Altolà di Cofferati sulle pensioni

15/06/2001

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Altolà di Cofferati sulle pensioni
"Tagli nel Dpef? Sarà scontro. I Ds poco attenti al lavoro"
Il leader della Cgil al congresso Cisl lancia un avvertimento a Berlusconi e rilancia l’unità sindacale nel nome del riformismo

VITTORIA SIVO


Roma – Confessa che la lettera di Berlusconi ai sindacati non gli ha dato «forti emozioni», dichiara che parole come «coesione sociale» e «dialogo», ripetutamente usate dal premier, sono diventate «parole malate», quindi ne diffida. E poi c’è il precedente del ‘94… «e sappiamo com’è andata». Sergio Cofferati sceglie l’arma del sarcasmo per rispondere al messaggio che il giorno avanti il presidente del Consiglio aveva inviato al congresso della Cisl. Proprio dalla tribuna del congresso cislino, del quale è l’ospite più atteso della giornata, il segretario generale della Cgil chiarisce che per giudicare Berlusconi non bisognerà aspettare molto: il primo banco di prova è il Dpef che verrà presentato entro fine mese e «se nel Documento di programmazione economicofinanziaria il governo fisserà tagli alle pensioni – che chiameranno con pudore «risparmi» – la coesione sociale si dissolverà» e le parole del premier «esploderanno come bolle di sapone».
Nessuna ostilità preconcetta, assicura Cofferati, ma l’esperienza del primo governo Belusconi, che pure nel ‘94 esordì indicando la concertazione come la sua «stella polare», «consiglia prudenza e nervi saldi» e soprattutto di «non dare deleghe a nessuno». La Cgil aspetta al varco il governo anche su altri fronti: «Vedremo se si metteranno in campo politiche in grado di rispondere alle esigenze dei lavoratori e delle fasce più deboli, vedremo se i vantaggi fiscali andranno alle imprese che innovano oppure se andranno indiscriminatamente a tutte, come vuole la Confindustria».
Ad ascoltare il discorso di Cofferati c’è una platea attentissima e più volte dagli oltre mille delegati si levano applausi. Anche perché il leader della Cgil è attento a toccare i punti sui quali anche il leader della Cisl Savino Pezzotta (pensioni, fisco) ha posto al governo degli altolà, mentre evita gli argomenti che dividono le due Confederazioni.
E poi dichiara di avere apprezzato i toni della relazione di Pezzotta in apertura del congresso (una bella differenza rispetto al perenne conflitto che per anni ha opposto Cofferati a D’Antoni) e rilancia l’ipotesi di unità sindacale (anche qui sorprendendo l’uditorio) in nome della «profonda idea del riformismo che accomuna le tre Confederazioni: la Cgil del riformismo marxista, la Cisl di matrice cattolica, la Uil laica e socialista». Il percorso unitario non sarà facile, «ma dobbiamo affrontare questo compito impegnativo con testardaggine e volontà».
Sul popolo cislino hanno fatto colpo anche le critiche esplicite che Cofferati ha rivolto al suo partito, i Ds, per la «disattenzione» sui problemi del lavoro. «Ci sono organizzazioni, forze, che propongono l’impresa come punto di riferimento della politica; è possibile che dall’altra parte non ci sia come contraltare il lavoro nelle sue articolazioni, con il suo valore?».

Anche dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, il discorso al congresso della Cisl ha toccato il tema dell’unità sindacale. Ma la sua proposta per «evitare l’alternativa tra paralisi e separazione» è di partire da regole chiare e soprattutto di dialogare su questioni di attualità. «Cgil, Cisl e Uil non discutono più, ma parlano attraverso i giornali. Si è fatta per esempio una segreteria unitaria sul problema del lavoro sommerso? E’ difficile mettersi d’accordo se non si parla».
Quanto ai rapporti con il nuovo governo, Angeletti pensa che la vera sfida per rendere competitiva l’Italia è sulla qualità e che il sindacato aspetta il confronto su fisco e occupazione, perché «vuole posti di lavoro non precari e ben pagati». E nel Dpef non si deve parlare i tagli alle pensioni «altrimenti cominciamo male».
Oggi, prima della relazione conclusiva di Pezzotta (la cui riconferma alla guida della Cisl è scontata) interverrà al congresso il neoministro del Lavoro Roberto Maroni.