«Altro che il calcio, salvate il turismo»

16/10/2003



  economia e lavoro


16.10.2003
Il presidente dell’Enit, Ottaviani, lancia l’allarme sullo stato di salute del settore e chiede interventi
«Altro che il calcio, salvate il turismo»
di 
Natascia Ronchetti

RIMINI Cercava un po’ di ossigeno finanziario per sostenere campagne di comunicazione all’estero. La Finanziaria 2004 gli ha diminuito ulteriormente stanziamenti già ridotti all’osso, portandoli a 25 milioni di euro, uno in meno dello scorso anno.
Quanto basta a garantire all’Enit, Ente nazionale per il turismo, appena qualcosa in più della sopravvivenza. Molto meno di quanto gli fu destinato nel 2000 e nel 2001, quando una iniezione di 65 miliardi di lire consentì campagne in Usa, Giappone, Europa. «E stato fatto un decreto per salvare il calcio – dice il presidente dell’ Enit Amedeo Ottaviani – , adesso se ne faccia uno per salvare il turismo».
Turismo che boccheggia, denuncia, per il disinteresse del governo. Tre anni fa l’ente raggiunse il picco dei finanziamenti e conobbe qualche anno di tiepida gloria. Poi, dal 2002, il ridimensionamento. «È un problema di indifferenza politica – dice Ottaviani -. Quando si parla di Fiat allora tutti concorrono a cercare il salvataggio, mentre sul turismo non ci sono investimenti nonostante incida sul Pil con una quota del 4,5%, grazie a un fatturato annuo complessivo di 75 miliardi di euro che genera un gettito fiscale di 14 miliardi. Parliamo
di cifre importanti. E allora, se tutto ciò è vero, se il turismo è uno
dei settori più forti della nostra economia, le risorse devono necessariamente aumentare. Questo non riguarda solo l’Enit, che pure fornisce un servizio giornaliero di attività di supporto e promozione in Italia e all’estero, con le 26 sedi di cui dispone. Se l’Ue si allargherà a 25 Paesi membri, avremo nuovi competitors sul mercato globale.
Nel frattempo, dopo l’11 settembre, Paesi con una capacità di
concorrenza molte forte come la Spagna e la Francia hanno aumentato i finanziamenti destinati alla promozione dei loro prodotti per sostenere la ripresa dell’economia turistica in un momento di difficoltà. Noi invece che abbiamo fatto?».
L’Enit spende i soldi assegnati dallo Stato tra spesa corrente – la parte preponderante – e attività di pubbliche relazioni, stand nelle fiere, organizzazione di incontri d’affari, assistenza alla stampa, pubblicazioni destinate agli operatori. «Cito un caso: la nostra delegazione di New York – prosegue Ottaviani -. Ogni giorno è impegnata in attività di assistenza e promozione. Cerchiamo di essere seri: la riduzione dei fondi ci ha creato problemi. Abbiamo cercato di mantenere integra la nostra rete internazionale di uffici per garantire i servizi essenziali, ma abbiamo dovuto sacrificare attività come la comunicazione.
Al governo chiediamo di rivedere quanto ci è stato assegnato. Rilanciare il prodotto Italia e il turismo significa generare ricchezza anche per altri settori, a partire dal commercio. Il governo deve alzare il livello d’attenzione, con un’azione forte da partedella Presidenza del Consiglio. Quando parlo di attenzione non mi riferisco solo agli investimenti ma anche ad interventi strutturali e di carattere fiscale.
In Spagna e Francia gli alberghi sono sottoposti a una aliquota Iva
minore di quella è che applicata in Italia e dobbiamo sviluppare e qualificare la rete dei trasporti».
All’ultima edizione del Ttg di Rimini
- vera e propria piazza affari del turismo – l’avvertimento è arrivato
dai tour operator stranieri, che all’Italia chiedono di migliorare l’efficienza dei mezzi di trasporto e di calmierarne i prezzi.