Altri 26 mila hanno perso il posto

06/10/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
235, pag. 6 del 4/10/2003
di Bruno Mastragostino


Secondo l’Istat, è solo il settore industriale a ridurre gli organici. Cresce invece quello dei servizi.

Altri 26 mila hanno perso il posto

Anche a giugno la grande impresa ha continuato a licenziare

Continua a scendere l’occupazione nella grande impresa, ma è soltanto il settore industriale a perdere ancora addetti. Al contrario, il terziario da diversi mesi sta recuperando, grazie in particolare al forte incremento di occupati nel commercio (+7,3%). A giugno, secondo l’Istat, l’indice degli occupati nelle grandi imprese (500 e più addetti) è sceso a 96,1 (base 2000=100), determinando una diminuzione annua dell’1,3%, che equivale a una flessione di 26 mila occupati su un totale di poco più di 2 milioni di lavoratori del settore. Nella media dei primi sette mesi dell’anno, invece, l’indice mostra una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2002, mentre su base mensile la variazione calcolata con l’indice destagionalizzato fa registrare un calo dello 0,1%. L’indice relativo al solo settore industriale, prosegue l’istituto di statistica, in luglio si è fissato a 91,3 con una diminuzione tendenziale del 3,4% e mensile dello 0,4%, mentre l’indice dei servizi è pari a 99,7 con una variazione di +0,2% su base annua e mensile nulla.

Insomma, l’andamento dell’occupazione nella grande industria è un evidente riflesso della fase negativa della produzione; la dinamica negativa del dato tendenziale nell’ultimo mese appare infatti peggiorata e il livello raggiunto è il più alto dell’anno. Altra musica quella che arriva dai servizi, dove l’occupazione sta lentamente riconquistando i livelli migliori. In quest’area, infatti, perdono addetti solo trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (-2,2%) e intermediazione monetaria e finanziaria (-2%). Il commercio e riparazione di beni di consumo, al contrario, migliora del 7,3%. Vanno bene anche gli alberghi e ristoranti (+4,2%) e le altre attività professionali e imprenditoriali (+2,8%). Nella grande industria sono soltanto tre i settori in crescita: le altre industrie manifatturiere (+9,6%), le costruzioni (+1,9%) e i minerali non metalliferi (+0,6%), mentre gli altri settori sono tutti in rosso e le cadute peggiori sono state registrate nell’industria alimentare e tabacco (-8%) e nella produzione di energia elettrica, gas e acqua (-4,9%).

Sempre a luglio, l’Istat ha rilevato nella grande industria un aumento delle ore lavorate (+0,6% su base annua) e una contemporanea stabilità del ricorso allo straordinario, che infatti è rimasto al 4,3% sul totale delle ore lavorate. Anche nei servizi sono diminuite le ore lavorate (-1,2%), ma si è leggermente ridotto il ricorso allo straordinario (da 5,4 a 5,3%). La cassa integrazione è cresciuta sia nei servizi (+0,6 ore ogni mille lavorate) sia nell’industria (+4,1 ore ogni mille lavorate).

Le retribuzioni, con riferimento alla media per ora lavorata, a luglio sono aumentate in misura maggiore nell’industria (+4,9% tendenziale) e minore nei servizi (+4,1%), mentre il costo del lavoro ha mostrato un andamento inverso, più veloce nei servizi (+4,6%) e meno nell’industria (+4,4%). I dati settoriali, infine, mostrano incrementi salariali notevoli nell’energia elettrica, gas e acqua (+23,5% dovuto a incentivi all’esodo) e nei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (+11,1% per arretrati).