Altolà di D’Amato sul Tfr Cofferati al governo: rottura grave

29/11/2001


GIOVEDÌ, 29 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 37 – Economia
 
Maroni ribadisce il no alla richiesta di ritirare l’art. 18 dalla delega. Fini:si parla con tutti, poi si decide
 
Altolà di D’Amato sul Tfr Cofferati al governo: rottura grave
 
 
 
In Germania Schroeder dice no alla flessibilità: "Cancella le tutele contro i licenziamenti"
Bruxelles: l’età pensionabile effettiva deve essere elevata a 65 anni
 
VITTORIA SIVO

ROMA — Ancora distanti governo e sindacati. All’indomani delle due ore di scioperi articolati decise da Cgil, Cisl e Uil per il 57 dicembre, si coglie da più parti un gran lavorìo diplomatico. Settori del governo (An), ma anche dell’opposizione (Margherita), nonché aree del mondo delle imprese (Fiat) e del sindacato (Cisl) mettono l’accento sulla necessità che il confronto resti aperto, magari escogitando soluzioni diverse da quelle che hanno condotto all’attuale muro contro muro, stante la scelta dei sindacati di accantonare per ora lo sciopero generale. Ma la Cgil rimane sulle sue posizioni: «le modifiche del governo all’articolo 18 — ha detto Sergio Cofferati — producono una rottura grave dei diritti dei lavoratori».
La partita in gioco è doppia perché la posta non riguarda solo il controverso art.18 dello Statuto dei lavoratori e l’insieme delle misure sul mercato del lavoro, ma anche la riforma delle pensioni. Su questo fronte il dialogo governosindacati era approdato già due settimane fa ad una quasiintesa su cinque principali capitoli, ma negli incontri di approfondimento la prossima settimana sono prevedibili nuove difficoltà, in primo luogo sull’utilizzo del Tfr.
La ricetta del ministro del Lavoro Maroni per scoraggiare i pensionamenti anticipati, fatta solo di incentivi a restare al lavoro, ancorchè criticata dalla Confindustria, sembra assai lontana dalla strada maestra che l’Ue indica a tutti i paesi europei: aumentare l’età pensionabile effettiva a 65 anni. Lo dice un rapporto della Commissione che ha calcolato l’impatto positivo che tale incremento avrebbe sia sulla spesa pensionistica in rapporto al Prodotto interno lordo (nel 2050 sarebbe il 13,4% del Pil, contro il 17,6% in assenza di interventi), sia sull’importo dei contributi (20,5% dei salari, anziché 27% a regole invariate).
A conferma di un confronto ancora tutto in salita ieri Antonio D’Amato presidente della Confindustria ha tenuto a chiarire che «le imprese italiane non sono assolutamente disposte a mettere in campo il Tfr se non di fronte ad una vera riforma delle pensioni e del mercato del lavoro», per evitare uno scontro generazionale, per rendere il paese più competitivo ed abbattere un costo del lavoro che «oggi in Italia è gravato da un carico fiscale e contributivo doppio rispetto agli altri». Quanto al mercato del lavoro, la riforma dell’art.18 prospettata dal governo è solo «un timido passo avanti», mentre l’ipotesi caldeggiata da Maroni, cara alla Cisl e ad An, sul cosiddetto azionariato dei lavoratori è respinta dal leader degli industriali: «Robe che si facevano in Germania 30 anni fa». Del resto, per motivi opposti anche la Uil respinge la proposta Maroni perché troppo blanda.
Difficoltà che il ministro del Welfare sdrammatizza: «Non c’è alcuna rottura, il dialogo continua» e le due ore di assemblee con i lavoratori previste dai sindacati durante lo sciopero vanno benissimo «se le proposte del governo sull’art.18 verranno spiegate correttamente». Inaccettabile, comunque, la richiesta sindacale di ritirare l’art.18 dal ddl delega. Il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini difende energicamente la proposta del governo sull’art.18 e puntualizza che «dialogheremo con tutti, ma alla fine saremo liberi di decidere da soli».
Anche in Germania la flessibilità del lavoro è tema di scontro: il cancelliere Schroeder ha bocciato le richieste di maggiore elasticità avanzata dall’opposizione.