Altro che risparmiare, il problema oggi è sopravvivere

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

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      Altro che risparmiare, il problema oggi è sopravvivere
      Secondo un’indagine dell’Adiconsum gli italiani vedono il risparmio come una rinuncia per far fronte ai bisogni quotidiani

        RINUNCIA La maggioranza degli italiani ritiene «secondario» il risparmio perché l’obiettivo principale è il «mantenimento di un livello appropriato di consumi». Il risparmio viene vissuto essenzialmente come «controllo della spesa», come una «rinuncia» e una «attività impegnativa», mentre l’investimento viene sempre più letto come «una scommessa rischiosa di cui diffidare». È il quadro di un’indagine condotta dall’Adiconsum su cinque «focus group»: promotori finanziari, giovani, donne casalinghe, pensionati, dipendenti postali.

          Un’indagine che rileva una discrepanza di valutazione fra i professionisti del settore, che denunciano «una scarsa cultura finanziaria del consumatore» e la lettura del risparmiatore, che «è orientata alla scarsa trasparenza e chiarezza delle informazioni». Da una parte, si ritiene «indispensabile svolgere un’opera di responsabilizzazione della famiglia nella gestione del proprio risparmio, affinchè acquisisca consapevolezza delle proprie reali capacità finanziarie, dell’utilità della consulenza di un professionista esperto, della necessità di diversificare risparmi e investimenti». Dall’altra, si dimostra «la poca fiducia che viene riposta nell’affidabilità degli enti e degli operatori del settore».

            Gli italiani intendono il risparmio essenzialmente come una «attività impegnativa» e come una «rinuncia». Il risparmio è uno strumento «da utilizzare per far fronte alle incombenze e alle spese giornaliere». Accanto alla concezione classica che lo identifica come un vero e proprio modus vivendi, nei soggetti intervistati, sembra legarsi sempre più ad obiettivi ben precisi.

              Con queste premesse, la strategia di risparmio più frequentemente utilizzata è la moderazione dei consumi secondo le disponibilità economiche correnti e secondo le priorità di spesa. E l’effetto è che il risparmio sia interpretato come abitudine a controllare le spese, in modo che non superino il livello considerato dagli stessi risparmiatori come appropriato alle loro disponibilità.

                Anche nel concetto di investimento sono emerse differenze rilevanti tra le definizioni formulate in termini strettamente economici dagli esperti e quelle formulate dai risparmiatori che lo descrivono come «una scommessa rischiosa di cui diffidare».

                  Si può quindi, conclude l’Adiconsum, verosimilmente ipotizzare che il mantenimento di un livello appropriato di consumi stia diventando la preoccupazione e l’obiettivo più importante per le persone, soprattutto per quelle con redditi medio-bassi, e che per esse il risparmio si configuri come un risultato secondario, di tipo residuale, piuttosto che come un obiettivo in sè e per sè.