«Altro che elezioni, pensate ai conti degli italiani»

11/04/2005

    domenica 10 aprile 2005

      LE RICETTE ANTI-CRISI

        «Altro che elezioni, pensate ai conti degli italiani»

          Confcommercio scuote il governo. La Confindustria: abbassate l’Irap. Scettica la Cisl: poi chi paga la sanità?

            ROMA «Non è questione di elezioni anticipate. Il mondo della politica deve capire che, oggi come oggi, le famiglie italiane, le imprese, ma soprattutto i giovani, hanno bisogno di una serie di risposte che ancora non riescono ad avere». La critica, all’indomani del voto regionale, viene dal presidente della Confcommercio Sergio Billè, a Lecco in occasione del secondo Forum nazionale dei Giovani imprenditori. Secondo Billè «sarebbe opportuno se non indispensabile, che la coalizione di governo facesse ogni sforzo per “sintonizzarsi” sulla lunghezza d’onda su cui ogni giorno, da ormai parecchio tempo, le famiglie e le imprese discutono, vale a dire dei soldi che non ci sono, del potere d’acquisto che si indebolisce, della competitività in crisi». Ma che dovrebbe fare il governo per “sintonizzarsi”? Innanzitutto, dice Billè, «se non ci sono i soldi per fare fronte alle promesse che sono state fatte, lo si dica apertamente e forse molta gente arriverà, sia pure dopo qualche mal di pancia, a farsene una ragione». Dopo di che, continua il presidente della Confcommercio, è indispensabile fare alcune scelte: ridurre la spesa per i dipendenti pubblici; investire sul comparto industriale; individuare un modello di sviluppo per il paese; sciogliere i nodi che stringono «l’area servizi e del turismo».

            Al Forum di Lecco la Confcommercio ha presentato un sondaggio condotto fra i giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni. I quali, per il 70%, dichiarano di avere poca fiducia «nel governo e nella classe politica». In generale, il 62% dei giovani dichiara di avere nessuna o poca fiducia nel futuro dell’economia italiana, anche se poi in maggioranza (69%) si confessano ottimisti sulle prospettive della loro personale situazione economica e ancora di più (76%) sull’andamento delle aziende.

            Anche la Confindustria sembra avere sempre meno fiducia nelle scelte del governo. Il direttore generale dell’associazione degli industriali, Maurizio Beretta, esorta a porre subito «l’economia e l’impresa al centro dei programmi, delle scelte e delle cose da fare, perché questa è la sfida che abbiamo di fronte. Tutto conferma quello che Confindustria dice da tempo: abbiamo un problema serio di competitività del nostro sistema e su questo abbiamo richiamato fortemente l’attenzione».

            E il decreto sulla competitività emanato recentemente dal governo? È una prima risposta, cui però deve seguire «una seconda risposta. Speriamo che arrivi dal tavolo sul costo del lavoro, che si è appena aperto con il ministro del Welfare Roberto Maroni». Per esempio l’Irap, che gli industriali vorrebbero vedere al più presto ridotta: «Da parte nostra dice Beretta resta una richiesta forte di riduzione, anzi di un taglio significativo dell’Irap, che è un’imposta perversa».

              Viceversa, il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta si mostra abbastanza preoccupato per l’ipotesi di alleggerire l’imposta che grava sulle aziende: «Se si modifica l’Irap bisogna dire dove si prendono i soldi per la sanità, perché io non sono per ridurre le prestazioni sanitarie».
              Anche l’ex ministro Pierluigi Bersani, uno dei dirigenti dei Ds più ascoltato dagli industriali, esprime le sue perplessità: «Abbiamo sempre sostenuto che lo sforzo fiscale andava fatto in direzione del cuneo fiscale e del carico IIrap-lavoro. Il problema però è ce non ci sono soldi né per l’una né per l’altra cosa, a meno di non prenderli da un’altra parte. Ci dicano dove sono questi dodici miliardi o, se non ci sono, dove vanno a prenderli».