni inattivi. Nel mirino l’Italia dove la percentuale di senior (forza lavoro tra i 50 e i 64 anni) inattivi raggiunge il 59,4% complessivo collocandosi al primo posto nella speciale classifica seguita da Ungheria (59,4%), Belgio (57,9%), Lussemburgo (57, 9%), Repubblica Slovacca (53,4%). In fondo la Svizzera che ha solo il 27% di popolazione senior inattiva, battuta a sorpresa dalla Svezia che mette a segno un sorprendente 23,9% e dall’Islanda con un incredibile 10,1 per cento. Minimi salariali troppo alti. Il non-impiego è spesso favorito dalla presenza di barriere all’ingresso nel mondo del lavoro quali i minimi salariali troppo elevati. L’Ocse spiega che rigidità eccessive di qualsiasi tipo o sistemi poco flessibili di regolamentazione sulla qualità dell’occupazione hanno l’effetto di creare difficoltà di accesso al lavoro. L’Organizzazione internazionale suona l’allarme anche sul sistema di tassazione che può creare delle vere e proprie «trappole fiscali» che favoriscono l’uscita dal mondo del lavoro.
      La disoccupazione di lunga durata. L’Italia è in seconda posizione, subito dopo la Repubblica Slovacca, (58,5%) nella classifica degli uomini disoccupati da più tempo (oltre i dodici mesi), con una poco lusinghiera quota pari al 58,2%. Al terzo posto si attesta la Repubblica ceca con il 50,3% mentre gli Usa hanno una percentuale pari appena all’8,9%, simbolo di un mercato del lavoro molto flessibile e pronto ad assorbire velocemente la manodopera espulsa in precedenza.
      Le ore lavorate. Si lavora sempre più ore nel mondo, ma se la media settimanale è di 38 ore risulta però in costante aumento la fascia di chi ne lavora più di 45 fino a 55. Gli italiani lavorano mediamente 1.619 ore in un anno mentre i dipendenti italiani passano in azienda 1.552 ore, 210 in più dei tedeschi, 99 in più dei francesi. A sorpresa tramonta il mito dei giapponesi superati dai messicani: i "figli del Sol levante" con le loro 1.809 ore l’anno (1.837 per la classifica relativa ai soli dipendenti) restano ancora ai vertici degli stakanovisti ma cedono i primi posti nella classifica a cechi (1.980 ore), slovacchi (1.979), messicani (1.888), e islandesi (1.812). In cima alla classifica delle ore lavorate dai soli dipendenti si attestano i coreani (2.410 ore) seguiti dagli slovacchi (1.950) e ancora dai messicani (1.945).
      La disoccupazione. La percentuale dei senza lavoro nei Paesi avanzati dell’area Ocse crescerà al 7% nel 2003 e al 6,8% nel 2004 rispetto al 6,7% del 2002 mentre in Italia i disoccupati saliranno al 9,2% quest’anno per calare all’8,9% nel 2004, contro il 9,1% del 2002.

      VITTORIO DA ROLD