Altolà di sindacati e imprese «Questa manovra non ci piace»

28/07/2004


            mercoledì 28 luglio 2004

            Pagina 4 – Economia
            Altolà di sindacati e imprese "Questa manovra non ci piace"
            Berlusconi: no alla patrimoniale, tasse giù in due anni
            Epifani: stangata da 24 miliardi Confindustria: Sud dimenticato Costi: 605 euro a famiglia
            Oggi nuovo round con enti locali e parti sociali. Dpef presentato a Ciampi. Domani il varo


            ROBERTO PETRINI

            ROMA – Documento di programmazione economica alle battute finali mentre resta ancora aperta la strada delle misure da prendere per abbattere il deficit pubblico nel 2004 per 24 miliardi di euro. Il ministro dell´Economia Siniscalco ieri ha presentato, come prevede la prassi, le linee del Dpef al presidente della Repubblica Ciampi. Oggi a Palazzo Chigi si terrà il secondo round con sindacati, Confindustria e enti locali. Tutti e tre i soggetti attendono risposte dal governo: in particolare i sindacati vogliono sapere il tasso d´inflazione programmata (si parla di 1,5-1,8 per cento) e garanzie sullo Stato sociale; gli enti locali temono nuovi tagli. «Si annuncia una manovra molto pesante destinata ad aggravare gli investimenti per lo sviluppo e le condizioni dei cittadini», ha detto da Boston il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Anche la Confindustria è critica: «Così com´è non ci piace, è stato dimenticato il Sud», ha detto ieri il vicepresidente Artioli.

            Domani il consiglio dei ministri dovrebbe varare definitivamente il Dpef, con un mese circa di ritardo rispetto alla tabella istituzionale e in Parlamento, Camera e Senato, tutto è pronto per una approvazione lampo nei giorni 2 e 3 agosto. Anche se il capogruppo dei Ds Violante ieri ha avvertito: «Per l´esame vogliamo utilizzare tutto il tempo previsto dal regolamento».
            Il Dpef si limiterà ad esporre gli obiettivi di finanza pubblica che ormai sono stati chiariti: il deficit dovrà rientrare dal 4,4 tendenziale al 2,7 programmatico e per questo sarà necessaria una manovra di 24 miliardi di euro, di cui 17 strutturali e 7 con misure una tantum. Se poi si vorranno diminuire le tasse serviranno altri 6-7 miliardi e non più 12: dopo l´annuncio di Siniscalco ieri lo stesso Berlusconi ha detto che le tasse saranno ridotte «in due anni».

            Berlusconi è anche intervenuto sulla norma della manovra -bis (sulla quale pendono 100 emendamenti in Parlamento) che alza l´imposta sostitutiva sui mutui dallo 0,25 al 2 per cento. Due gli errori che nei giorni scorsi hanno fatto discutere: la sovrastima del gettito e la scarsa chiarezza della norma che ha portato alcune banche nei giorni scorsi a predisporre l´esazione della tassa anche sui prestiti alle imprese e su quelli personali. «E´ un errore che ripareremo quanto prima, c´è sfuggito di mano per la fretta», ha ammesso ieri Berlusconi.


            Sul tavolo di Siniscalco ci sono almeno due opzioni. L´una è quella circolata negli ultimi due giorni, piuttosto pesante sul piano sociale: aumento dei ticket da 4 a 8 euro, blocco delle finestre pensionistiche nel 2005, aumento dei canoni demaniali oltre ai soliti tagli alle agevolazioni delle imprese. Questa manovra – hanno calcolato le associazioni dei consumatori – costerebbe 605 euro a famiglia.


            Ma si lavora anche ad altre misure: non viene abbandonata l´idea di un aumento generalizzato degli estimi catastali; si parla di una tassa sui fondi immobiliari privati e sulle plusvalenze realizzate negli ultimi anni; nel piatto anche l´idea di una tassa patrimoniale sugli immobili. «Una patrimoniale leggera sulle grandi ricchezze sarebbe più giusta di tanti provvedimenti ai quali si sta pensando», ha detto ieri Epifani. Ma ieri sera lo stesso Berlusconi ha «escluso nella maniera più assoluta che il governo stia pensando ad una patrimoniale».


            Più concreta si fa l´idea di una riapertura di tutti i condoni anche ai redditi del 2003 e di una riapertura del concordato preventivo con sconti maggiori per chi aderisce. Resta molto forte l´idea di un aumento delle tasse sulle rendite finanziarie che potrebbe portare dai 3 agli 8 miliardi di euro. Concreta anche la possibilità di indirizzare le risorse del Tfr «inoptate» dai lavoratori all´Inps riducendo il deficit dell´istituto. Non è escluso che la partita degli enti locali si chiuda restituendo ai Comuni e alle Regioni la possibilità di aumentare le addizionali Irpef rimaste congelate negli ultimi due anni. Il quadro definitivo si vedrà nella Finanziaria, aperta ad emendamenti del governo in qualsiasi momento. A meno che non emerga la tentazione di sfondare gli argini e non rispettare il tetto imposto dall´Europa.